Roberto Catania

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Col senno di poi possiamo dirlo: il prezzo dell’iPhone X non è un problema. O, perlomeno, non lo è per tutti.

Se è ancora vero quel vecchio detto secondo cui è il mercato - con la sua propensione all’acquisto - a determinare il prezzo di un bene di consumo, allora si può senz’altro dire che Apple abbia centrato al centesimo il cartellino del suo prodotto di punta: 1.189 per un telefono (ma per i modelli più pregiati si arriva a sfiorare i 1.400 euro) sono un cifra ritenuta giusta per svariati milioni di utenti.

Un best seller (anche d'estate)

La conferma arriva dal numero di iPhone venduti nei prime tre mesi del 2018 - oltre 52 milioni di pezzi (+3% rispetto al 2017) - ma soprattutto dal salto in avanti a livello di ricavi: 38 miliardi di dollari, contro i 33 dello scorso anno (+14%). 

Il trend pare destinato a continuare anche nei mesi estivi, quelli nei quali la domanda è più piatta per via dell’attesa dei nuovi modelli (il cui annuncio è previsto a metà settembre): secondo gli analisti di Thomson Reuters, Apple potrebbe chiudere il terzo quarto dell’anno (quello che si chiude a luglio) con 52.3 miliardi di introiti totali, una cifra più modesta rispetto ai 61 miliardi totali del primo quarto dell’anno, ma comunque più elevata rispetto a quella fatta registrare un anno fa di questi tempi (45 miliardi).

Cresce la spesa media

Quasi inutile rimarcare che il motivo di quest’exploit risieda proprio nel peso specifico del nuovo iPhone X e nella sua capacità di ammortizzare le oscillazioni della domanda. Se un anno fa la gente spendeva in media 700 dollari per acquistare un iPhone, fanno notare gli addetti ai lavori, quest’anno, dopo l’uscita dell’iPhone X, la disponibilità all’acquisto si è alzata di altri 100 euro. Ossigeno per le casse di Apple, che - lo ricordiamo - per due terzi sono alimentate proprio dalle vendite dei nuovi Melafonini.

Significa che Apple continuerà ad alzare i prezzi dei nuovi modelli? Può darsi. Di sicuro non ci saranno sconti, almeno per ora. Se c’è una cosa che emerge dagli ultimi risultati finanziari della società di Cupertino è che il prezzo non è la prima discriminante all’acquisto di un nuovo prodotto della Mela morsicata.

In tutte le settimane del mese di Marzo, ha voluto puntualizzare il numero uno di Cupertino, Tim Cook, le persone hanno preferito acquistare un iPhone X piuttosto che qualsiasi altro modello (più economico) di iPhone. Quasi che il prezzo elevato enfatizzasse l'aspetto “aspirazionale” dell’acquisto del prodotto. 

L'alternativa all'iPhone? Arriva dai servizi

Per Tim Cook e soci è certamente una buona notizia, che però ha le sue controindicazioni. Una su tutte: dipendere da un solo prodotto può diventare molto pericoloso in caso di eventuali uscite "flop". È il motivo che ha portato Apple ha privilegiare un modello di innovazione più compassata rispetto a quella portata avanti da Steve Jobs (meglio le evoluzioni che le rivoluzioni) e ad aumentare il numero di nuovi prodotti a catalogo.

Sotto quest'ultimo aspetto è interessante notare come la vera alternativa all’iPhone non arrivi da un altro prodotto fisico, bensì dai servizi, ovvero da tutti quei beni non tangibili - dalle app dell’App store ad iCloud, da Apple Pay ad Apple Music - che vengono acquistati dagli utenti (anche non Apple) per migliorare l’esperienza d’uso.

Il grafico parla chiaro: negli ultimi anni, i servizi Apple hanno raggiunto e superato l’iPad, i Mac e tutti gli altri prodotti della Mela (iPhone escluso) per fatturato generato. Intrendiamoci, Apple non ha nessuna intenzione di mollare l’hardware per il software (come hanno fatto IBM e tanti altri illustri predecessori), ma il trend è ormai segnato. Non c'è contenitore senza contenuto; nell'industria dei telefoni - e più in generale in quella dell'elettronica di consumo - vincerà chi saprà combinare il "pezzo di ferro" con la sua anima scritta in codice.

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