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YouTube ha capito che gli umani sono meglio degli algoritmi

Dopo lo scandalo Logan Paul il team ha realizzato Intelligence Desk, uno strumento per controllare in manuale i video caricati online

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Antonino Caffo

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È passato meno di un mese dallo scandalo Logan Paul su YouTube. Il 31 dicembre 2017 il popolare youtuber pubblicava un filmato nel quale compariva un ragazzo suicida in una foresta del Giappone. Invece di eliminare lo spezzone, il giovane statunitense decideva di caricare il video integrale, suscitando le polemiche di chi riesce ancora a distinguere tra etica e business.

Il dopo-Logan Paul

Nel giro di un paio di settimane, il team dedicato di Google ha preso seri provvedimenti e non solo nei confronti dell’account interessato. Prima di tutto ha eliminato i contenuti di Paul da un paio di sezioni importanti per la visibilità verso gli investitori, poi ha innalzato i requisiti che gli utenti devono avere per far diventare monetizzabili i loro lavori (1.000 iscritti e 4.000 ore di video nei precedenti 12 mesi).

L'arrivo di Intelligence Desk

Ma non è finita: il progetto più interessante è Intelligence Desk, uno strumento per individuare i video contrari alle policy prima che diventino virali, da ufficializzare a breve. La mossa dimostra il cambio di passo compiuto dalla compagnia, decisa a scommettere sull’apporto della forza lavoro umana invece dell’aiuto dei soli algoritmi per il miglioramento della fruizione online.

Di cosa si tratta

Intelligence Desk è quello che il termine stesso descrive, un tavolo di esperti che in tempo reale decide quali filmati eliminare dalla piattaforma e quali conservare, seppur con il beneficio del dubbio. Si tratta di un metodo per individuare contenuti rischiosi per il rispetto delle norme della comunità, puntando tutto sulla tempestività e celerità nella risposta.

Il motivo? Una volta che un video assume il carattere di virale, cioè viene condiviso in rete in maniera repentina, comincia già a portare introiti al suo autore, anche se va contro le regole di YouTube. Dal momento in cui viene censurato, la monetizzazione si ferma e gli incassi ancora non consolidati annullati con uno svantaggio sicuramente per chi lo ha pubblicato ma anche per le aziende che sui singoli filmati investono con campagne di marketing.

Perché è utile

Il caso di Logan Paul è emblematico: al di là del dibattuto filmato in Giappone, gli altri eliminati dalla sezione Google Preferred per punizione erano diventati una fonte di cospicuo guadagno per gli inserzionisti, che mirano a inserire le pubblicità dove c’è la possibilità che i navigatori clicchino di più. Anche in questo caso si potrebbe parlare di etica (un annuncio su un video osceno o lesivo della privacy è discutibile in partenza) ed è il motivo per cui YouTube, con Intelligence Desk, ha deciso di far fuori il problema alla fonte, bloccando la diffusione e anticipando il boom mediatico.

Gli algoritmi non bastano

Inutile dirlo: YouTube con Logan Paul ha toppato e lo ha fatto nella tecnologia che tutti intendono come futuristica, quella basata sugli algoritmi. I codici informatici sono nell’occhio del ciclone da tempo, perché spesso non mantengono la promessa di velocizzare le operazioni che l’uomo sa portare a termine tanto bene ma in un lasso di tempo maggiore. Pensiamo a Facebook e a quando il suo software di gestione delle immagini ha censurato la famosa foto di Nick Ut della bambina che scappa via dalla guerra del Vietnam. La colpa? Riprendere una scena di nudo.

Come funziona il Desk

Il progetto di cui si parla e che YouTube dovrebbe confermare presto rimette al centro l’operato dell’uomo. Pescando nei commenti degli spettatori, dai report e feedback sui social network e spulciando gli andamenti di Google Trends, i ragazzi parte del desk andranno alla caccia di contenuti problematici, con il potere di escluderli dalle liste pubbliche, oscurarli temporaneamente o cancellarli, se palesemente contro le politiche condivise da iscritti, enti e agenzie pubblicitarie.

In questo modo Big G è convinta di poter governare meglio un servizio che nel giro di quattro anni ha raggiunto 1,5 miliardi di utenti attivi su base mensile, con una media di oltre un’ora al giorno spesa da ognuno sul sito e app, da computer e smartphone.

Per saperne di più

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