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Cos’è il Flick, la nuova unità di misura inventata da Facebook

Più piccolo di un microsecondo, più grande di un nanosecondo: il nuovo riferimento agevolerà chi lavora sui contenuti audio e video

Tempo

Roberto Catania

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La notizia per il momento interessa a pochi, ma fra qualche anno - forse - ne parleranno tutti. Facebook, o meglio il team che lavora su Oculus, ha creato una nuova unità di misura, il Flick, corrispondente a 1/705.600.000 di secondo. Praticamente poco più di un nanosecondo. 

Si tratta di una convenzione che dovrebbe aiutare tutti i programmatori che lavorano su contenuti audio e video, e in particolare chi fa operazioni legate alla codifica, alla produzione e all’esportazione di audio e video. 

Alla base dell’utilizzo del Flick c'è infatti la necessità di avere un numero divisibile per i principali parametri che definiscono gli standard del mondo digitale: si pensi ai 24 fotogrammi al secondo dei film, ad esempio, oppure ai 120 hertz delle tv, o ai 44.1 KHz delle frequenze di campionamento audio.

Un numero divisibile per i formati digitali

Di norma, questi numeri quando vengono ridotti a frazione danno un risultato decimale, a volte periodico, che per comodità viene tagliato dopo la virgola: così il fotogramma cinematografico, pari a 1/24esimo di secondo, equivalente a 0.0416666666666666, viene approssimato per eccesso a 0.04167 secondi, un numero più facile da ricordare ma impreciso.

Con l’utilizzo del Flick, invece, si potrà arrivare a un risultato intero, senza approssimazione, dunque esatto: un ventiquattresimo di secondo equivarrà così a 29,400,000 Flick, 1/120esimo a 5,880,000 Flick, 1/44,100esimo a 16,000 Flick, e così via.

Una scelta di precisione (e semplicità)

Insomma, sebbene più difficili da ricordare (non fosse altro per la loro lunghezza), i Flick sono più comodi, soprattutto quando vengono combinati fra di loro. "I computer amano i numeri primi",  spiega Devin Coldewey, dalle pagine di TechCrunch, sottolineando la grande semplificazione che questa nuova unitià di misura porterà in dote a tutto il settore dell'editing audiovisivo.

Gli fa eco Matt Hammond, lead research engineer presso BBC Research and Development che evidenzia come "utilizzare numeri non interi possa portare all'accumulo di errori e dunque a imprecisioni che possono essere notate".

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