Antonino Caffo

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Anno 2018: c’è ancora spazio per uno smartphone con tastiera? Si e il Key2 ne è la prova. In un’era piena zeppa di dispositivi full touch, infinity display e notch, BlackBerry torna alle sue radici rischiando e, per certi versi, offrendo al mercato un oggetto cool, nonostante tutto.

Partiamo da un presupposto: il neonato della famiglia tradizionale della mora non è un telefono per tutti. Non potete godervi pienamente i video in stile iPhone X, non otterrete gli stessi scatti di un P20 Pro, non c’è il suono Dolby Atmos dei Galaxy, ma gode di una serie di funzionalità in grado di mettere a tacere il resto, almeno per un pubblico consapevole, che sa dove sta mettendo le mani.

Design e primo approccio

Per chi, come me, ha vissuto il passaggio dal tastierino al touch, pigiare su una qwerty e veder comparire il testo sullo schermo è qualcosa di magico e un po’ rétro. L’obiettivo di BlackBerry è stato proprio mettere assieme vecchio e nuovo, elementi classici e contemporanei, per realizzare qualcosa di unico, che migliora il già innovativo KeyOne.

Key2 ha una tastiera estesa (non a comparsa) che si rifà a quella del BlackBerry Bold, mitico lunotto venduto esattamente dieci anni fa. Il concetto di comodità nel digitare è lo stesso, seppur qui i pulsanti occupino uno spazio minore del totale, compressi in un’area ridotta ma non così tanto da rendere lettere e scorciatoie solo un abbellimento poco utile.

Di per sé, lunghezza e spessore sono gli stessi di un top di gamma della concorrenza, mentre il peso è anche minore di un recente melafonino (168 grammi contro i 174 di un X), a vantaggio di trasportabilità e utilizzo. Ovviamente qui il display è più piccolo, con una diagonale da 4,5 pollici e rapporto di 3:2 e una qualità della resa soddisfacente. Qualcosa soffre sotto la luce diretta del sole ma nulla di così penalizzante. La chicca? Il retro in plastica gommata che non richiede una cover aggiuntiva: elegante e funzionale.

L’hardware

A bordo troviamo un processore Qualcomm Snapdragon 660, octa core da 2,2 GHz, a cui è associata una GPU Adreno 512 e 6 GB di Ram. Proprio quest’ultimo elemento è ciò che permette al telefono di comportarsi sempre bene, anche con varie applicazioni aperte, senza incartarsi mai anche nel passaggio da una finestra all’altra, tramite l’ultimo tastino in basso a destra che serve proprio per switchare tra i programmi, previa associazione di una lettera a una certa app (tipo la “F” per Facebook, la “C” per Chrome e così via).

Ha una batteria da 3.500 mAh che, anche per le dimensioni limite dello schermo, arriva a 48 ore di utilizzo e non è uno scherzo.

La CPU sotto la scocca non è paragonabile alle ultime generazioni di Qualcomm ma i confronti hardware, viste le premesse, hanno davvero poco senso per un device che va oltre il giochino in 3D o il controllo delle email. BlackBerry è una filosofia di vita, che va accolta e apprezzata oppure esclusa a priori ma non comparata con terminali con cui ha poco in comune. Per questo, non è nemmeno possibile rispondere a domande quali meglio il Key2 o l’iPhone/Galaxy S9/Huawei P20 Pro perché nel computo totale del giudizio sono troppe le differenze per dare un parere valido e oggettivo.

I punti di forza: tastiera e sicurezza

Focus principale del Key2 non può che essere la tastiera, marchio di fabbrica della casa. Oltre all’inserimento del testo, la nuova versione di BB include diverse migliorie ergonomiche ma pure tecniche. Partiamo da un punto in comune con l’esemplare precedente: nella Home e nelle app supportate, basta passare il dito da una lettera a l’altra per fare swype come se si fosse su una schermata touch, ma anche scivolare in alto e in basso per scorrere pagine web e documenti e toccare due volte uno stesso punto (senza premere davvero il tastino) per un zoom-in e uno zoom-out. Sulla barra spaziatrice vi è inoltre il sensore di riconoscimento delle impronte, comodo ma non fulmineo.

L’integrità del sistema e dunque la protezione di chat, mail, applicazioni e file, vira intorno a DTEK, una piattaforma proprietaria che analizza costantemente il device in cerca di virus e malware, avvertendo in caso di problemi e manomissioni. DTEK non è solo una sorta di antivirus allargato ma un software completo, che aiuta anche a impostare le giuste autorizzazioni per le app che le richiedono, evitando di aprire microfoni e fotocamere a qualunque programma installato dal Play Store.

E non è tutto: un paio di chicche pensate apposta per il Key2 permettono di usare lo smartphone con un occhio alla privacy concreta, cioè durante la quotidianità. Quante volte in un luogo pubblico vi ritrovate tra decine di persone il cui sguardo può cadere sul telefonino di chi è al fianco? Con Privacy Shade, si oscura tutto lo schermo tranne una porzione che è una linea retta, di spessore a scelta, da spostare man mano che si visionano i contenuti. In questo modo, solo gli occhi diretti allo schermo possono visualizzare perfettamente l’area lasciata libera, mentre il resto è sfocato o nero.

Con Locker invece l’utente può inserire in un’area privata, accessibile solo tramite password o impronta, applicazioni, foto, video o audio che non risulteranno nelle rispettive gallerie e dunque resi irraggiungibili da chi si ritrova il telefono tra le mani e non è il proprietario. Password Keeper è un manager per le chiavi segrete che sottostanno ad una sola stringa scelta dal possessore, che apre la cassaforte per tutte le altre, comunque criptate e nascoste ad eventuali violazioni da parte di hacker e criminali.

Il compromesso: fotocamera, multimedialità, giochi

Abbiamo fatto una premessa, più volte ripresa: il Key2 è un oggetto unico nel suo genere, diverso da tutta la pletora di smartphone attualmente in circolazione. Le caratteristiche tecniche sono di un medio-alto gamma per cui la doppia fotocamera da 12 megapixel (frontale da 8 MP) restituisce foto valide, ottime con alte condizioni di luminosità, ma sotto la media in notturna o durante attività in movimento, complice anche un software ridotto all’osso e scarno dal punto di vista delle ottimizzazioni.

Inoltre, il rapporto 3:2 rende ogni scatto quadrato e privo di quell’effetto landscape che è un bel vedere su display allungati. Insomma, volete un telefonino che sia una mini-reflex? Avete sbagliato articolo.

Stesso concetto vale per i videogame più spinti, che soffriranno di eventuali lag e riduzione delle performance. Ciò non vuol dire privarsi di ciò che si trova sul Play Store di Android (si, perché su abbiamo Oreo 8) ma la presenza della tastiera riduce ulteriormente l’area cliccabile per accedere ai comandi virtuali. Dunque, passare delle ore su un FIFA o un Real Racing potrebbe essere noioso oltre che stressante. Meglio un emulatore: i tasti fisici possono essere mappati facilmente come bottoni di un gamepad; e a questo punto l’effetto ‘2000 è completo.

Conclusioni e prezzo

Qual è il pubblico di riferimento del BlackBerry Key2? Sicuramente i professionisti o chi ha da gestire un flusso di email importante e si ritrova a scriverne spesso lontano da un computer. La tastiera virtuale oggi è quasi perfetta ma il touch & feel di una vera è superiore. Ma anche l’utente privato, che semplicemente vuole distinguersi dalla massa troverà nel recente BB un compagno capace di sorprenderlo ogni giorno per quello che sa fare, a patto di non chiedere troppo a comparti evidentemente non all’altezza di nomi più blasonati.

Quanto costa? Un pelino tanto se lo si vuole posizionare nel mezzo degli altri: 649 euro di listino per la versione con 64 GB di memoria interna e 6 GB di Ram. Ma non si può dare un prezzo alla nostalgia.

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