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Dots, il nuovo Ruzzle che usa i colori al posto delle lettere

Una griglia di puntini colorati, due sole direzioni per unirli, un cronometro da battere. Dots è un gioco che ha tutte le carte in regola per diventare virale. In più sembra una versione minimal e a prova d'analfabeta del famosissimo Ruzzle

Dots game

– Credits: Betaworks

Se pensate che Ruzzle vi abbia sottratto ore preziose della vostra vita quotidiana, tenetevi lontani dall’App Store questo weekend. La compagnia americana Betaworks ha appena lanciato un mobile game che minaccia di propagarsi nell’universo mobile come una pandemia.

Stiamo parlando di Dots , un gioco estremamente semplice e assuefacente che da qualche ora è disponibile gratuitamente sull’App Store .

Il meccanismo di gioco è a dir poco lineare: sulla schermata hai una griglia di puntini colorati, il tuo compito è unire quelli adiacenti dello stesso colore spostando il pollice in orizzontale e verticale. Ogni volta che completi una sequenza di puntini, quella sequenza scompare facendone comparire una nuova. Più puntini unisci nei 60 secondi che hai a disposizione, maggiore sarà il tuo punteggio. Vietato unire punti in diagonale. In compenso, se riesci a unire quattro punti fino a formare un quadrato, ti spetta un bonus di punteggio non indifferente.

Dots si avvale anche di un sistema di currency, che ti permette di utilizzare l’ammontare del tuo punteggio (i tuoi dots, per l’appunto) per comprare svariati tipi di bonus. Naturalmente i dots possono anche essere acquistati spendendo denaro reale. Alla fine di ogni sessione di gioco Dots ti consente di condividere su Facebook e su Twitter il tuo punteggio, e di bullarti con i tuoi contatti.

L’impressione che si ha, giocando a Dots, è che gli sviluppatori di Betaworks abbiano imparato la lezione di Ruzzle e abbiano deciso di seguirla con meticolosità ancora maggiore. Per quanto molti lo descrivano come una via di mezzo tra Bejeweled e Letterpress, Dots va chiaramente a titillare la memoria a breve termine degli utenti, mettendogli sotto il naso una specie di Ruzzle minimale a prova di analfabeta, in le lettere sono state sostituite dai colori.

Ma quale sarebbe, esattamente, la “lezione di Ruzzle”?

L’incredibile successo raggiunto dal gioco di MAG Interactive può aiutare a individuare quattro elementi fondamentali per un gioco mobile virale:

1. Un meccanismo di gioco fluido e ripetitivo che inciti al perfezionamento certosino e, se possibile, che richieda l’impiego del minor numero di dita possibile (il solo pollice, ad esempio)

2. Poche e semplici regole, facili da ricordare, in modo da poter giocare in qualsiasi situazione (anche quando riesci a ritagliarti una manciata di secondi al lavoro).

3. Una grafica essenziale, possibilmente non tridimensionale, ancora meglio se non suddivisa a schemi progressivi.

4. Un sistema per competere con altri utenti.

In una parola: Ruzzle.

Gli sviluppatori di Betaworks hanno provato a trasformare questi quattro punti in un dogma, e ci si sono applicati con una dedizione addirittura maggiore degli stessi creatori di Ruzzle. Il risultato è un gioco altamente virale che può essere apprezzato anche da chi non ama giochi di parole, o perché no, anche da chi ancora non sa leggere.

L’unico punto debole, a mio avviso, consiste nel quarto punto della formula. Sebbene Dots ti consenta infatti di confrontare il tuo punteggio con quello dei tuoi amici, non prevede alcuna forma di competizione diretta. Inoltre, l’utilizzo dei colori al posto delle lettere elimina la gratificazione derivante dal sentirsi per un minuto un Re della grammatica (una mera illusione, in realtà).

Intendiamoci. Stiamo parlando di un gioco che spera di indurre dipendenza. Ma basta saperne un po’ di neurobiologia per sapere che la dipendenza va sempre a braccetto con la gratificazione prodotta dalla stimolazione del circuito del piacere . Azzeccare una serie di parole complicate produce gratificazione. Umiliare un avversario in una competizione diretta, ancora di più.

Magari Dots non avrà bisogno di questi elementi per diventare il nuovo Ruzzle. Ma consiglierei comunque a Betaworks di aggiornare la formula.

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