HTC Exodus, a cosa serve un telefono blockchain

Arriverà a settembre il telefonino che protegge chat, finanze e le altre identità digitali. Ma costerà come un iPhone X

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– Credits: iStock/a-image

Antonino Caffo

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Lo scorso maggio HTC aveva annunciato il progetto Exodus, primo tentativo di costruire uno smartphone basato sulla blockchain. Adesso la compagnia di Taiwan, a cui si deve il successo dei visori di realtà virtuale Vive, conferma l’iniziativa, che vedrà un lancio sul mercato entro settembre.

Come sarà fatto

In realtà si conosce ben poco di HTC Exodus, se non qualche disegno tecnico, che ne mostra le fattezze posteriori, e illazioni alquanto ovvie quando si parla di telefonini moderni. A bordo ci sarà una versione personalizzata di Android, un processore Qualcomm di ultima generazione e un reparto multimediale in linea con la classe media del mercato.

Niente dual-cam o sensore delle impronte sotto lo schermo, per intenderci, ma probabilmente qualcosa di comparabile al Secure Enclave dell’iPhone, un’area fisicamente separata dalla memoria interna, dove conservare i contenuti più sensibili e applicazioni alternative per prevenire le violazioni da parte di hacker e le infezioni da virus.

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Responsabile crittografia

Ad aumentare l’interesse intorno al dispositivo è Phil Chen, che in HTC si occupa di crittografia: “La gente ha cominciato a rendersi conto di quanto valgano le loro identità digitali. Per questo abbiamo pensato a un telefono che potesse supportarli nelle loro esigenze quotidiane, proteggendoli concretamente. Lanceremo Exodus entro la fine del terzo trimestre dell’anno (quindi settembre ndr.) Con un prezzo simile a un altro smartphone blockchain, il Finney, che costerà circa 1.000 dollari”. In pratica come un iPhone X.

Block che?

La blockchain non è una tecnologia ma un nuovo modo di organizzare le attività legate a internet. Blockchain non è il Bitcoin, moneta con cui è stata spesso confusa, visto che la valuta digitale più famosa si basa sulla blockchain per funzionare. Allora cos’è esattamente la catena di blocchi?

La blockchain è un metodo per gestire in maniera decentralizzata le informazioni di un certo servizio. Lo fa senza applicare tecnologie futuristiche o innovative ma semplicemente creando una serie di nodi che, semplificando, si passano i dati da una parte all’altra; ad esempio un messaggio di chat da un mittente a un destinatario.

Nessun server accessibile

Se l’utilizzo di un software classico prevede una comunicazione intermediata da un server, cioè uno spazio dove transitano i dati prima di giungere da qualche altra parte (con la possibilità di un’interferenza esterna), le piattaforme costruite intorno al modello della blockchain non hanno una repository centrale.

Gli archivi che conservano i dati sono disponibili solo ai membri della rete e accessibili solo se la maggioranza di questi lo permette. Dunque, per ipotesi, se un hacker volesse rubare le conversazioni di una chat dovrebbe essere validato dal resto della catena e comunque incontrerebbe molti problemi, visto il crescente uso di crittografie end-to-end, che rendono complicato leggere file da dispositivi diversi da quelli registrati per un servizio.

La fiducia

I suddetti nodi, una sorta di vettori di trasporto, sono uno o più utenti che partecipano alle operazioni necessarie all’intera catena, senza però conoscerne alcune specifiche, come l’ammontare dei Bitcoin trasferiti o il contenuto di una conversazione. Proprio in merito ai Bitcoin, la loro imposizione come metodo finanziario sicuro si deve proprio all’assenza di un sistema bancario centrale che non solo incide sui tassi ma è anche responsabile della sicurezza dei clienti.

Un nuovo mondo di app

Data la premessa, bisogna dire che le app che usiamo di più sullo smartphone attualmente, con la blockchain c’entrano ben poco. Le varie WhatsApp e Messenger, mappe e home banking sono legate ancora a un concetto classico di fruizione, che non contempla una gestione decentralizzata dei flussi. Per questo, HTC Exodus userà applicazioni differenti, sconosciute alla massa. Pre-installato avrà un wallet per criptomonete, bitcoin inclusi, un videogame che non memorizza i dati degli iscritti (CryptoKitties) e chat protette, dimensionalmente più piccole di quelle più famose.

Potrà dunque avere successo? Non nell'immediato ma in un futuro più cosciente forse si.

Sulla strada della privacy

Dove vuole arrivare HTC? Difficilmente a competere con Samsung, Apple e Huawei ma la speranza è di raggiungere quante più persone nel corso dei prossimi anni, per sensibilizzare sulla questione privacy e magari convincere produttori e sviluppatori a convertirsi alla blockchain, per il bene di tutti.

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