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Facebook ha un problema con le persone di colore

Secondo un ex manager, il social network avrebbe un "black problem", una difficoltà a dare pari opportunità ai dipendenti di colore

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Antonino Caffo

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Quando pensiamo a Facebook, quello che ci viene in mente è una piattaforma globale, priva di limiti spazio-temporali. Vero, verissimo, ma forse dietro le quinte della piazza virtuale per antonomasia, le cose non stanno proprio così.

O almeno questo è il messaggio che ha voluto far passare Mark S. Luckie, un ex manager che teneva i rapporti del social network con gli influencer. Prima di lasciare la compagnia, l'uomo ha scritto e condiviso una lettera con i colleghi dove speiga il "black problem" di cui soffrirebbe Facebook. Di cosa si tratta?

Meno liberale del previsto

Della "discriminazione razziale" di cui sarebbe pervasa l'azienda, troppo spesso impegnata ad esaltare valori che in essa stessa non sono rispecchiati. "In alcuni uffici ci sono più poster con gente di colore che persone di colore reali dietro le scrivanie - scrive - non possiamo dire di poter aiutare davvero certe comunità se non riusciamo nemmeno a rappresentarle internamente".

Luckie ha sottolineato le differenze di interazione che il gruppo applica a seconda dei soggetti con cui ha a che fare. Ad esempio, quando si tratta di entrare in contatto con parti di minoranza, vi è un gap concreto rispetto a ciò che si fa per altri individui, il che si traduce in minori risorse allocate per eventi, programmi esterni ed attività di avvicinamento digitale e territoriale. Un po' come dire che si organizzano serate con la comunità dei ricchi bianchi ma non con il pubblico dei meno agiati che vive nei sobborghi di New York. Comprensibile, per carità, ma poco etico.

Popolo "ostile"

Se c'è qualcosa di peggio è che, per l'ex manager, i "bianchi" dentro Facebook sono soliti definire "aggressivi" e "ostili" i membri dei team neri, magari perché non condividono opinioni simili su determinati argomenti. A quanto pare, anche il rapporto con i dipartimenti delle risorse umane cambia a seconda del colore della pelle.

Scrive ancora Luckie: "I lavoratori neri si rivolgono alle risorse umane in cerca di una soluzione per i loro problemi, come fanno quelli degli altri reparti. Spesso però veniva detto che quanto riportato, quale situazione scoraggiante o problematica, era solo frutto della propria immaginazione; che le nostre orecchie o i nostri occhi ci stavano ingannando o semplicemente non si era idonei a far parte di una squadra". 

Ci è ricascato

Questa non è la prima volta che Facebook è accusato di comportamenti discriminatori. Ad agosto, il Department of Housing and Urban Development degli Stati Uniti aveva presentato una notifica formale contro il social network per aver permesso a proprietari terrieri e venditori di case di effettuare una discriminazione abitativa, consentendo agli inserzionisti di scegliere il pubblico dei propri annunci in base a razza, colore, religione, sesso, stato familiare, origine nazionale, disabilità e codice postale. 

È di settembre invece la denuncia dell'American Civil Liberties Union alla Equal Employment Opportunity Commission contro Facebook e dieci aziende che offrivano lavoro, a causa di post rivolti al solo pubblico maschile, escludendo le donne dal solo visualizzare i banner di interesse. In entrambi i casi la società non ha ancora agito ufficialmente nei confronti delle contestazioni.

In un'azienda la cui famiglia di prodotti influisce direttamente sulla vita di 2,5 miliardi di persone in tutto il mondo, la rappresentazione e l'inclusione dovrebbero essere della massima importanza per tutti. La diversità definisce la nostra immagine esterna e le relazioni che intratteniamo. È quindi importante che questa sia tessuta metodicamente nello spirito della compagnia. Dando l'esempio internamente possiamo mostrarci veri e reali, al di là della burocrazia e dei termini di servizio di Facebook - Mark S. Luckie.

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