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Russiagate, i social network usati per creare caos negli Stati Uniti

Facebook, Twitter e falsi account sarebbero stati strumenti per fomentare divisioni razziali e religiose. Ecco le strategie adottate

Indagini federali e inchieste giornalistiche stanno aggiungendo una nuova pagina al Russiagate: nell'ipotetica interferenza della Russia nella campagna elettorale presidenziale statunitense del 2016, che avrebbe facilitato la vittoria di Donald Trump, avrebbero avuto un ruolo importante anche i social network. Sarebbero stati usati per creare caos e divisioni tra gli americani. 

Non a caso le commissioni Intelligence della Camera e del Senato Usa hanno invitato i rappresentanti di Facebook, Twitter e Alphabet a comparire per un'udienza pubblica il 1° novembre, nell'ambito dell'inchiesta sul Russiagate. 

L'obiettivo, come ha spiegato la commissione, è "capire meglio come la Russia abbia usato strumenti e piattaforme online per seminare divisioni e influenzare le nostre elezioni".

Come la Russia avrebbe usato Facebook

Robert Mueller, il procuratore speciale per il Russiagate, ritiene centrali nell'inchiesta gli sforzi della Russia di influenzare gli elettori americani attraverso social media come Facebook.

Proprio il colosso di Mark Zuckerberg ha ammesso di aver venduto spazi pubblicitari politici a una società russa durante il voto del 2016. Ha fatto sapere che 470 account falsi gestiti probabilmente dalla Russia hanno speso circa 100mila dollari per oltre 3mila annunci politici negli ultimi due anni.

Facebook ha già consegnato le informazioni su questi account e sugli annunci a Mueller e farà altrettanto con il Congresso, che porta avanti un'indagine sul Russiagate parallela a quella del procuratore.

Come la Russia avrebbe usato Twitter

Anche Twitter avrebbe avuto il suo peso nel Russiagate. Secondo il New York Times, nell'ambito delle interferenze sul voto si sarebbe fatto largo uso di Twitter con un'attività di "disturbo" che prosegue tuttora: alcuni account, sospettati di essere legati alla Russia, alimenterebbero deliberatamente il furore scaturito dalla protesta della lega di Football americano Nfl.

Dopo il gesto dei giocatori Nfl, che come moto contro Trump si sono inginocchiati durante l'inno nazionale, il presidente degl Stati Uniti ha avuto una reazione bollente. Una rete di account Twitter, ritenuti vicini alla Russia, ha partecipato alla discussione sul social network con hashtag su entrambe le posizioni, come #boycottnfl ma anche #standforouranthem e #takeaknee. 

Le strategie usate dai russi

Le trame nascoste del Russiagate prenderebbero sempre più forma. Secondo il sito di informazione statunitense The Daily Beast, gli "uomini neri" del Cremlino hanno rubato l'identità dell'organizzazione "United Muslims of America" (Musulmani Uniti d'America), usando poi la pagina alias per comprare annunci destinati a un pubblico musulmano per promuovere raduni politici e diffondere disinformazione.

L'ordine del giorno degli hacker russi sarebbe stato usare identità e account falsi, imitando o copiando identità e account personali. Avrebbero anche usato le identità reali di studiosi per diffondere ricerche e opinioni false.

Secondo il Washington Post, gli annunci russi su Facebook hanno toccato anche gli attivisti della comunità afroamerica Black Lives Matter e le divisioni razziali e religiose. Il quotidiano Politico rincara la dose: alcuni annunci su Facebook finanziati dai russi avrebbero appoggiato, durante le elezioni, la candidata del Partito Verde Jill Stein, il senatore democratico Bernie Sanders e il presidente Trump.


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