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Mark Zuckerberg: 45 miliardi di motivi per diventare filantropo

Mr Facebook investe tutte le sue azioni in un mega-progetto di beneficenza. E si candida a diventare il nuovo Bill Gates

Mark Zuckerberg è diventato papà. “E chi se ne frega”, potrebbe dire qualcuno, ma no, questa volta proprio non si può. Non solo perché stiamo parlando di uno degli uomini più potenti del pianeta, uno che - piaccia o meno - ha cambiato il nostro modo di comunicare (per alcuni anche di vivere). C’è un motivo ben più valido per notiziare la paternità del guru di Menlo Park, ed è la sua decisione di investire il 99% delle sue azioni in un'iniziativa benefica“promuovere il progresso umano e l’uguaglianza per tutti i bambini”, per usare le sue stesse parole.

Di cosa stiamo parlando? Di una cifra che allo stato attuale si aggira intorno ai 45 miliardi di dollari, spicciolo più, spicciolo meno, che servirà per finanziare una nuova fondazione - controllata dallo stesso Zuckerberg e dalla moglie Priscilla Chan - e che almeno inizialmente si concentrerà sui sistemi di apprendimento, la cura delle malattie e la costruzione di comunità per i bambini di tutto il mondo.

“Sappiamo che questo è un piccolo contributo, rispetto a tutte le risorse e il talento di coloro che già lavorano su questi temi. Ma vogliamo fare tutto il possibile, lavorando fianco a fianco molti altri”, scrive lo stesso Mr Facebook in una lettera indirizzata alla figlia appena nata.

Priscilla and I are so happy to welcome our daughter Max into this world!For her birth, we wrote a letter to her about...

Posted by Mark Zuckerberg on Martedì 1 dicembre 2015

Una sfida per grandi
Qualcuno parla di un bel regalo per la piccola Maxima, ma c'è ragione di credere che la nascita della figlia abbia inciso solo in parte nella decisione di Zuckerberg. Con i "se" e i "ma" non si costruisce la storia, ma è più che lecito pensare che anche senza la paternità Mr Facebook avrebbe - presto o tardi - intrapreso questa strada. L’arrivo della piccola Max(ima) ha solo accelerato i tempi.

L'impressione, piuttosto, è che Mark Zuckerberg abbia compreso da qualche tempo che è soprattutto il suo ruolo di imprenditore a essere cambiato, che non può limitarsi ad essere un ottimo inventore e uomo d'affari, che arrivati a questo punto ci sono anche dei valori umani ed etici che una figura del suo calibro può e deve portare avanti con convinzione. È un aspetto piuttosto sentito nella cultura imprenditoriale americana, laddove esistono tre figure di VIP a importanza crescente: gli imprenditori, gli imprenditori di successo e gli imprenditori che fanno (anche) del bene.

E insomma, malgrado la giovane età (stiamo pur sempre parlando di un ragazzo di 31 anni), Mark Zuckerberg ha già percorso tutte le tappe necessarie per completare la sua consecrazione ai massimi livelli. Ha creato il primo social network di massa, ha stravolto Internet per come lo intendevamo e naturalmente ha accumulato una montagna di soldi. La missione sociale resta a questo punto l’ultimo scalino da salire per entrare nel ristretto club dei benefattori a nove zeri.

Peraltro, va detto che questa non è la prima iniziativa benefica abbracciata da Zuck. È di soli tre giorni fa la notizia della partecipazione a Breakthrough Energy Coalition, un megaprogetto di salvaguardia ambientale co-finanziato da altri grandi figure del panorama tecnologico.

 

La cura dell'infanzia (e quella degli utenti)
La speranza è che le nuove sfide umanitarie non distolgano il “nostro” da tutti gli impegni (altrettanto nobili) che si troverà a fronteggiare in qualità di capo supremo del social network più importante del mondo (non solo per numeri ma anche per impatti sociali).

Per restare in tema di bambini: lo scorso mese di ottobre un’indagine dalla Children's eSafety Commissioner del governo Australiano ha rivelato che le immagini pubblicate dai genitori su Facebook, Instagram, Kik e altri social network rappresentano più della metà delle foto presenti su alcuni siti di pedofilia, sottolineando una volta di più l’approccio superficiale con cui molti utenti trattano al giorno d'oggi la propria dimensione digitale.

Essere un benefattore hi-tech di questi tempi significa anche questo: dare alle masse gli strumenti necessari per comprendere tutti gli impatti - positivi e negativi - che la tecnologia può determinare nel vivere quotidiano. A costo di rinnegare una parte del proprio credo aziendale.

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