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Cosa cambia per gli utenti Android dopo la maxi-multa dell'Unione europea a Google

Applicazioni, interfaccia, costi: i possibili impatti per gli utenti del robottino verde dopo la mega-sanzione da 4.3 miliardi comminata dall'Europa

Android phone

Roberto Catania

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La notizia è di quelle che fanno rumore, non solo per l’entità della sanzione, ma anche per le conseguenze che potrebbe generare: Google ha ricevuto una maxi-multa dall’Unione Europea (4.2 miliardi di euro, la cifra più alta di tutti i tempi) per per abuso di posizione dominante relativamente all'impiego del sistema operativo Android.

L’Europa, per dirla in estrema sintesi, ha contestato alla grande G alcune politiche anti-concorrenziali – come l’obbligo di preinstallare il suo browser o il suo motore di ricerca per scarircare le altre app presenti all'interno di Play Store o il blocco dei suoi servizi su versioni modificate di Android – con cui ha di fatto imposto ai produttori di telefoni, e quindi agli utenti, i propri servizi. E - di conseguenza - la propria pubblicità.

La partita, va detto, non è chiusa. Google ha 90 giorni di tempo per mettere fine a queste "condotte illegali". Ma ha soprattutto la possibilità di ricorrere in appello (cosa che farà). Difficile insomma che Google prenda subito provvedimenti. Per il momento si possono solo fare supposizioni circa le modifiche che il gigante californiano andrà ad attuare nel breve e medio periodo per non incorrere in nuove multe (si parla del 5% del fatturato quotidiano per ogni giorno di ulteriore violazione delle regole Ue). In primis quelle che riguardano le applicazioni installate di default sui dispositivi Android.

Ai produttori la libertà di installare Google Search

L'UE ha puntato il dito su tre “comportamenti” in particolare. Il primo riguarda l’obbligo di preinstallare Google Search come sistema di ricerca "preferito" per poter avere anche la licenza d'uso di Play Store, il bazàr delle applicazioni dal quale si scaricano tutte le applicazioni che girano su telefonini Android.

La volontà dell’Europa, è giusto precisarlo, non è quella di introdurre un ballot screen come quello utilizzato a suo tempo nei PC Windows o vietare la vendita di dispositivi con le app di Google già precaricate, ma opporsi a qualsiasi tipo di imposizione calata dall'alto. Samsung, Lg, Huawei – insomma – potranno continuare a equipaggiare i propri dispositivi con Google Search – ma non potranno in nessun modo essere obbligati a farlo.

Per i nuovi utenti (difficile che per i vecchi cambi qualcosa) tutto questo potrebbe tradursi in due scenari differenti. Nel primo non cambierà nulla: i produttori continueranno a preinstallare le app di Google (Search, ma anche Maps, GMail e via dicendo), lasciando che sia eventualmente l’utente a disattivarle e trovare alternative. Nel secondo, più difficile nel breve periodo, si vedranno nuovi dispostivi con browser alternativi, come Opera e Firefox.

Android potrà essere ricucinato (senza controindicazioni) 

Il secondo punto caldo della sentenza dell’UE riguarda la possibilità concessa ai produttori di lanciare telefonini con versioni non ufficiali di Android (le cosiddette versioni “forked”), il tutto senza che questo precluda in alcun modo il funzionamento delle app di Google.

Se Mountain View si piegherà al volere dell’Europa, in pratica, Samsung, Lg, Huawei e tutti gli altri produttori Android, potranno creare prodotti basati su versioni ricucinate del sistema operativo – un po’ come ha fatto Amazon con il suo FireOS – ma senza limitazioni sul piano dei servizi disponibili di default.

L'incognita dei prezzi

C’è in ultimo tutta la questione legata agli incentivi forniti da Google ai produttori che preinstallano le sue applicazioni, a cominciare proprio da Google Search. Tale pratica, ha sancito l’Europa dei 28, è contraria alle leggi sulla libera concorrenza, ma anche in questo caso si tratta di una disposizione che non dovrebbe avere impatti sull'esperienza utente.

Qualche problema in più potrebbe esserci invece a livello di costi. Se finora i produttori hanno pagato le sole licenze dei servizi Google (come Gmail, Google Maps e Google Play Store), con la possibilità però di scontare la spesa in caso di installazione predefinita, da domani queste tipologie di accordo verranno meno, con un possibile incremento dei costi di sviluppo.

La domanda sorge spontanea: quanto di questi costi verranno spalmati sugli utenti? La risposta sembra nascosta tra le righe delle dichiarazioni del numero uno di Android, Sundar Pichai : “Android ha creato più scelta per tutti", ha rivendicato il responsabile, sottolineando come “un ecosistema fiorente, innovazione rapida e prezzi più bassi siano le caratteristiche tipiche di una forte concorrenza”.

C’è il rischio insomma che Google aumenti i prezzi praticati (ai produttori) per bilanciare eventuali perdite dovute ai minori introiti pubblicitari provenienti dalle sue applicazioni. Siamo ancora ai “se” e i “ma”, quel che è certo è che Google si opporrà in tutti i modi e tutte le sedi a una decisione che mina la sua egemonia in ambito mobile. Vista l'attuale base di installato (ad oggi quasi 9 nuovi telefonini su 10 si basano su sistema operativo Android) qualsiasi modifica allo status quo rischia di infatti di tradursi in una riduzione drastica del flusso di cassa.

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