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Guadagnare con YouTube è sempre più difficile. Ecco perché

La censura, da un lato, le nuove regole per la monetizzazione, dall'altro. Per i creatori di contenuti i margini si fanno sempre più stretti

YouTube

Roberto Catania

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Tempi duri per i creator di YouTube. Le recenti modifiche sul cosidetto YPP (lo YouTube Partner Program) hanno di fatto stravolto i principi che regolano la monetizzazione dei contenuti pubblicati sulla popolare videoteca di Internet.

I fatti sono noti: lo scorso gennaio, Google ha introdotto una limitazione importante al programma che consente ai creatori di contenuti di guadagnare grazie agli annunci pubblicitari e agli abbonamenti YouTube Red. Le nuove regole stabiliscono infatti che l’iscrizione al programma – e dunque l’idoneità a monetizzare i video pubblicati – può essere conseguita solo da chi ha almeno 4.000 ore di clip condivise in un anno e 1.000 iscritti al canale.

Si tratta di una restrizione piuttosto importante rispetto alle precedenti regole che, lo ricordiamo, consentivano a chiunque disponesse di un canale con almeno 10.000 views di accedere al programma. Fare soldi con YouTube, insomma, è diventato più difficile, soprattutto per i nuovi arrivati.

Regole difficili da digerire

La protesta dei creator non si è fatta attendere ed è culminata col tragico gesto di Nasim Aghdam, la YouTuber di 38 anni che si è suicidata lo scorso proprio davanti al quartier general della società, a San Bruno, in California.

Susan Wojcicki, CEO di YouTube, ha ammesso che la società è consapevole della frustrazione dei creators, e in particolare delle difficoltà che molti di loro stanno riscontrando nel rispettare le nuove regole di conformità. Non solo per ciò che riguarda le credenziali numeriche viste poc’anzi, ma anche e soprattutto per quanto concerne il rischio di censura.  

Su questo fronte YouTube è stata molto chiara: alcune tipologie di contenuti ritenuti inappropriati - come ad esempio nudità, contenuti pericolosi o che incitano all’odio, contenuti violenti o espliciti, molestie e cyberbullismo, spam, minacce o video che non rispettano il diritto d’autore – verranno banditi dalla piattaforma. E per essere ancora più intransigente, ha potenziato le attività di controllo, sia attraverso revisori in carne ed ossa, sia mediante l’uso di algoritimi e altri strumenti automatici.

L'alternativa passa dalla blockchain

Il rischio, per molti creator, è di rimanere intrappolati fra le maglie di una rete che si sta facendo ogni giorno più fine. Lo sanno bene i produttori di contenuti di stampo politico, fra i più penalizzati dalle nuove policy del Tubo. Del resto non è un mistero che i contenuti faziosi, o comunque troppo connotati sul piano politico, (ma anche religioso o sociale), non siano particolarmente graditi agli inserzionisti, sempre piuttosto diffidenti quando si tratta di associare il proprio marchio a tematiche in grado di spaccare l'opinione pubblica.

I creator dovranno dunque rassegnarsi a una vita di “stenti”? Troppo presto per dirlo. C’è chi scommette su un’inversione di rotta da parte di YouTube, e chi invece pensa sia arrivato il momento di virare su altri lidi. Puntando magari su quelle piattaforme che – come BitChute e DTube – hanno scelto la blockchain per trovare il giusto compromesso fra controllo e guadagni. 

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