Mark Zuckerberg
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Zuckerberg a Trump: "Facebook è libero e dà voce a tutti"

In un lungo post il Ceo del social network ha risposto al presidente spiegando, punto per punto, la "politica" della sua piattaforma

All’attacco di Donald Trump contro i social network non poteva non replicare colui che ha dato forma a un mondo aperto e connesso, Mark Zuckerberg.

L'in-"sofferenza" di Trump

Alle tante accuse del presidente americano, che sembra dirigere una politica del tutto personale a colpi di tweet, che ipotizza una collusione con il New York Times e il Washington Post, che soffre le opinioni e le idee che differiscono dalle sue, che mal tollera le contestazioni divulgate tramite i social accusati di essere “sempre contro di lui”, ha replicato con un lunghissimo post il fondatore di Facebook.


La risposta di Zuckerberg

Dando voce a tutte le persone il Ceo ha sottolineato che ogni giorno lavora “per riunire la gente in una comunità aperta a tutti” e dove le idee sono libere. Nonostante Trump dica che Facebook sia contro di lui e i liberali sostengano che Facebook abbia aiutato il presidente a vincere. “Come non era mai accaduto in altre elezioni abbiamo dato la possibilità a tutti di esprimersi. Questa è stata la prima volta in cui l'internet è stato usato anche da ogni candidato. Ogni argomento è stato discusso, non solo ciò che è stato analizzato e coperto dai media. Abbiamo dato la possibilità sia ai cittadini che ai candidati di dire la loro, mettendo tutti nella condizione di comunicare direttamente e aiutando più di 2 milioni di persone a votare".

Il “pentimento” di Zuckerberg

Il fondatore di Facebook però ammette anche i propri errori, o meglio la propria superficialità, e si dice pentito di aver sottovalutato i timori che Facebook potesse avere un impatto sulle elezioni presidenziali: "Dopo il voto ho dichiarato fosse un’idea folle che Facebook poteva aver cambiato il risultato delle elezioni. Nel definirla una follia sono stato sprezzante e me ne pento. L’argomento è importante e non può essere così semplificato".

Zuckerberg e il Russiagate

Nel post di Zuckerberg c’è anche un velato riferimento al Russiagate. Poche settimane fa infatti il Ceo ha dovuto cedere alle insistenze del Congresso per collaborare alle indagini che riguardano il social network e la possibile influenza della Russia nelle elezioni presidenziali vinte lo scorso anno da Trump.

Tutti i messaggi a carattere politico, finanziati tramite l'acquisto di spazi pubblicitari, potrebbero aver celato interessi russi. In soldoni avrebbero avuto l’intenzione di creare tensioni politiche fino a danneggiare la candidata democratica alla Casa Bianca, Hillary Clinton e per questo saranno messi a disposizione dell’inchiesta.

Ma riguardo a questo argomento Facebook è in buona compagnia. L'1 novembre insieme a Twitter e Alfhabet (Google) è chiamato infatti a testimoniare davanti alla commissione intelligence del Senato americano. 

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