Antonino Caffo

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Sarebbe dovuto partire ad agosto l’esperimento di LimeBike a Torino (con tanto di videoprova del sindaco Appendino), prima città italiana ad attivare un servizio di sharing dei monopattini elettrici. Proprio come le classiche automobili e bici, basterà un’app sul cellulare per sbloccare l’utilizzo del mezzo e farsi beffe del traffico urbano per coprire distanze non eccessive ma comunque importanti.

Berlino, Brema, Parigi, Francoforte, Zurigo e in varie città degli Stati Uniti già da mesi hanno dato il benvenuto alla particolare condivisione mentre a Torino le cose sembrano più difficili del previsto. Il motivo? L’assenza di una chiara normativa a riguardo.

Ma non c’è legge

Si, perché ad oggi in Italia non c’è una legge che regolamenti la corsa dei monopattini elettrici, ponendo la fruizione, privata o in sharing che sia, in un limbo burocratico per nulla piacevole. Attualmente, il particolare mezzo ricade nella categoria di microciclomotori elettrici, definita dal comma 8 dell’articolo 190 (come acceleratori di andatura) e regolamentata dalla circolare del Ministero dei trasporti 300/A/1/46049/104/5. Senza farla troppo lunga i veicoli a motore a due o tre ruote aventi una velocità massima – per costruzione – superiore a 6 km/h e che non siano velocipedi a pedalata assistita, né costruiti per uso di bambini o invalidi, sono da considerare tra i ciclomotori o motoveicoli.

Caso limite

La differenza con questi ultimi è che non sempre i monopattini sono omologati e praticamente mai assicurati, dunque rappresentano un caso limite di trasporto privato. In assenza di una legislazione chiara, le autorità locali tendono a vietarne l’utilizzo su piste ciclabili o al di fuori di aree circoscritte, come i parchi, o di proprietà, per evitare che nascano contenziosi difficili da gestire.

Ed è per questo che LimeBike sta tardando a Torino? Probabilmente si ma le cose stanno per cambiare. Grazie a una serie di accordi tra aziende promotrici e comuni, unito al fatto che la tipologia di trasporto non sia pubblica ma privata, il business del monopattino-sharing promette di fare boom nel nostro paese. Le pubbliche amministrazioni si troveranno presto costrette a prendere una decisione, dentro o fuori, per non ritrovarsi in un contesto completamente anarchico e incontrollato.

Non a caso, sappiamo di almeno un altro nome che, al fianco di LimeBike, tenterà di avviare il servizio di condivisione, questa volta a Milano, quando avrà ottenuto i permessi necessari alla messa in strada. Di chi si tratta? Ve lo diremo a breve.

Produttori interessati

E anche le compagnie che producono monopattini cominciano a guardare l’Italia come un mercato fertile, perché ancora vergine in tal senso, pensando a una modalità di trasporto che accontenti tutta la famiglia. All’IFA di Berlino ad esempio abbiamo scoperto i nuovi modelli di Nilox, tre in tutto: Doc Eco 2, Doc Light e Doc Pro 2, costruiti per accontentare nell’ordine, una mobilità ordinaria, i più giovani (fino a 50 kg) e gli off-the-road, ovvero chi solca strade particolarmente difficili e instabili.

Per ora accontentiamoci dei primi due visto che il Pro 2 è un prototipo in arrivo, si spera, nel prossimo futuro. Cosa c’entra Nilox con lo sharing urbano? Qualora qualche comune volesse approfondire il discorso, l’azienda si dice pronta a soddisfare il desiderio di innovazione su due ruote, con la propria gamma di prodotti.

Perché rivoluzione

Sono almeno tre i motivi per cui quella dello sharing dei monopattini, che negli Usa chiamano scooter, si appresta a essere una vera rivoluzione in Italia: ecosostenibilità, versatilità, convenienza. È indubbio che muoversi con un mezzo che non inquina è sempre preferibile. Farlo con uno strumento che è pure divertente è il massimo. I Nilox di cui sopra, in media, offrono sui 15-18 km di autonomia, il che vuol dire poter attraversare tutta la città un paio di volte, prima di lasciare lo scooter in carica per un paio di ore.

Per quanto riguarda la versatilità, beh, con tutte le attenzioni del caso, potremo dire addio al traffico. Ci sarà da capire “dove” un monopattino potrà viaggiare (piste ciclabili, pedonali, strada?) ma ad ogni modo sarà come sfruttare l’assenza di calca inquinante godendo di un’andatura simile a quella di una bici, senza stancarsi. Che dire della convenienza? Dove attivo, LimeBike costa 1 euro a presa e poi 15 centesimi al minuto. Se il tragitto da casa a lavoro è di 5 km, ipotizzando un’andatura di 10 km/h, ci si metterà mezz’ora per giungere in ufficio, con un esborso totale di 5,50 euro (1 + 4,50).

Certo, l’autobus costerebbe comunque di meno ma l’idea del monopattino condiviso non è di usarlo tutti i giorni ma solo all’occorrenza, anche se pare che si stia già studiando la possibilità di scontare le tariffe per chi ne parcheggia uno sotto casa, anche nel proprio box, caricandolo e prendendosene cura da sé. A quel punto sarà come avere un mezzo a noleggio sempre a disposizione, da pagare a consumo quando serve.

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