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Perché l’accordo tra Huawei e gli operatori USA è saltato

Il Senato avrebbe spinto AT&T e Verizon ad abbandonare il piano di inserire il Mate 10 nei loro cataloghi per paura di uno spionaggio cinese

Il 9 gennaio, direttamente dal CES di Las Vegas, AT&T avrebbe dato la grande notizia: il primo operatore statunitense ad offrire gli smartphone Huawei ai suoi clienti. Un accordo che è saltato sul più bello, costringendo il colosso cinese a cambiare strada e ripensare la strategia di vendita negli USA.

Cosa è successo

Perché AT&T ha cambiato idea? Non si hanno notizie ufficiali ma pare che l’operatore sia capitolato dietro le forti pressioni del Senato, che già a dicembre si era mosso per vietare la vendita diretta dei dispositivi della multinazionale di Shenzen. Sia ben chiaro: i negozi negli Staes ospitano già, da un paio di anni, i telefonini con il marchio cinese, ma inserirli nel catalogo delle compagnie che offrono piani voce e dati, come i nostri TIM, Vodafone, H3G/Wind e tutti gli altri, ne avrebbe aumentato certamente la diffusione, grazie agli interessanti contratti stipulati con i clienti.

Cosa si contesta a Huawei

Il mese scorso, come riporta il sito The Information, il Senato degli Stati Uniti aveva inviato alla Federal Communication Commission (FCC), l’agenzia che ha il controllo delle comunicazioni nel paese (tv, radio, telefoniche, web), una lettera in cui sollevava alcuni dubbi circa l’arrivo degli smartphone Huawei negli USA tramite gli operatori, perché considerati una seria minaccia di sicurezza. Ecco cosa scrive il portale:

L'accordo è saltato dopo che i membri dell’Intelligenze del Senato e della Camera hanno scritto alla FCC definendo preoccupante la notizia della partnership tra Huawei e un'importante compagnia di telecomunicazioni. La lettera del 20 dicembre cita un rapporto sui presunti legami tra la ditta, il partito comunista e i servizi di sicurezza cinesi. Tutto questo non fa altro che rafforzare i dubbi circa lo spionaggio di Huawei”.

Mate 10 al centro della bufera

Al centro dell’inghippo c’è il Mate 10, lanciato in Italia a novembre nella declinazione Pro. Intorno al dispositivo c’è ancora un grande interesse, perché rappresenta il primo dotato di neural processing unit, ovvero un’area dedicata all’Intelligenza Artificiale e ad attività di calcolo avanzate. Con un modello del genere in portafoglio, AT&T avrebbe attirato molti più utenti, decisi a sfruttare gli abbonamenti invece che sborsare centinaia di dollari (899 per la precisione) in una sola volta. Adesso questa resta l’unica possibilità, insieme alla rateizzazione presso gli esercenti tradizionali, le catene hi-tech e i negozietti specializzati.

Il problema è il Kirin 970

Stando alle informazioni dei media, il vero problema sarebbe il Kirin 970, processore che alimenta il Mate 10. Si tratta di un hardware realizzato nei laboratori interni di Huawei e non da aziende fornitrici terze, come accade per i vari chip di Qualcomm, ARM e Intel (che pure hanno i loro problemi di sicurezza). Anche Apple e Samsung producono da sole i loro processori (A11 ed Exynos) ma probabilmente con una maggiore apertura ai controlli internazionali. Eppure la FCC, il 16 ottobre del 2017, aveva approvato sia il Mate 10 che il Mate 10 Pro. Qual è il problema allora?

Dissidi politici…

È innegabile che il veto verso prodotti che arrivano da paesi non propriamente amici sia aumentato con l’arrivo di Trump a Washington. Mai prima del tycoon il governo aveva esplicitamente vietato agli uffici dislocati sul territorio di utilizzare un determinato software. È quanto successo con gli antivirus di Kaspersky Lab, società russa considerata fin troppo vicina agli affari di Mosca e a eventuali programmi di spionaggio ai danni dei server statunitensi.

…ed economici

Inutile girarci attorno, la linea di Trump è chiara: promuovere la produzione interna a discapito dell’importazione. Alla decisione nei confronti di Kaspersky molti concorrenti autoctoni hanno gioito, così da spartirsi la grossa fetta di fornitura agli enti federali. Una simile conseguenza avverrà tra breve, quanto anche gli altri operatori stanziati negli USA escluderanno gli smartphone Huawei dai rispettivi cataloghi.

Azienda in ascesa

Non è un caso se nel 2017 la stessa Huawei aveva sorpassato l'americanissima Apple come secondo principale produttore di telefonini al mondo, puntando alla leadership di Samsung. Sono queste le multinazionali che più beneficeranno del dietrofront di AT&T, la prima ma di certo non l’ultima a intraprendere il clamoroso dietrofront.

Anche Verizon ci ripensa

Come scrive Android Police, simili pressioni ricevute dal primo carrier americano sarebbero state fatte anche a Verizon, altro nome grosso nel panorama delle telco a stelle e strisce. Pare infatti che l’operatore volesse già inserire il Mate 10 nel portafoglio in anteprima al lancio ma si era vista costretta a rimandare la disponibilità al tardo autunno. Lo smartphone marchiato con la grande V non si è mai palesato e a questo punto è difficile pensare che arriverà mai.

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