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Facebook svela gli amici che condividono le fake news

Rilasciato un aggiornamento della piattaforma che permette di individuare le fonti delle notizie e i contatti che hanno contribuito a diffonderle

facebook fake news

Antonino Caffo

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Facebook ha annunciato un’importante novità nell’ottica di combattere le fake news. Negli Stati Uniti (e presto in ogni parte del mondo) è stato rilasciato un aggiornamento della piattaforma che restituisce informazioni aggiuntive sulle notizie condivise tra le bacheche.

Come funziona

Ogni volta che un contatto posta o diffonde una news presa altrove, vedremo al fianco di questa una “i”, che sta per informazioni. Cliccando sopra verranno fuori degli elementi ulteriori che aiutano a comprendere da dove arriva il testo, l’autorità della fonte, gli articoli correlati e alcuni dettagli demografici interessanti. Tra questi le zone del mondo dove la storia ha riscosso maggior successo social e gli amici della rete che hanno contribuito a renderla così famosa. Nel video sotto una demo della nuova funzione.

A cosa serve

L’aggiornamento, testato per la prima volta lo scorso anno, ha un obiettivo su tutti: mettere in risalto la sorgente stessa della notizia, per dare un senso immediato di quanto possa essere considerata reale o meno. Facciamo un esempio: se cliccassimo sulla “i” e la fonte visualizzata ci da il nome di un sito web italiano conosciuto allora potremmo stare abbastanza tranquilli; se invece la testata ci è nuova e probabilmente attiva solo per riprendere avvenimenti strani acchiappaclick ci faremmo subito qualche domanda in più circa la veridicità della news. Detto questo, qualsiasi giornalista può prendere un abbaglio, dunque un portale autorevole non fa primavera, ma la percentuale di vero/falso penderà maggiormente da uno dei due lati, al solo logo mostrato.

Il rovescio della medaglia

D’accordo, si tratta di uno strumento per dare alle persone maggiore trasparenza sulle condivisioni ma c’è un però. In un periodo di forti critiche su come Facebook ha gestito la complicata vicenda di Cambridge Analytica rendere più semplice capire quali amici hanno diffuso le bufale, forse per mancanza di tempo nella verifica o semplice goliardia, non è il modo migliore per ricostruire un rapporto fiduciario con gli iscritti.

C'è da lavorare

Il panorama delle fake news è molto complicato e non possiamo negare che Facebook ce la stia mettendo tutta per cercare di trovare una quadra che accontenti tutti, senza limitare nessuno. Sotto un certo punto di vista, il social continua a non voler oscurare i post ospitati tra le sue pagine (ma elimina gli account, oltre 270 di recente legati alla Internet Research Agency), anche se si tratta di bufale.

Il motivo è principalmente tecnico (il lavoro sarebbe manuale e difficilmente delegabile agli algoritmi automatici) ma il dubbio è sempre lo stesso: in termini economici e di generazione del traffico, anche le fake news contribuiscono ad accrescere gli accessi, a restare inchiodati fissi sulla piattaforma; in poche parole, ad accrescere il valore monetario di Facebook. Rinunciare a questo è difficile, ed è il lato oscuro della creatura di Zuckerberg.

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