Sicurezza

Perché gli Stati Uniti non credono al 5G di Huawei

Washington avverte gli australiani di diffidare delle reti che porteranno nel paese internet ultra veloce. Con lo spettro dello spionaggio

5G smart city

Antonino Caffo

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Prima gli smartphone, ora le infrastrutture di rete. La multinazionale cinese Huawei si fonda su due business differenti: la realizzazione di cellulari (e software per telefonia) e la costruzione di  network di connettività. Le due divisioni non rispondono alle stesse gerarchie ma fanno parte di un unico brand, quello dalla grande H appunto.

Gli Stati Uniti sembrano avercela con entrambi, visto che dopo aver invitato gli operatori telefonici USA (principalmente AT&T e Verizon) a eliminare dai propri cataloghi il Mate 10 Pro, si rivolgono adesso ai paesi che beneficeranno delle antenne di Shenzen per accogliere il nuovo standard 5G.

Cosa succede

In particolar modo, FBI e CIA hanno contattato il primo ministro australiano Malcom Turbull per comunicare le varie preoccupazioni circa gli accordi che Canberra avrebbe preso con Huawei nell’ottica di veicolare il 5G nelle città principali a inizio 2019. Il problema per i federali è questo: durante la sua opera di messa a punto, la compagnia potrebbe piazzare a bordo delle strutture piccoli trasmettitori e aggeggi volti a spiare il traffico vocale e digitale dei cittadini, a scopo di spionaggio e sabotaggio.

Siamo alle solite

A quanto ne sappiamo, nulla di tutto ciò si basa su prove ufficiali, così come non ha fondamento la pretesa si escludere un ottimo terminale, come il Mate 10 Pro, dai listini delle telco a stelle e strisce perché rappresenterebbe una minaccia alla privacy degli utenti. Le mosse di Washington sembrano poggiarsi su altro, come l’ostruzionismo portato avanti da Trump verso le aziende estere, scaturito pure nel ban dei software di Kaspersky Lab agli uffici pubblici.

Cosa dicono le agenzie

Questo è l’assunto portato avanti dalla NSA e dal Consiglio di sicurezza nazionale: “Huawei è legata al governo cinese. Se permettiamo che costruisca e gestisca la rete 5G le daremmo nelle mani qualunque cosa connessa a internet”. Come sappiamo, la promessa del 5G è proprio questa: semplificare all’accesso al web allargando il supporto alle ampiezza di banda, veicolando un network più veloce ma anche intelligente, capace cioè di accettare pacchetti di dati complessi, che vanno dalle informazioni ottenute da orologi e braccialetti smart alle webcam casalinghe, tramite un canale interoperabile e in grado di dialogare con oggetti di varia natura.

Il rischio della rete unica

In poche parole, se oggi usiamo app differenti per comandare il termostato, le videocamere di sorveglianza, il condizionatore, lo smartwatch e tanti altri prodotti hi-tech, con il 5G un solo protocollo potrebbe ridurre la complessità, facilitando la gestione dei diversi dispositivi connessi.

Un vantaggio in termini di efficienza e usabilità ma anche un rischio per la privacy, qualora i cybercriminali riuscissero a interporsi nei bit di trasmissione. E proprio su tale punto gli USA dibattono: cosa accadrebbe se la Cina si ritrovasse a manipolare il flusso di informazioni in ingresso e in uscita da un paese, l’Australia, che fa parte della coalizione dei Five Eyes?

Gli alleati nel mirino

Un panorama che spaventa parecchio la Casa Bianca, perché vorrebbe dire mettere in pericolo strategie e accordi unilaterali, molti dei quali presi proprio a scopo difensivo nei confronti della Cina. Gli States hanno anche un ulteriore motivo per diffidare di Huawei. Nel 2012 una cordata cinese, guidata dal governo di Pechino, dedicava 200 milioni di dollari alla costruzione della sede in Etiopia del palazzo dell’Unione africana.

A distanza di cinque anni, alcuni esperti di sicurezza hanno scoperto che dalla fondazione al 2017, le informazioni salvate su molti computer degli organi ospitati nel palazzo finivano, dopo ogni mezzanotte, su server cinesi, dritto a Shangai. E guarda un po’, le infrastrutture di rete in Etiopia (come in gran parte dell’Africa) sono sorte grazie alla volontà di due pesi massimi del settore: Huawei e ZTE.

Percorso verso il futuro

Intanto il gigante rosso prosegue nella sua corsa. Anzi, proprio in Australia sta per avviare una collaborazione importante con Vodafone e Austar, per lanciare servizi 5G nel paese entro il 2019. Qualche mese fa inoltre, era entrata a far parte del 5G Working Group dell’Australian Department of Communications, un organo dedicato allo studio delle opportunità aperte dal nuovo standard su ampia scala, senza incontrare alcuna opposizione al suo ingresso.

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