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Vi spiego perché il vostro sonno non vi riposa

Apnee notturne: come riconoscerle e come trattarle con l’ausilio delle nuove tecnologie. L’intervista a Gianluigi Redolfini di Philips

Sonno

Roberto Catania

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Gli esperti concordano: il benessere non è un concetto facile da definire, né tantomeno da raggiungere. Più facile ricondurre il tutto alla ricerca di un equilibrio fra alimentazione, attività fisica e sonno, tre elementi che - almeno sulla carta - dovrebbero essere sempre in cima alla lista delle nostre priorità. Ma è davvero così?

Se sui primi due aspetti c’è tutto sommato una certa consapevolezza sulle buone pratiche da attuare (cui spesso non corrispondono i fatti), per quanto riguarda il riposo la tendenza è quella di rifarsi a parametri puramente quantitativi: nell’accezione comune, insomma, dormire tanto significa dormire bene.

Disturbi del sonno: in Italia sono almeno 200 mila i casi conclamati

I fatti però raccontano una storia diversa. Secondo i dati rilasciati dal nostro Sistema Sanitario Nazionale, in Italia ci sono fra i 180.000 e i 200.000 casi certificati di pazienti affetti da patologie del sonno. "Non sono persone che dormono poco", ci spiega Gianluigi Redolfini, Health System Marketing Leader di Philips Italia, Israele e Grecia, "bensì persone che dormono male, di un sonno spesso interrotto e pertanto non appagante".

La statistica è in realtà più allarmante: "Se si considerano tutte quelle persone che soffrono di patologie del sonno ma non ne sono ancora consapevoli - continua il responsabile - si arriva a parlare di milioni di individui a rischio".

A far dormire sonni agitati ai nostri connazionali (ma il problema è in verità su scala globale) sono soprattutto le apnee ostruttive, più comunemente dette apnee notturne, vere e proprie interruzioni del sonno che nei casi più patologici arrivano a superare il centinaio di episodi a notte. "Chi soffre di apnee notturne - chiarisce Redolfini - non si sveglia in maniera permanente né ha coscienza di ciò che vive nelle ore notturne, ma si porta dietro una stanchezza cronica per tutto il giorno, che spesso degenera in situazioni di irritabilità e depressione".

Prevenire per evitare problemi più seri

Redolfini parla da responsabile di una divisione - quella degli apparecchi e dei servizi sanitari a marchio Philips - che ad oggi rappresenta una bella fetta delle attività della casa. E che proprio intorno alle problematiche del sonno sta costruendo uno dei suoi business più fiorenti. Fatto di maschere, stazioni per l’erogazione dell’aria e applicazioni per il monitoraggio della respirazione durante la notte.

Si tratta di prodotti concepiti per la prevenzione, puntualizza il responsabile. "Siamo convinti che se gestiti con anticipo, certi disturbi possano essere controllati ed evitare che sfocino in patologie più importanti, come l’ipertensione ho problemi cardiovascolari. Senza contare tutte le varie problematiche legate alla qualità della vita. Un sonno che non riposa può essere estremamente pericoloso in certi casi, pensiamo ad esempio a chi guida, per necessità o professione".

 

Qualcosa si muove

I sistemi proposti dalla divisione healthcare del gigante olandese non vanno confusi con tutti i vari gadget - più o meno indossabili, più o meno sofisticati - che negli ultimi anni hanno invaso il mercato, con la pretesa (in alcuni casi la presunzione) di poter monitorare il nostro sonno in maniera efficace e soprattutto proattivo.

"La vera differenza è che i nostri device sono veri e propri dispositivi medici, non si possono comprare su Amazon o in un negozio di elettronica di consumo. Vengono forniti dal Sistema Sanitario Nazionale sulla base di una visita specialistica", ci spiega Redolfini.

L’interesse di tutta l’industria tecnologica intorno alle tematiche del sonno va comunque interpretato come un segnale molto positivo: "Stiamo assistendo a una crescita di consapevolezza che investe tutto il settore. Si è capito che si tratta di patologie molto diffuse e trasversali che colpiscono indifferentemente uomini, donne e bambini. Tuttavia c’è ancora molto lavoro da fare: bisogna educare le persone alla cura del sonno, portarle nei centri specializzati (i cosiddetti Centri del sonno) e lavorare sulla continuità dei trattamenti, le apnee notturne sono patologie croniche che vanno gestite con costanza. Oggi abbiamo i mezzi per farlo: le maschere non sono più ingombranti e scomode come quelle di qualche anno fa e gli erogatori d’aria hanno raggiunto un livello di silenziosità davvero sorprendente".

Il dato digitale come mezzo per migliorare i trattamenti

L’utilizzo della tecnologia è funzionale anche a un secondo obiettivo: la raccolta di dati per la costruzione di rimedi sempre più efficaci e mirati. In questo senso il progresso passa dalla possibilità di portare i dati medici su un’applicazione web e, da qui, verso i sistemi di data analysis.

Nessun utilizzo improprio dei dati personali, ci tiene però a precisare o Redolfini: "Non ci interessa lavorare sulle informazioni del singolo, né siamo legittimati a farlo. L'idea è semmai quella di considerare i dati aggregati all’interno di un contesto per estrapolarne le tendenze utili al miglioramento dei dispositivi e, quindi, dei trattamenti".

L'obiettivo ultimo, del resto, è dichiarato: migliorare la qualità della vita ma senza bisogno di recarsi in ospedale. Nell'era delle tecnologie pervasive, la salute - e più in generale il benessere - sono concetti che possono essere coltivati in casa.

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