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Facebook, cosa mi ha dato e cosa mi ha tolto in questi 10 anni

Il bello e il brutto di un social network comunque insostituibile

Facebook Beachfront

– Credits: mkhmarketing @ Flickr

Ho amici che passano intere giornate su Facebook. Ne ho altri che non si sono nemmeno iscritti, così, per partito preso, perché non vogliono entrare nel giro di quelli che "ognuno si fa i cazzi degli altri" (cito testuali parole). Io probabilmente sto nel mezzo, la mia deformazione personale mi fa pensare che ogni strumento tecnologico sia un po’ come un coltello: può essere estremamente utile o altrettanto dannoso a seconda di come lo usi. Pierferdinando Casini, insomma, mi definirebbe "un utente del grande centro", uno di quelli che in Facebook ci entra almeno una volta al giorno, fa un giretto, guarda un po' distrattamente, magari lascia un paio di tracce e se ne va. Secondo il (discutibile) algoritmo stilato dal Time, se potessi recuperare tutto il tempo passato (perso?) sul social network dalla data della mia iscrizione ad oggi avrei un mese in più di vita in più.

IL TEMPO PERSO E QUELLO GUADAGNATO
Dovrei dedurre che Facebook è soprattutto una grossa perdita di tempo. Ma non è così. Perché c’è pure il tempo risparmiato. 10 anni fa, per dire, quando ancora Facebook non esisteva, ci mettevo una decina di minuti buoni per girare un articolo o un video ai miei migliori amici. Copiavo l’url, aprivo la mail, selezionavo a uno a uno i miei contatti, incollavo la stringa e spedivo. Ora basta un Mi Piace e il gioco e fatto. Con il telefonino, poi, bastano meno di 10 secondi per condividere le foto che ho appena scattato (e chi lo avrebbe mai detto 10 anni fa?). E poi, diciamolo, Facebook è – insieme a LinkedIn – il miglior modo per ritrovare le persone che conosciamo nella vita reale e delle quali, magari, conosciamo solo il nome. Non ho timore a dirlo: Facebook è la migliore alternativa all’email che sia mai stata inventata (finora).

UN PONTE SULLE VITE LONTANE
In questo senso Facebook è anche lo strumento più potente per mantenere un contatto con gli amici lontani, con tutti quei cervelli in fuga dall’Italia di cui avrei gioco forza perso ogni contatto se non fosse stato per l’invenzione di Mark Zuckerberg. Perché non sono mai stato bravo a mantenere le relazioni a distanza. Perché non sono uno di quelli che si mette di pugno buono a scrivere una mail per raccontare le cose della mia vita (che poi, dovessi farlo per tutti gli amici espatriati oggi mi resterebbero sì e no un paio di ore libere al giorno). Insomma, Facebook, nel suo piccolo, mi ha regalato e continua a regalarmi una piccola finestra sulle vite lontane. Mi dice cosa fanno, cosa pensano ma soprattutto come cambiano i miei amici sparsi nel mondo.

IL LATO NASCOSTO DEGLI AMICI
Ci sono poi gli amici che non conoscevo, o meglio quelli dei quali – proprio grazie a Facebook - ho scoperto i lati nascosti. Quelli che in bacheca mi mostrano vizi e virtù che non ritrovo, o forse che non ho mai colto, nella vita reale. Perché Facebook ha questa caratteristica: da un lato enfatizza il meglio e il peggio di noi (il nostro ego, la nostra componente narcisistica, la nostra vena creativa, le nostre sicurezze e insicurezze) dall’altro ci dà l’opportunità di essere quello che vorremmo. Conosco amici timidissimi che su Facebook tirano fuori il proprio lato estroverso, ragazze che si svestono (a volte letteralmente) di tutte le proprie insicurezze, persone rudi che rivelano un animo insospettabilmente gentile. Fosse vissuto oggi, Jung avrebbe senz'altro rivisto i suoi "tipi psicologici" .

UNA COMUNICAZIONE PIÙ POVERA?
D’altro canto – devo ammetterlo – la comunicazione coi miei “cari” si sta un po' impoverendo. Forse è solo una coincidenza, ma da quando mi sono iscritto a Facebook ricevo sempre meno telefonate "disinteressate". Avete presente quelle tipo “Ué ciao, come va? No, niente, volevo solo sapere come stavi…”. Ecco quelle. Forse è solo un problema di età, o forse davvero oggi sappiamo tutto di tutti. Di certo, indietro non si torna. Piaccia o meno Facebook ha cambiato – e per sempre – il nostro modo di comunicare. Così più che chiedermi cosa mi ha dato e cosa mi ha tolto Facebook in questi 10 anni penso a come sarà il social network fra altri 10 anni. Nel 2014 saremo ancora su Facebook? O saremo tutti migrati verso un social network più coinvolgente, più esclusivo, più dinamico e più schizofrenico? L’impressione, ma magari mi sbaglio, è che Facebook farà ancora parte della nostra vita. E che diventi un po’ quello che è oggi Google per i motori di ricerca (forse già lo è). Pensiamoci bene, sono passati 10 anni ma sembra passata una vita. Come se Facebook fosse con noi da sempre. Di solito succede coi grandi amori e con tutti quegli amici che, pur con i loro difetti, restano comunque impareggiabili.

 
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