A cosa serve l’intelligenza artificiale su un telefono? Se lo stanno chiedendo un po’ tutti, soprattutto chi - come noi - ha avuto l’opportunità di assistere alla presentazione di Kirin  970, il primo chipset a reti neurali (NPU) di Huawei, una sorta di cervello in miniatura da impiantare sugli smartphone di prossima generazione.

Il dubbio è lecito, vista la qualifica già piuttosto pretenziosa dell’attuale progenie di cellulari - li chiamano non a caso smartphone, "telefonini intelligenti" per chi non mastica l’inglese. Ci si chiede: è davvero possibile alzare il QI di oggetti che ormai fanno di tutto e di più?

La prima (provvisoria) risposta l’abbiamo cercata sul campo, utilizzando per oltre un mese il Mate 10 Pro, che poi è il primo smartphone creato da Huawei intorno al suddetto processore intelligente. Un oggetto che, come abbiamo già commentato in fase di lancio, ha l’obiettivo a dir poco ambizioso di superare tutti i più evidenti limiti dei cellulari moderni (pur intelligenti che siano), “ragionando” - è il caso di dire - con modalità simili a quelle del cervello umano.

Esagerazione o realtà? In questa recensione vi raccontiamo la nostra esperienza sul campo.

Huawei Mate 10 Pro: design

Il Mate 10 Pro raccoglie l’eredità stilistica del suo predecessore (il Mate 9 Pro) e del successivo P10, ma con alcuni sostanziali novità. La più evidente è rappresentata dalla riduzione delle cornici, o meglio dalla scelta di privilegiare lo spazio per lo schermo rispetto a quello destinato allo chassis. Il  dato relativo al cosiddetto screen-to-body ratio, valore che definisce la porzione della superficie frontale occupata dalla schermo rispetto al totale è sintomatico: 81,6%. C'è chi fa meglio, è vero, ma per Huawei è comunque un record.

La riduzione delle cornici ha permesso a Huawei di allargare il display, che raggiunge ora i 6 pollici di diagonale. Non pochi, tenuto conto che stiamo pur sempre di un dispositivo racchiuso in un corpo che è più piccolo (e più leggero) di quello di un normale 5,5 pollici.

Impeccabili i materiali - alluminio lungo il frame e vetro per la parte frontale e per la cover posteriore - e le scelte sui dettagli costruttivi: la protezione IP67, ma anche il disegno dei bordi, dei tagli e degli sbalzi denotano una grande cura in tutte le fasi del processo produttivo. Piccola nota di merito per la cover protettiva già inclusa nella confezione: un accessorio che fa ormai parte delle "coccole" offerte di serie da Huawei sui suoi prodotti di fascia alta.

Nel complesso, almeno sul piano estetico, siamo di fronte a un oggetto che vale tutti gli 849 euro richiesti dal cartellino.

Huawei Mate 10

– Credits: Roberto Catania

Huawei Mate 10 Pro: display e hardware

La riduzione delle cornici ha permesso a Huawei di allargare il display, che raggiunge ora i 6 pollici di diagonale. Non pochi, tenuto conto che stiamo pur sempre parlando di un dispositivo racchiuso in un corpo che è più piccolo (e più leggero) di quello di un normale 5,5 pollici.

La matrice è organica, nella fattispecie un pannello Oled 18:9 da 2160 x 1080 pixel che si fa notare per l’ottima luminosità e i colori davvero accesi. Forse troppo (ma si può comunque intervenire sulla saturazione).

Il resto della dotazione è di ottimo livello: detto già del processore neurale (ma ci torneremo ancora più avanti parlando delle funzionalità “intelligenti” della fotocamera), vale la pena segnalare l’efficace sensore di impronte digitali, situato sul retro, la presenza di un modem LTE da 1.2 Gbps in download (utile più in prospettiva futura, vista l’assenza - al momento - di reti telefoniche così spinte), e le ottime cuffie in dotazione, già provviste di convertitore digitale analogico.

A voler essere pignoli si potrebbe rimarcare l’assenza di un jack audio da 3.5 (anche Huawei, dopo Apple, ha gettato la spugna, puntando sul connettore unico) e quella di un ingresso per le schede di memoria aggiuntive: un sacrificio necessario, ci spiegano i responsabili Huawei, per lasciare campo libero a una seconda SIM card (che per inciso può essere 4G come quella principale).

Huawei Mate 10

– Credits: Roberto Catania

Huawei Mate 10 Pro: il software

La freschezza del progetto tecnico del Mate 10 Pro è evidente anche dalla dotazione software del telefono. Che si presenta con l’ultimissima versione di Android (la 8.0, Oreo) e con l’immancabile interfaccia proprietaria EMUI (anche questa in versione 8.0).

Per trasformare lo smartphone in un simulacro del PC è sufficiente in pratica un normale cavo USB Type-C/HDMI, disponibile in commercio a pochi euro.

Le novità migliori sono però da cercare fra le pieghe, in tutte quelle funzioni inedite che permettono al nuovo supertelefono di Shenzhen di offrire qualcosa in più rispetto alla concorrenza. Due, in particolare, le risorse che vale la pena segnalare: la presenza di Microsoft Translator come soluzione integrata per le traduzioni istantanee - è sufficiente parlare o fotografare un testo in lingua straniera per avere la traduzione in tempo reale - e la funzionalità Proiezione, che consente di dirottare tutto il contenuto del telefono, applicazioni comprese, su un monitor più ampio, ad esempio quello di un computer. L’espediente funziona e ha il vantaggio, rispetto ad altri sistemi analoghi, di essere indipendente dall'utilizzo di una docking station. Per trasformare lo smartphone in un simulacro del PC è sufficiente in pratica un normale cavo USB Type-C/HDMI, disponibile in commercio a pochi euro.

Huawei Mate 10 Pro sample foto (16)

Huawei Mate 10 Pro: fotocamera

Come il suo predecessore - e come gli ultimi due modelli della P Series (P9 e P10) - anche il Mate 10 Pro affida le sue sorti fotografiche a un doppio obiettivo posteriore realizzato in collaborazione con Leica. Il principio è noto: con unico scatto il telefono realizza due fotografie, una a colori e l’altra (più dettagliata) in bianco e nero, e le fonde in un’unica immagine, migliore - questo almeno è la promessa - rispetto a quella che si avrebbe con un unico obiettivo tradizionale.

La differenza rispetto al passato sta qui nella migliore elaborazione delle immagini: il processore neurale consente alla fotocamera del Mate 10 di riconoscere cosa c’è all’interno della scena - che sia un ritratto, un paesaggio, un vassoio di tartine, piuttosto che un animale domestico - aggiustando di conseguenza i parametri fondamentali, come messa a fuoco, colore, bilanciamento del bianco.

 

I risultati dei nostri scatti di prova sono confortanti. Nonostante l'intervento (a nostro avviso troppo invasivo) della riduzione del rumore in condizioni di scarsa luminosità, il Mate 10 Pro ci ha permesso di portare a casa scatti di ottima fattura, sia a colori che in bianco e nero. Il miglioramento è netto soprattutto sui ritratti e sugli scatti ravvicinati: il "bokeh" del Mate 10 Pro ci è parso decisamente più credibile di quello sfornato dagli ultimi smartphone della casa.

Huawei Mate 10 Pro sample foto

– Credits: Roberto Catania

L’impressione, al di là di tutto, è che il merito sia da ascrivere ai sensori impiegati e alle nuove e luminosissime ottiche Summilux-H f/1.6, più che all’impiego dell'intelligenza artificiale. L’NPU sarà pure utile per distinguere un piatto di sushi da un animale domestico, ma sul piano concreto si tratta di un beneficio ancora un po' evanescente.

L’NPU sarà pure utile per distinguere un piatto di sushi da un animale domestico, ma sul piano concreto si tratta di un beneficio ancora un po' evanescente.

Anche perché, bisogna dirlo, in certe occasioni il Mate 10 è tutt'altro che intelligente. Ci si chiede ad esempio come mai Huawei non abbia previsto un intervento automatico dell'HDR (per compensare le differenze fra aree sovraesposte o sottoesposte bisogna selezionare un'apposita modalità dal menu delle impostazioni predefinite), o perché l'AI non ci aiuti a cercare (e trovare) le foto salvate nel rullino. A parte i riferimenti geografici, di fatto, nessuna ricerca testuale - abbiamo provato con diverse chiavi, come "cibo", "fiori", "statua", "paesaggio" - sortisce l'effetto sperato.

Huawei Mate 10 Pro: la batteria

Il Mate 10 Pro integra una batteria (non rimovibile) da 4.000 mAh, che si traduce - in concreto - in un’autonomia che sfiora il giorno e mezzo di piena operatività, anche senza ricorrere alle funzionalità di extra risparmio energetico.

La ricarica wireless non è supportata, ma in compenso c'è uno dei migliori sistemi di ricarica rapida che si sia visto finora nel mondo Android: con l’alimentatore da 4.5 ampere (già incluso nella confezione) siamo riusciti a ricaricare quasi metà "serbatoio" in soli 40 minuti.

Conclusioni

L’intelligenza artificiale può attendere, il Mate 10 Pro è soprattutto un ottimo smartphone. Che sa accontentare un po' tutti: chi vuole un bel prodotto (design e materiali centrati), chi pensa al lavoro (velocità, connettività e batteria sono allo stato dell'arte), chi ama fare foto e video, e chi - infine - sta cercando un telefonino top di gamma a un prezzo comunque inferiore ai 1000 euro.

La voce di Huawei nella fascia alta di mercato, laddove fino a qualche anno fa era corsa a due fra Apple e Samsung, sta cominciando a farsi sentire.

Il tentativo di Huawei di incrementare il QI del telefono non va biasimato, anzi. Ma l'impressione è che il 99% degli utenti non si accorgerà dei benefit recati in dote dal nuovo chipset neurale. Si tratta, insomma, di un primo passo, che però ha ancora bisogno di maturare, magari facendo leva su applicazioni create su misura. Nel frattempo Huawei ha comunque di che sorridere. La sua voce nella fascia alta di mercato, laddove fino a qualche anno fa era corsa a due fra Apple e Samsung, sta cominciando a farsi sentire. E, visti gli sfracelli fatti nel segmento entry level, qualcuno - lassù - farebbe bene a preoccuparsi.

Per saperne di più

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti