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Uragano Sandy, ecco perché il Web è a rischio

Gli Stati Uniti stanno col fiato sospeso in attesa che Sandy raggiunga la costa, nel frattempo i datacenter si preparano a fronteggiare il rischio di blackout di parte del Web

Uragano Katrina x

– Credits: NASA Goddard Photo and Video @ Flickr

L’uragano Sandy raggiungerà le coste del Maryland intorno alle 18 di oggi (ora italiana) e, che rimanga una quasi innocua bufera da categoria 1 o che si trasformi nella mastodontica calamità temuta dai meterologi, è destinato a creare non pochi problemi al mondo dell’hi-tech. Non solamente perché ha frantumato le uova nel paniere di Google, che per domani aveva orchestrato un evento che avrebbe dovuto fare da potente contraltare alle ultime novità di Apple, ma per la minaccia che pone a una serie di importanti infrastrutture che tengono in piedi buona parte del social web.

Il perché è presto detto: il percorso di Sandy interesserà la Virginia, e si dà il caso che in Viriginia siano ubicati alcuni fra i maggiori datacenter che fungono da spina dorsale del Cloud Web. I datacenter, volendo farla molto semplice, sono i luoghi dove vengono fisicamente stoccati i dati e le informazioni necessarie a far funzionare servizi web e i dati che noi utenti archiviamo sulla “nuvola”.

Tra i datacenter attualmente a rischio figurano quelli di Google, Rackspace, Apple e in particolare Amazon, nei cui server si stima sia stoccato l’1% dell’intera Rete. Oltre al rischio concreto di inondazioni, che potrebbero mettere ko le server farm che sostengono buona parte del Web, si prefigura il pericolo di blackout . I maggiori datacenter sono dotati di sistemi di backup che entra in funzione per sopperire alla mancanza di corrente elettrica, ma non sempre questi sistemi si rivelano all’altezza della situazione. Solo il giugno scorso, una tempesta particolarmente violenta si è abbattuta sulle coste della Virginia mandando in tilt i datacenter che alimentavano servizi come Instagram, causando problemi all’utenza.

Alcuni servizi web sono dunque a rischio blackout, in particolare: Netflix, Instagram, Reddit e Pinterest. Niente di così apocalittico, intendiamoci, se a New York sono state evacuate quasi 400.000 persone non è certo perché rischiano di non poter pinnare le proprie ricette su Pinterest. Tuttavia, basta fare qualche semplice calcolo per capire che questo problema rischia di aggravarsi di anno in anno.

Negli ultimi anni si sono verificati diversi blackout come quello temuto per stanotte, secondo alcune previsioni , di qui al 2011 l’intensità di queste tempeste è destinata ad aumentare del 2-11%. Se a questo aggiungiamo lo sviluppo esponenziale del cloud storage, ovvero della tendenza ad archiviare documenti e dati personali su server virtuali gestiti da terze parti (come accade con i servizi di Google), è intuibile come questo tipo di rischi sia destinato ad aumentare.

Nel frattempo, l’intero nordamerica intreccia le dita sperando che le onde generate da Sandy siano molto più basse dei 6 metri paventati dai metereologi. Per ora, la devastante danza di Sandy ha già calpestato Cuba, Giamaica, Haiti, Repubblica Dominicana e Bahamas, causando frane, indondazioni e un totali di 41 vittime. Per aiutare gli abitanti delle zone interessate (in particolare Maryland, Delaware, Pennsyvania, Massachusetts, Virgina e l’area metropolitana di New York), Google ha sviluppato delle mappe appositamente studiate per monitorare nel dettaglio il percorso e l’intensità dell’uragano.

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