Smartphone & Tablet

Android P: cosa cambia sul nuovo sistema operativo di Google

Quello in arrivo dopo l’autunno potrebbe essere il principale aggiornamento dell’OS da anni, con un obiettivo: farci usare meno lo smartphone

android p

Antonino Caffo

-

Durante le giornate dedicate alla Google I/O 2018, conferenza che attira migliaia di sviluppatori da tutto il mondo, abbiamo scoperto le principali novità di Android P. Il prossimo sistema operativo per smartphone e tablet verrà rilasciato ufficialmente dopo l’autunno ma già adesso si può scaricare in versione anteprima per alcuni dispositivi.

Si tratta di una notizia importante visto che sinora le Developer Preview erano state appannaggio dei soli terminali Nexus e Pixel, peraltro non così diffusi in Europa come lo sono negli Stati Uniti. Android P invece è supportato, nella prima fase di test, dai soliti Pixel e Pixel 2 ma anche OnePlus, Sony, Nokia, Xiaomi, Oppo ed Essential, questi ultimi due assenti dal mercato nostrano.

Tante persone potranno mettere le mani su quello che si pone come il più grande aggiornamento di Android da anni, non solo a livello grafico e di interfaccia. Scopriamo allora cosa cambia e le funzioni che più ci hanno sorpreso.

L’interfaccia come l’iPhone X

Per una volta, la prima forse, è Android ad accodarsi alle rivoluzioni grafiche introdotte da Apple e non viceversa. Il riferimento è all’arrivo di una barra inferiore che sostituisce i classici tre pulsanti Home, Back e Menu. Al posto di questi una sola linea centrale affiancata da un comando rapido per tornare all’azione/app precedente.

La gestione del Back e Menu avviene tramite un trascinamento della linea a destra o sinistra. In questo modo, si aprono le applicazioni in esecuzione, quelle recenti oppure il drawler con tutti i software installati. Un ripensamento del genere sarà particolarmente comodo su quei cellulari full screen, proprio come l’iPhone X, ovvero la stragrande maggioranza degli esemplari che vedremo nel corso dei prossimi mesi, notch compreso.

Azioni e scorciatoie

Nella logica di semplificare alcune operazioni, App Actions e Slices mirano a dare suggerimenti e scorciatoie più dirette e contestuali agli utenti. Di fatto, App Actions rappresenta una serie di strumenti software con cui gli sviluppatori possono integrare nei loro lavori per mostrare finestre, box o qualsiasi altro tipo di avviso istantaneo a seconda di ciò che accade nel sistema. Se agganciamo un paio di auricolari, ad esempio, Spotify potrebbe mettere in riproduzione automatico la playlist preferita o l’applicazione Telefono elencare tutti gli aggiornamenti che riguardano un contatto durante o dopo una chiamata

Le Slices invece sono porzioni di app che vengono assemblato un po’ alla maniera di Google Now: un solo posto dove accedere a dati e informazioni contestuali, partendo da una semplice casella di ricerca. Digitando Acireale verranno fuori le informazioni Wikipedia, le offerte degli alberghi nelle vicinanze, foto, video e tanto altro non come se fossero elementi presi dal web ma proprio pezzi di app con cui interagire singolarmente.

Google Maps e la realtà aumentata

Un aggiornamento molto utile e che non dovrebbe tardare ad arrivare è quello che interessa l’app di navigazione della casa. Sul Maps del futuro basterà puntare la fotocamera durante la visuale in stile Street View (ma in tempo reale, non immagini di catalogo) per camminare tra le strade della città ottenendo indicazioni visive e testuali che si sovrappongo al mondo reale. Mirando verso il nome di una strada e avendo già impostato una destinazione, otterremo frecce e suggerimenti live animati e molto futuristici.

android p logo


Usare meno il telefono

In pochi ne hanno parlato ma in cima alla barra dei collegamenti veloci, Android P farà debuttare un nuovo menu in cui sono racchiuse tutte le metriche statistiche di uso di un’app. Tutto molto simile a quanto avviene già oggi nel menu della batteria, dove c’è scritto quanto ha consumato un software in termini di ore e minuti di utilizzo, quindi di impatto sull’autonomia.

La differenza è che qui l’obiettivo è portare le persone a passare meno tempo chini sullo schermo. In che modo? Creando avvisi personalizzati che indicano se si è superati il quantitativo suggerito di ore su una certa app, che si tratti di Facebook o di un videogame, invitando a distogliersi e guardarsi intorno, almeno più di quanto facciamo adesso.

Migliorare l’autonomia

Con l’aumentare degli smartphone dotati di Intelligenza Artificiale, anche Android integrerà, di default, delle funzioni pronte a sfruttare pienamente l’AI. Il riferimento va a contesti come la Batteria adattiva, che promette di imparare a gestire meglio le app preferite, e quelle meno frequenti, installate sul telefono. Non lo sappiamo ma molte, anche se aperte una volta alla settimana, consumano comunque un po’ di tacche in background, inviando e ricevendo dati. Ecco, con la Batteria adattiva questo non succederà più, per silenziare davvero quei programmi che vogliamo lasciare sul dispositivo, anche senza controllarli così spesso.

I telefoni del 2019

All’interno di Android P possiamo anche trovare indicazioni su come saranno gli smartphone in uscita nel 2019. Lo spunto arriva da un paio di elementi. Il primo è il supporto nativo al notch, la famosa tacca introdotta dall’iPhone X. Il neonato sistema è stato pensato per adattare già di suo lo stile di icone e notifiche superiori per non finire nel mezzo del vuoto creato dalle corna del notch, che anche su Android si sta imponendo come trend di design (dal P20 Pro a OnePlus 6).

Il secondo riguarda ancora le novità hardware che molti produttori adotteranno nei mesi a seguire. Parliamo della possibilità di gestire con le app fotografiche già installate, due o più sensori fotografici, così da permettere anche agli sviluppatori di integrare tale opportunità nei loro progetti.

Tre o più fotocamere

Questo vuol dire che un cellulare con tre fotocamere, come il P20 Pro di Huawei, presto potrà ospitare applicazioni di terze parti capaci di beneficiare della tecnologia per scopi diversi da quelli originali, magari in campo videoludico, di realtà aumentata o mixata. Aspettiamoci dunque una valanga di dispositivi che montano più di una dual-cam, opzione che pare già superata.

Per saperne di più:

© Riproduzione Riservata

Commenti