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DmC - Devil May Cry, ecco a voi il nuovo Dante

La saga riparte da zero con un reboot che lancia una nuova versione dello storico protagonista

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Un artwork del gioco – Credits: Capcom

La saga di Devil May Cry ha una lunga storia: nata nel 2001 su PlayStation 2, ha fornito migliaia di demoni da affettare (sempre all'insegna del bello stile) per quattro edizioni, fino al 2008. Poi, silenzio, ma dopo una lunga attesa il protagonista Dante si prepara a tornare sulle scene a gennaio 2013 con il quinto capitolo, battezzato semplicemente DmC: Devil May Cry .

C'è un motivo, per la scelta di un titolo che sembra riazzerare il contatore: il nuovo capitolo è congegnato infatti come un reboot. Siamo stati ospiti presso il distributore del gioco Halifax per assistere alla presentazione condotta da Dominic Matthews (communication manager dello sviluppatore Ninja Theory) e dall'italiano Alex "Talexi" Taini, art director. I due hanno illustrato con dovizia la reinvenzione della serie e del protagonista, che ha decisamente cambiato pelle.

La prima mossa di Capcom, detentore del marchio, è stata appunto quella di togliere lo sviluppo ai suoi team giapponesi per affidarlo ai britannici di Ninja Theory, che si sono costruiti un'ottima reputazione negli anni passati grazie a Heavenly Sword ed Enslaved: Odyssey to the West . A loro hanno chiesto di immaginare il nuovo Dante come se fosse "dentro un film di Hollywood": di accantonare quindi l'estetica orientale, sovraccarica e barocca, e di sposare l'immaginario occidentale, più sobrio e incisivo, calandovi le caratteristiche chiave del protagonista – figo, ribelle, affamato di azione. E così l'ispirazione è andata a pescare nel cinema americano di genere, nella musica punk, nella street art.

La costruzione di Dante non è stata elaborata a tavolino: è frutto di un lungo processo di tentativi e perfezionamenti, non solo dal punto di vista dell'aspetto, ma anche del contesto e del background. Taini e i Ninja Theory non volevano disegnare un costume, bello ma vuoto, quanto piuttosto definire un personaggio dotato di personalità. E da quanto abbiamo visto il Dante rinnovato, giovane, sfacciato, anarchico, sembra funzionare. Tra parentesi, addio ai ciuffi bianchi: ora i capelli sono corti e scuri.

Come se non bastasse, per non sprecare la mole di lavoro fatta sulla caratterizzazione, e perché la qualità delle scene animate fosse al top, gli sviluppatori hanno lavorato quattro settimane ai Giant Studios di Los Angeles, praticamente il punto di riferimento in fatto di motion e performance (espressioni del viso) capture: in curriculum vantano Avatar e Il Signore degli Anelli, tra le altre cose. Il lungo filmato che ci viene mostrato come esempio si dimostra convincente.

Un altro elemento fondamentale in DmC è la città in cui è ambientata la vicenda: quasi fosse anch'essa un personaggio a tutti gli effetti, ha subito un iter creativo non dissimile da quello di Dante. Taini l'ha progettata fondendo paesaggi urbani europei, Barcellona, Parigi e Genova per esempio, a una buona dose di surrealismo. Nel gioco la città è divisa in due: una normale, riconoscibile, quotidiana, e un'altra chiamata Limbo, che è un vero e proprio essere vivente animato da un sangue malvagio (il Malice), che odia Dante e fa di tutto per fermarlo ed eliminarlo.

Al di là quindi della qualità dell'azione, che valuteremo a tempo debito, DmC: Devil May Cry plasma la saga in qualcosa di familiare ma al tempo stesso nuovo fino alle fondamenta. Preparatevi a un Dante come non lo avete mai visto.

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