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Il 5G permetterà ai chirurghi di operare ovunque. Anche da lontano

Tra le possibilità spalancate dalle nuove reti, gli interventi da remoto. Vodafone ha portato a termine il primo in Italia

Chirurgia-5G

Marco Morello

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I chirurghi più bravi del mondo hanno di sicuro doti miracolose, ma non certo, non ancora, il dono dell’ubiquità. E sebbene tale facoltà mirabile possa salvare molte vite, rimane al momento un fantastico azzardo della fantasia. C’è però una tecnologia che rende questa fantasia meno impossibile, o almeno la riproduce e gli si avvicina: il 5G. La rete mobile di ultima generazione. Tra le sue caratteristiche principali c’è una latenza pressoché nulla, ovvero la capacità di azzerare o quasi i tempi di attesa tra l’istante in cui si imprime un comando e il momento in cui esso viene eseguito. Anche se due dispositivi che comunicano tra loro si trovano a grande distanza, a patto che siano entrambi connessi al 5G. Un principio risolutivo, applicabile dunque alla chirurgia da remoto. Ovvero: il medico si trova in un luogo (il suo studio, un altro ospedale), la macchina di precisione che comanda, la sua équipe e soprattutto il paziente da tutt’altra parte. Può funzionare? Assolutamente sì. È solo una prerogativa di Paesi tecnologicamente evoluti? Niente affatto: il primo test italiano è stato appena effettuato con successo.

Il chirurgo diffuso

Lo ha dimostrato Vodafone, tra gli apripista del 5G in Italia, che nel corso di un recente incontro ha fatto il punto su quanto la rete con il turbo abbia importanti ricadute in ambito medico. Non limitandosi agli annunci, ma portando a termine un intervento di chirurgia da remoto in tempo reale. Protagonista è stato il professor Matteo Trimarchi, otorinolaringoiatra dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, che ha svolto un intervento di microchirurgia laser transorale su un modello di laringe sintetica. Il professore si trovava all’interno del Vodafone Village, davanti a un pubblico, mentre il team e la macchina che ha adoperato erano nel suo ospedale, a quasi 40 chilometri di automobile di distanza. Sia la sua postazione che i macchinari con cui ha interagito erano attaccati al 5G. Combinando i tempi di risposta della rete e la sua velocità estrema, il chirurgo ha potuto azionare il laser e le pinze di un robot, ricevendo in diretta immagini tridimensionali di quello che stava succedendo in sala operatoria. Come se si trovasse lì. Vedeva e manovrava. La macchina obbediva all’istante ai suoi comandi, sostituendo le sue braccia.

La rete viaggia, il medico no

La tecnologia in questione è stata applicata agli interventi alle corde vocali, ma è evidente che non ci siano troppi limiti logici a estenderla a ogni tipologia d’intervento, schiudendo prospettive immense. Su tutte, quelle di portare gli specialisti più abili in luoghi in cui arriverebbero soltanto dopo lunghi viaggi. Trasbordi che fisiologicamente rubano tempo alla loro attività e dunque riducono il numero degli interventi complessivi che possono svolgere. O tagliando fuori quelle regioni che è più complesso raggiungere. Chiaramente, la precondizione è uno sviluppo capillare della rete 5G, perché se qualcosa andasse storto, se il segnale saltasse, le conseguenze potrebbero essere molto gravi. Se non fatali. Ma prerogativa del 5G, è la sua affidabilità, la sua stabilità, la sua capacità di gestire moltissime connessioni in contemporanea senza contraccolpi. Arrivando dappertutto, fino alle periferie e alle zone rurali più estreme, cancellando il concetto di digital divide.

Le possibilità sono plurime

«Il settore sanità e benessere è uno dei grandi temi su cui il 5G avrà impatti molto profondi» spiega l’amministratore delegato di Vodafone Italia Aldo Bisio, confermando come in questo ambito si aprano numerose opportunità. Per esempio, oltre che per le operazioni, questo schema può essere traslato per sorvegliare a distanza i parametri vitali e lo stato di salute dei malati. Magari mentre si trovano a casa: «Pensate al tema del controllo remoto di pazienti con malattie croniche. Sicuramente questo ha potenziali di sviluppo che libereranno un’enormità di risorse, che possono essere dislocate e impiegate in nuovi servizi ancora più estesi ai cittadini, in tempi in cui francamente i budget per la sanità sono piuttosto risicati».

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