In un momento nel quale i produttori tecnologici fanno a gara a chi è più intelligente, Huawei prova a dare una dimostrazione meno evanescente - diciamo pure più concreta - di cosa è possibile fare già oggi con un prodotto dal QI fuori dalla media.

Lo fa manco a dirlo con un smartphone, il nuovo Mate 10 Pro, un oggetto che rappresenta il primo frutto maturo di un progetto ad ampio respiro che ha come focus i cosiddetti chipset neurali (NPU). L’obiettivo, per dirla senza troppi paroloni, è far lavorare il telefono con modalità simili a quelle di un cervello umano; non siamo ancora al telefonino pensante, ma è comunque il primo tentativo dichiarato di superare i limiti degli attuali sistemi computazionali, per quanto evoluti essi siano.

Una scheggia nel riconoscimento delle immagini

Un dato ci fa capire meglio in che modo questa iniezione di neuroni al silicio potrebbe tornarci utile: il nuovo Mate 10 - rivela Huawei - è in grado di riconoscere un’immagine a una velocità 50 volte superiore rispetto alla media dei processori standard. Significa poter distinguere oltre 2.000 immagini al minuto, chiarisce Richard Yu, CEO della società, citando a confronto i valori più modesti fatti registrare dalla concorrenza: l’iPhone 7 Plus si ferma a circa 480 foto, il Galaxy S8 a meno di 100.

Sono numeri che potrebbero sembrare un po’ fini a se stessi, ma che in realtà nascondono un vantaggio reale, tangibile: la possibilità di demandare all’intelligenza artificiale tutta una serie di azioni che fino ad oggi abbiamo condotto in maniera manuale. È la fotocamera, ad esempio, a distinguere cosa c’è dentro un’inquadratura - se un soggetto in primo piano, piuttosto che un tramonto o un animale domestico - aggiustando di conseguenza i parametri fondamentali, come messa a fuoco, colore, bilanciamento del bianco.

A tutto schermo

Questo è solo l'inizio, assicurano i responsabili di Shenzen. Che sono pronti a scommettere sull'interesse che le opportunità offerte dai nuovi processori neurali sapranno suscitare negli sviluppatori di applicazioni.  

Nel frattempo vale comunque la pena analizzare tutte le altre risorse che Huawei ha concentrato all'interno del dispositivo per provare a fare la differenza, soprattutto nella fascia alta di mercato.

Il display, ad esempio, scremato quasi per intero da cornici e spazi morti per offrire ancora più spazio “calpestabile”: rispetto al precedente Mate 9, la diagonale passa da 5,5 pollici a 6 pollici di diagonale, ma senza che ciò si traduca in un aumento degli ingombri.

A migliorare è anche la parte audio, che si giova ora del supporto ai formati in alta risoluzione (384 Khz e 32 bit), e la compatibilità multi-SIM: chi ha un doppio numero potrà inserire due schede 4G nel telefono, oppure una scheda 4G e l'altra a banda più stretta (2G e 3G).

Huawei Mate 10

– Credits: Roberto Catania

Dietro ci sono due fotocamere Leica

Rinnovato, in parte, anche il comparto fotografico: l’ormai collaudata doppia fotocamera sviluppata in collaborazione con Leica è qui affiancata da un doppio processore di immagine e da un nuovo sistema di messa a fuoco ibrido che combina i vantaggi del rilevamento di fase con quello a contrasto.

I test sul campo ci diranno se e come tutto ciò si traduce in un miglioramento nella qualità delle foto e dei video, per il momento ci limitiamo alle dichiarazioni del produttore, che promette una riduzione del micromosso e del rumore, soprattutto in condizioni di scarsa luminosità.Oppure l

Huawei Mate 10

– Credits: Roberto Catania

Più potente, anche nella ricarica

L’innesto del già citato processore Kirin 970, qui coadiuvato da ben 6 GB di RAM, si ripercuote in positivo anche sulla potenza bruta del dispositivo. Stando a quanto dichiarato da Huawei, la velocità di elaborazione e quella della grafica crescono del 20%, addirittura del 50% il passo in avanti in termini di efficienza energetica.

A migliorare è anche la qualità della banda mobile, grazie al supporto alle reti veloci fino 1,2 Gbps in download, la capacità della batteria (4.000 mAh) e la velocità di ricarica della stessa: grazie al nuovo SuperCharge da 4.5V bastano 30 minuti per riportare al 58% un Mate 10 Pro completamente scarico.

Huawei Mate 10

– Credits: Roberto Catania

Android 8.0 è di serie

Il Huawei Mate 10 Pro è anche il primo dispositivo Huawei a integrare Android 8.0 (Oreo) nativamente. Alle tante risorse precaricate offerte dal nuovo sistema operativo di Google, si aggiungono quelle personali portate in dote dal produttore grazie all’immancabile interfaccia EMUI, giunta alla sua ottava edizione.

Fra queste vale la pena sottolineare il cosiddetto floating dock - per gestire le principali funzioni di navigazione (home, indietro, applicazioni aperte) senza ricorrere ai tradizionali tasti Android - e la nuova funzione smart split screen per suddividere lo schermo in due porzioni senza bisogno di entrare nei meandri delle impostazioni.

Huawei Mate 10

– Credits: Roberto Catania

Con un cavo diventa PC

Inedita è anche l’opzione easy talk, che amplifica automaticamente il volume della voce in tutte quelle situazioni - ad esempio durante una riunione - nelle quali si è costretti a rispondere sottovoce, e soprattutto il nuovo sistema easy projection, espediente smart e tutto sommato pratico per portare i contenuti del telefono su un monitor per computer.

Il vantaggio rispetto al DeX di Samsung e ai vari sistemi analoghi che trasformano lo smartphone in un simulacro del PC sta qui nel collegamento che non prevede l'uso docking station (è sufficiente un apposito cavetto opzionale) nonché la possibilità di escludere le notifiche del telefono quando si lavora in modalità desktop.

Huawei Mate 10

– Credits: Roberto Catania

Prezzi e disponibilità

Il nuovo Huawei Mate 10 Pro arriverà in Italia a partire da metà a novembre nella sola versione da 128 GB di memoria e 6 GB di RAM a un prezzo di 849 euro.

Oltre al telefono in formato standard ci sarà spazio per un modello più esclusivo e costoso (1.395 euro il cartellino) sviluppato in collaborazione con Porsche Design che si contraddistingiue per la caratteristica finitura ceramica della cover posteriore.

Huawei Mate 10

– Credits: Roberto Catania

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