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Perché nel 2019 le città italiane si riempiranno di piccoli veicoli elettrici

Grazie a un decreto, i comuni potranno sperimentare la circolazione su aree pubbliche di monopattini, hoverboard e altri veicoli elettrici. Ecco come

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Monopattini elettrici, ma anche hoverboard, Segway e altri veicoli di nuova e nuovissima generazione. Il 2019 passerà alla storia come l’anno della tanto attesa svolta tricolore verso le nuove forme di micromobilità a propulsione elettrica. A sancirlo l’emendamento approvato in Commissione Bilancio alla Camera lo scorso 4 dicembre, il passo che serviva per permettere ai Comuni italiani di aprirsi alle prime forme di sperimentazione basate su mini-veicoli alimentati a batteria.

“L’Italia ha finalmente l’opportunità di recuperare terreno rispetto a tutti quei Paesi europei ed extra europei che stanno già utilizzando queste forme di smart mobility come deterrente al congestionamento delle aree urbane”, spiega Luciano Nobili, deputato del PD che insieme a Legambiente ha presentato il testo dell’emendamento. Nel testo, che diverrà di decreto attuativo entro in primi giorni del 2019, si lascia intendere che verranno definite le modalità attuative e gli strumenti operativi che permetteranno ai comuni di promuovere attività di sperimentazione finora impraticabili per via di alcuni vuoti normativi.

Il più rilevante riguarda l’impossibilità per i cosiddetti LEV (acronimo anglosassone che sta per Light Electric Vehicles) di circolare su strada o in altre aree pubbliche per via dell’ormai celebre comma 8 dell’articolo 190 del Codice della strada che relega tavole, pattini o altri acceleratori alla circolazione su spazi private.

L’obiettivo della sperimentazione è mettere a fattore comune tutte le esperienze necessarie per definire una regolamentazione ad hoc per queste forma di mobilità, che - è opportuno ricordarlo - si basa su veicoli che fino a qualche anno fa nemmeno esistevano ma eppure già molto apprezzati. Il motivo? “Sono semplici da guidare, non hanno emissioni e sono facili da trasportare, nel portabagagli di una macchina o in alcuni casi all’interno dei mezzi pubblici”, puntualizza Nobili. “Per capire l’interesse pubblico su queste nuove soluzioni, basti pensare che per ogni auto elettrica oggi vengono venduti circa 50 piccoli veicoli elettrici”.

Un terreno così fertile è una condizione necessaria ma non sufficiente per far sì che il cambiamento avvenga in tempi rapidi. “Occorre lavorare su tutto l’ecosistema, comprendendo non solo quali mezzi sono più idonei a circolare, ma anche in quali aree (ai sindaci verrà lasciata la facoltà di calibrare le sperimentazioni in base alle proprie necessità e alle peculiarità territoriali ndr.), quali opportunità sfruttare a livello di intermodalità e con quali prescrizioni di sicurezza”.

Non meno importante la capacità di reperire le risorse che consentano di accelerare questo percorso di rinnovamento. “La possibilità di sovvenzionare il mercato con 25 milioni di euro l’anno è stata respinta, tuttavia - ci tiene a sottolineare Nobili - gli operatori della nuova mobilità, e in particolare le aziende che operano sullo sharing, si sono dichiarate pronte a investire sul territorio italiano.

Qualcuna di queste, è il caso di Helbiz, si è già palesata avviando le prime demo sul territorio italiano basate sulla condivisione dei monopattini elettrici, altre sono pronte replicare l’esperienza già avviata negli Stati Uniti e in alcune città europee. Per tutti sarà comunque necessario risolvere quelle criticità che altrove o in altri settori (si pensi ad esempio al bike sharing) stanno avendo un impatto negativo sul modello di business, primo fra tutti il vandalismo. “L’utilizzo mirato della tecnologie di geolocalizzazione e la possibilità di ritirare i mezzi nelle ore notturne potrebbero alleviare il problema. Parallelamente, conclude Nobili, ci sarà bisogno di portare avanti un discorso basato sull’educazione e sulla coscienza civica delle persone”.

La micromobilità elettrica sarà una rivoluzione, anche nei comportamenti.

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