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Ecco le applicazioni che non potremo più scaricare su Android

Dai servizi per minare le criptovalute alle app per l’acquisto di prodotti pericolosi: tutti i contenuti esclusi dalle nuove policy del Play Store

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Roberto Catania

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Google ha dato un colpo di spugna alle policy del Play Store, il popolare bazàr digitale dal quale si scaricano tutte le app per i dispositivi Android. Con questa operazione - che rientra in un programma di interventi di “pulizia” periodica - la grande G ha di fatto chiuso le porte a cinque diverse tipologie di applicazioni fino a ieri erano ammesse al download:

  • App che consentono il mining di criptovalute - Dopo l'epurazione di inizio anno sulle estensioni per browser Chrome, Google cancella anche da Android i servizi per minare criptovalute. Con le nuove policy del Play Store, di fatto, scompaiono tutte quelle applicazioni - è il caso di MinerGate, Crypto Miner e NeoNeonMiner - che permettono o promettono di coniare nuova criptovaluta sfruttando la (poca) capacità computazionale del cellulare.

  • App che permettono (o facilitano) l’acquisto di prodotti pericolosi - Come esplosivi, armi da fuoco, e munizioni. Fra le app vietate anche quelle per l’acquisto di particolari accessori (ad esempio bump stock, grilletti a manovella, dispositivi Drop In Auto Sear, kit di conversione, caricatori o cinture porta-munizioni) e quelle che danno istruzioni per costruire tali prodotti o per trasformarli, come le app che spiegano come trasformare un'arma da fuoco in arma automatica o con capacità di simulazione di colpi automatici.

  • App che presentano rischi per i bambini - Vietate anche le app con contenuti che “sessualizzano” i minori, intendendo con questo termine tutti quei contenuti che attirano i bambini, ma che alla resa dei conti contengono temi per adulti (spesso definiti Elsagate). Se veniamo a conoscenza di contenuti con immagini pedopornografiche, ha voluto inoltre sottolineare Google, li segnaliamo alle autorità competenti ed eliminiamo gli account Google delle persone coinvolte nella distribuzione.

  • App realizzate appositamente per gli annunci - Con le nuove policy vengono rimosse anche le applicazioni il cui scopo principale è pubblicare annunci. È il caso, ad esempio, di tutte quelle app in cui vengono inseriti i cosiddetti "interstitial", vale a dire tutti quegli annunci che si frappongono all’interno di alcune transizioni chiave dell’esperienza utente, dal normale clic agli scorrimenti, fino al caricamento di un livello di gioco.

  • App che cercano di ingannare gli utenti - Le applicazioni, spiega Google, devono contenere comunicazioni precise relative alla loro funzionalità senza ingannare gli utenti. Da qui li’idea di rimuovere gli account degli sviluppatori o le app che commettono furti d'identità a danno di persone o di organizzazioni oppure che travisano o nascondono informazioni sulla propria proprietà o sul proprio scopo principale. Sono inclusi, a titolo esemplificativo, le app che camuffano o nascondono il proprio paese di origine rivolgendosi agli utenti di un altro paese.

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