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Il Teatro Lirico di Milano rinascerà. Grazie (anche) alle nuove tecnologie 3D

Oggi è un teatro dismesso. Ma grazie a un progetto di recupero basato sulle nuove tecniche di acquisizione della realtà in tre dimensioni, il Comune di Milano punta a riportarlo ai fasti di un tempo. Autodesk ci spiega in che modo

Un rendering mostra la vista dalla gradinata superiore del nuovo Teatro Lirico di Milano – Credits: Autodesk

C’era una volta il “Lirico” , il secondo teatro di Milano dopo la Scala. Una piccola bomboniera nel cuore della città nella quale poteva capitarti di assistere a uno spettacolo di Gaber, a un’opera di Brecht curata da Giorgio Strehler, a un concerto dell’Orchestra Verdi. C’era una volta, già, fino al 1999, anno in cui il Lirico è caduto in disgrazia per colpa di una lenta ma inesorabile crisi finanziaria. Ci sono voluti 15 anni per convincere le autorità a riportarlo in vita, ma alla fine ha prevalso il buon senso e la voglia dei milanesi di riappropriarsi di uno dei luoghi simbolo del proprio passato. Proprio così: il Teatro Lirico risorgerà. Lo ha comunicato il Sindaco Pisapia in persona, durante una conferenza stampa svoltasi martedì a Palazzo Marino nella quale sono stati illustrati nel dettaglio materiali e metodi del progetto di recupero.

DUE ANNI PER LA RINASCITA
Si chiamerà Teatro Gaber, in omaggio al grande attore milanese scomparso nel 2003, e sarà un vero centro polifunzionale, aperto cioè non solo agli spettacoli in senso stretto ma anche a conferenze, eventi e iniziative collaterali della scena milanese. Data fine lavori: 2016. Circa 600 giorni per riportare il Lirico ai fasti di un tempo, un tempo piuttosto ristretto tenuto conto della portata dell’opera. A dare un'accelerata decisiva al progetto sono state anche le nuove tecnologie, e in particolare le tecniche di acquisizione della realtà in 3D. A spiegarci di che si tratta è Tatjana Dzambazova, Senior Product Manager, Reality Capture di Autodesk, main partner dell’iniziativa per tutto ciò che concerne il supporto tecnologico.

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IL TEATRO RIVIVE NELLA NUVOLA
La necessità primaria per il Comune di Milano, prima di indire qualsiasi bando per il restauro del teatro Lirico, era quella di avere una situazione precisa dello stato di fatto della struttura. Posizionando un laser scanner al centro del teatro in quattro giorni il team tecnico ha fatto il rilievo di tutto il teatro, includendo anche tutte le parti più buie e nascoste, compresi camerini, sottoscala e anfratti. Tecnicamente sono stati rilevate 550 nuvole di punti, per un totale di circa dieci miliardi di punti; un risultato infinitamente più accurato di quello che sarebbe stato ottenuto utilizzando un metodo tradizionale (circa 1500 punti), senza contare la semplificazione in termini operativi, soprattutto per tutte quelle parti che segnano i diversi interventi avvenuti in epoche diverse.

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DAL DATO AL MODELLO VIRTUALE
Tutti i dati raccolti sono stati combinati in un sistema di rendering in tempo reale, creando una rappresentazione digitale in 3D reale e dettagliatissima del teatro, grazie all’utilizzo di due software: Autodesk Recap e Autodesk Revit. "Si tratta di due soluzioni che consentono di realizzare modelli 3D intelligenti da scansioni laser, da foto e da altre tipologie di reality capture", spiega Tatiana Dzambazova. "Nulla di complesso, questi software riescono a combinare in modo semplice e immediato le scansioni laser riducendo da un lato i tempi di acquisizione e, dall’altro, ricreando un modello BIM (Buliding Information Model), ovvero una vera e propria struttura virtuale basata sulla nuvola di punti sulla quale tutti gli “attori” coinvolti nel processo di recupero – ingegneri, architetti, elettricisti, ditte di costruzione - potranno collaborare".

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UN PATRIMONIO DA SALVAGUARDARE (E DIGITALIZZARE)
Di fatto è la prima volta che il Comune di Milano si affida a una tecnologia che negli Stati Uniti e in altre nazioni europee è già piuttosto consolidata per la sua capacità di combinare efficienza, razionalità e costi di progettazione. “Ci sono ancora molte realtà che spendono tempo e denaro per ricostruire in modo tradizionale la realtà sulla quale devono andare ad operare. Con soluzioni di questo tipo tutto diventa tutto molto più semplice e immediato. La novità è proprio questa: il processo di acquisizione della realtà sta diventando democratico".

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A ben guardare, quello sviluppato da Autodesk e da tutte quelle realtà che credono nel BIM e nelle tecniche di acquisizione della realtà in 3D è un modello di innovazione che punta a cambiare radicalmente il concetto stesso di recupero del patrimonio artistico-culturale. “L’utilizzo di software come questi e l’abbassamento dei costi delle soluzioni di laser scanner permettono alle istituzioni di effettuare quanto meno una digitalizzazione del patrimonio pubblico; un primo passo importante che può rivelarsi cruciale nel momento in cui ci saranno fondi a sufficienza per procedere alle operazioni di restauro". In un periodo di vacche magre, per non dire anoressiche, servono anche input di questo genere per dare alle amministrazioni uno stimolo per tornare a investire nei beni culturali.

 
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