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StarCraft II: Heart of the Swarm, i segreti del suo trionfo

Il nuovo capitolo della serie ha venduto oltre 1 milione di copie in 48 ore: cosa lo rende così speciale?

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Un artwork di StarCraft II – Credits: Blizzard Entertainment

Grandi festeggiamenti in casa Blizzard: nei primi due giorni dall'uscita (12 marzo) StarCraft II: Heart of the Swarm ha convinto qualcosa come 1,1 milioni di persone ad aprire il portafogli per godersi tutte le novità di una serie che ormai spicca sicura fra le migliori creazioni nella storia dei videogame. Ma che cosa distingue StarCraft dalla concorrenza nel mondo degli strategici? Quali sono i segreti che lo rendono unico e inimitabile?

Una delle ragioni del successo è che stiamo parlando di un universo narrativo che per ampiezza e profondità rivaleggia con saghe letterarie come Il Signore degli Anelli e con immaginari cinematografici che hanno fatto epoca come quello di Guerre stellari.

Zerg e Protoss sono ormai diventati fidati compagni di viaggio e c'è un momento, poco dopo l'inizio di Heart of the Swarm, che ti farà alzare le mani al cielo e lanciare gridolini di gioia incurante del fatto che è notte fonda e che il mattino dopo i vicini ti guarderanno con sospetto – tra parentesi, i filmati della saga sono da sempre allo stato dell'arte in termini di regia e montaggio.

Chiaro però che da solo l'universo narrativo non basta: la fama di StarCraft poggia anche su dinamiche che, partendo da premesse relativamente semplici (procurati risorse / costruisci unità / attacca e difendi), consentono di sviluppare tattiche e strategie di grande complessità. Il trionfo di questa formula magistrale lo si vede nel multiplayer online, che ha ormai raggiunto una popolarità e una diffusione pazzesche. Soprattutto in Corea del Sud, dove il gioco è diventato un fenomeno di massa: per dire, dai tempi di StarCraft: Brood War (1999) ci sono ben due canali televisivi che trasmettono le partite fra giocatori professionisti.

Quando la profondità strategica è a questi livelli, la più piccola modifica può essere fatale, se mal calibrata. Ed è sorprendente notare come in Heart of the Swarm le unità aggiunte nella campagna in singolo e nel multiplayer non abbiano creato scompensi. E mentre la vicenda di Kerrigan si dipana, è una soddisfazione constatare la varietà di sfide che ti vengono proposte, compresa una curiosa versione dei boss fight (piccolo neo: le missioni evolutive).

Non è merito solo della cura certosina dei ragazzi di Blizzard, ma anche della loro capacità di ascoltare i feedback da parte degli utenti. Per esempio, l'uscita di Heart of the Swarm è stata accompagnata dal restyling di Battle.net, l'infrastruttura su cui poggia StarCraft II per proporre tutti i suoi contenuti. Certo, molti fan avrebbero voluto vederlo prima, ma il fatto che adesso tutto funzioni meglio e in modo più immediato dovrebbe placare persino i più critici.

Adesso comincia il lungo conto alla rovescia per l'ultimo capitolo della saga e cioè quel Legacy of the Void che si concentrerà sui Protoss e su Zeratul e che non ha ancora una data d'uscita. Poco male, considerato che i giocatori della prima ora, quelli che cominciarono nel 1998, sono stati capaci di tenere viva la fiamma di StarCraft per oltre 12 anni, continuando a riprende in mano tastiera e mouse in attesa che arrivasse il primo episodio di StarCraft II (Wings of Liberty, 2010).
E adesso, con Heart of the Swarm hanno un altro grande titolo, degno proseguimento di una serie gloriosa e scusa perfetta per tirar tardi la notte, scatenando ondate di Zerg su chiunque ti si pari davanti.

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