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Il ruolo dei troll nella guerra in Siria

Il Pentagono ha aumentato gli sforzi per contrastare la disinformazione russa sul web, esplosa dopo il raid contro Assad

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Antonino Caffo

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Qualche ora dopo il raid di Usa, Francia e Regno Unito contro i centri nevralgici chimico-bellici siriani, il Pentagono ha rilevato un aumento del 2.000% delle bufale online pro-Assad.

I troll coinvolti, cioè i produttori di false notizie, sarebbero quelli al servizio di Putin, chiusi nella Internet Research Agency di San Pietroburgo. Questi gli esecutori della campagna di propaganda basata totalmente su fake news, da diffondere a macchia d’olio su Facebook, Twitter, Reddit e gli altri social in giro per il mondo, come VKontakte in Russia e Weibo in Cina.

Le tesi delle bufale

Gli argomenti? Affermare la falsità delle foto dei bambini agonizzanti dopo i gas lanciati da Assad a Douma (quindi una fake news per smentire ciò che considerano una fake news); confermare la volontà di colpire i civili con il raid missilistico annunciato da Trump il 14 aprile e, in generale, condividere presunte prove del castello messo in piedi dall’Occidente per giustificare l’attacco in Siria.

L’evidenza dei fatti

Ad annunciare l’aumento degli sforzi per contrastare la propaganda di Mosca è stata Dana White, portavoce del Pentagono, che ha spiegato come la campagna di disinformazione è partita presto e andrà avanti ancora per molto. Nonostante White non abbia specificato da quali fonti o analisi derivi quel 2.000% comunicato ai media, il risultato a cui è giunto il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti potrebbe essere dipeso dalle ricerche dell’Alliance for Securing Democracy, un organo fondato nel luglio 2017 con lo scopo di contrastare le attività della Russia volte a minare le istituzioni democratiche negli Usa e in Europa.

Il gruppo, per monitorare internet e social network, usa la piattaforma Hamilton 68 che, nel caso specifico post-raid, pare aver individuato un filone narrativo unico per fornire verità alternative circa la responsabilità di Assad nell’attacco chimico. L’evidenza è in sette dei primi dieci indirizzi web tenuti sott’occhio dall’Alliance for Securing Democracy, che già da sabato hanno cominciato a sostenere la tesi russa sui dubbi dell’attribuzione all’esercito di Damasco per l’offensiva con i gas. “Un tentativo disperato di cambiare le carte in tavola, che non riuscirà” — ha detto Nikki Haley, Ambasciatore americano alle Nazioni Unite.

L’infografica del misfatto

Il 14 aprile, a pochissimo dall’impatto dei primi missili sul suolo siriano, l’ambasciata russa in Canada ha postato su Twitter un’infografica che, a suo modo, può essere considerata la copertina della nuova disinformazione cibernetica a supporto di Assad. Eccola qui sotto.

Il testo recita 71 #missili su 103 lanciati da USA / Regno Unito / Francia sono stati intercettati dalle difese aeree della # Siria. Una risposta che è una vera umiliazione per la "coalizione" occidentale e una lezione allo sfrontato agitatore americano. Mosca ha contribuito a rinforzare i sistemi di difesa siriani attraverso Pantsir S-1, uno scudo simile all’Iron Dome di Israele, utile a eliminare i razzi a media velocità spediti da Gaza.

Esaltarne le presunte capacità di intercettazione non è solo motivo di orgoglio per i sovietici ma anche una questione di marketing e pubblicità. Confermare la veridicità della supposizione non è semplice ma non possiamo che concordare con quanto commentato da un utente sotto il post dell’ambasciata: la prima vittima della guerra è sempre la verità.

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