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Cambridge Analytica ha chiuso tutti i suoi uffici: ecco perché

L'azienda inglese è stata travolta dallo scandalo che ha messo nei guai Facebook. La vendetta di Mark Zuckerberg è stata servita

Facebook Cambridge Analytica

Matteo Politanò

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Cambridge Analytica, l'azienda che ha utilizzato i dati forniti da Facebook per la campagna presidenziale 2016 di Donald Trump, ha comunicato ai suoi dipendenti di aver avviato le procedure per chiudere i suoi uffici e dichiarare bancarotta. Un colpo di scena che è stato annunciato ai dipendenti dopo l'ultima riunione aziendale avvenuta a New York mercoledì 2 maggio.

L'annuncio ai dipendenti

Secondo quanto trapela dalle fonti americane, il CEO Giuliano Wheatland avrebbe ammesso ai dipendenti di essere stato costretto a chiudere. Il New York Times riporta come ad ogni lavoratore sia stato chiesto di abbandonare gli uffici immediatamente, senza chiarimenti su come verranno risarciti in futuro. Nessuno si aspettava un epilogo così pesante, neanche dopo il processo mediatico per gli 87 milioni di dati rubati agli utenti di Facebook. Mark Zuckerberg, dopo aver parlato al Congresso e comunicato la nuova linea del social sulla privacy, è anche riuscito ad affondare l'azienda che con le sue inesattezze ha provocato la più grande crisi di sempre per la rete sociale con sede a Menlo Park.

I motivi della bancarotta

Indagando sul crollo di Cambridge Analytica bisogna prima parlare della società alla quale fa riferimento, la SCL Group, che nel Regno Unito ha problemi di insolvenza e negli Usa sta dichiarando bancarotta. La motivazione del crollo è stata spiegata in una nota societaria che sostiene come "l'assedio mediatico seguito allo scandalo abbia allontanato praticamente tutti i clienti e i fornitori della società. Di conseguenza è risultato impossibile continuare a gestirla ed evitare l'amministrazione controllata".

Le colpe di Cambridge Analytica

Nel 2016 l'azienda aveva assunto un ricercatore per condurre un profilo psicologico dell'elettorato americano. Il ricercatore in questione, Aleksandr Kogan, aveva così creato un'applicazione per un quiz sulla personalità che ha raccolto dati su chiunque l'abbia usato e anche sui suoi amici. Kogan ha poi venduto questi dati a Cambridge Analytica per sviluppare i cosiddetti "profili psicografici" degli elettori americani, informazioni utilizzate per influenzare il voto delle presidenziali Usa.

La guerra con Facebook

Prima che lo scandalo diventasse di dominio pubblico, Facebook aveva già cacciato Cambridge Analytica e SCL Group provocando un enorme danno economico alle due aziende. L'ex CEO di Cambridge Analytica, Alexander Nix, aveva però dichiarato a Channel 4 come i risultati di un'indagine interna non fossero "confermati dai fatti". Nix è stato rimosso a marzo e Cambridge Analytica ha provato ad andare avanti, senza successo. Proprio ieri, l'account Twitter ufficiale dell'azienda ha twittato un articolo dal titolo "La verità dietro alla storia di Facebook". Secondo Business Insider molti dei principali protagonisti della vicenda avrebbero costituito una nuova società nel Regno Unito, chiamata Emerdata, pronti ad aspettare che le acque si siano calmate per tirare fuori anche la "loro" verità.

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