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Perché gli Usa vogliono far allontanare Google da Huawei

Il 20 giugno un gruppo di senatori e rappresentanti ha inviato una lettera a Sundar Pichai, capo di Big G, chiedendo di ridurre i legami con la cinese

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Antonino Caffo

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Che il governo degli Stati Uniti ce l’abbia con Huawei è chiaro. Negli ultimi mesi Donald Trump ha stretto la morsa intorno al collo della compagnia che sta scalando le classifiche mondiali in quanto a vendita e successo dei suoi smartphone.

Il passo successivo verso questa vera e propria guerra politico-commerciale tra Usa e Cina è arrivato con una lettera a firma di due senatori e tre rappresentanti, nella quale si chiede a Sundar Pichai, amministratore delegato di Google, di ridurre i legami dell’azienda con il gigante di Shenzen.

Cosa dicono

La sintesi della lettera, disponibile in forma originale qui, è che la partnership strategica tra Google e Huawei pone a serio rischio l’incolumità degli americani, e non solo. Il richiamo è alla ben conosciuta storia del telefonino Mate 10 Pro, che secondo Fbi, Cia e Nsa, è uno strumento con cui Pechino spia gli utenti in giro per il mondo, non solo consumatori semplici ma anche quelli professionali, come dipendenti di aziende e politici. Finora non vi è alcuna prova di simili affermazioni ma la lotta all’americanizzazione dell’hi-tech (che ha previsto pure un ban a Kaspersky) prosegue.

I passaggi fondamentali

“Da quando il Comitato Permanente sull’Intelligence della Camera ha cominciato a investigare sulle attività del governo cinese, gli ufficiali americani sono giunti alla conclusione di un certo rapporto tra Huawei e Pechino. Durante un’udienza dello scorso febbraio, i capi dei sei agenzia di sicurezza Usa hanno messo in guardia i cittadini circa i prodotti e i servizi a marchio Huawei. Le paure sono fondate: report recenti indicano che un ex ufficiale dell’intelligence nostrana era stato assunto come spia cinese e utilizzava strumentazioni Huawei per il suo lavoro di monitoraggio”.

Cosa c’entra Google

Si va bene, ma il ruolo di Google in tutto questo qual è? Ancora la lettera: “Chiediamo a Sundai Pichar di riconsiderare la partnership con Huawei, in modo particolare da quando la compagnia ha rifiutato di rinnovare la collaborazione chiave con il Dipartimento della Difesa per il Project Maven. Siamo alquanto preoccupati che le operazioni di Google siano più volte a supportare il Partito Comunista che l’esercito statunitense”.

Insomma come è chiaro, la questione è molto più di interesse politico che realmente tecnica. Anzi, la lettera a firma dei senatori Tom Cotton e Marco Rubio e dei membri del Congresso K. Michael Conaway, Liz Cheney e Dutch Ruppersberger sa molto di ripicca per il diniego di Big G a fornire la sua tecnologia di algoritmi e machine learning per i progetti militari.

Dubbio crescente…

Il pressing su Google è aumentato, da parte del governo, dopo gli ultimi scandali che hanno coinvolto Facebook, accusato di aver permesso ad alcuni partner, tra cui proprio Huawei, di accedere ai dati degli iscritti. La convinzione è che non solo il principale social network al mondo ma anche altri, tra cui Twitter e Google, abbiano lavorato al fianco delle compagnie per giungere a obiettivi strategici comuni, di vendita, adozione e ampliamento del market share (ovvero introiti e fatturato).

…ma infondato

Come detto, non vi è alcuna evidenza di quanto afferma Washington. Per lo più, l’unico rapporto esistente ad oggi tra Huawei e Google è quello che concerne l’utilizzo, da parte della prima, de codice di base di Android, personalizzato e adattato ai terminali messi in vendita. Che poi effettivamente i laboratori cinesi si siano inventati qualche metodo per piazzare applicazioni o tool di spia negli smartphone, beh, non è un problema di Big G, sinceramente. Di certo questa storia sta avendo un effetto positivo per Trump, rafforzando repubblicani e democratici su un fronte, quello della sicurezza nazionale, sempre molto sentito.

La risposta di Google

Intanto Google non ha perso tempo nel ribattere alla suddetta lettera, seppur con poche e succinte righe: “Non vediamo l'ora di rispondere alle domande poste. Come molte aziende statunitensi, abbiamo accordi con dozzine di produttori in tutto il mondo, tra cui Huawei. Non forniamo un accesso speciale ai dati degli iscritti a Google come parte di questi accordi, che prevedono sempre una dovuta protezione della privacy e di ogni altro aspetto di sicurezza che interessa gli utenti”.

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