continuity apple
Mytech

Solo Apple per un mese

Viaggio nell’unico ecosistema capace di creare dipendenza. Nel bene e nel male

Quello del giornalista tecnologico è un mestiere complicato, ancorché bellissimo. Il difficile sta nel mantenere l’equilibrio in un mondo pieno zeppo di gadget luccicanti e attraenti. C’è davvero da perdere la testa, ma bisogna darsi un contegno: nel manuale del buon reporter digitale c’è scritto che non bisogna affezionarsi troppo ai prodotti da recensire, che occorre essere equidistanti e, soprattutto, pluralisti. Si prova, si assaggia, si confronta, ci si fa un’idea del perché e del per come un prodotto possa o non possa incontrare i favori del pubblico, poi si richiude tutto nella confezione, con cinismo (e a volte un pizzico di malinconia); quando ci si affeziona troppo a un prodotto significa che è il momento di abbandonarlo e rituffarsi nel grande buffet delle leccornie digitali.

Per una volta, però, decido di disubbidire all’etica del mestiere e mi cimento in quella che non si potrebbe definire altrimenti se non una prova di parte, ai limite dell’integralismo: un mese intero utilizzando solo prodotti e servizi Apple. Null’altro. Un computer fisso (un iMac), un notebook (MacBook Air), un telefono (iPhone 6S Plus) un tablet (iPad Air), uno smartwatch (Apple Watch), un set-top-box per la tv (Apple Tv) e tutto il corredo di servizi e applicativi Made in Cupertino. Tutto il resto del mio patrimonio tecnologico viene chiuso in un ripostiglio: per 30-giorni-30 non avrò altro Dio (tecnologico) al di fuori di Apple. Una prova per capire se, come dicono Tim Cook e soci, quello della Mela è davvero il miglior ecosistema del mondo o se invece c'è di meglio.

Apple David Martyn Hunt

– Credits: David Martyn Hunt @Flickr

I pro e i contro di una dieta a base di "mela"
Dopo essermi “vestito” di tutto punto con gli abiti griffati da Cupertino sono pronto a iniziare la mia prova: ho un mese di tempo per capire se sono a mio agio con gli strumenti che ho addosso. Non è solo una questione estetica, i prodotti di Apple sono fra i più raffinati di tutto il panorama hi-tech, su questo non ci piove - ma di comodità nell’uso giornaliero. I gadget di Apple sono sufficientemente potenti e completi per fare quello che mi occorre? E soprattutto: mi consentono di essere davvero indipendente da applicazioni e servizi esterni?

Passata una certa impasse iniziale dovuta al brusco cambio di abitudini, ho come l'impressione di avere tutto quello che mi occorre: i prodotti Apple sono potenti quanto basta e anche a livello di servizi la scelta è piuttosto ampia. Sostituisco Outlook con Apple Mail, Google Chrome con Safari, Premiere Elements con iMovie e faccio di iCloud il centro di gravità permanente di tutte le mie attività.

Il vantaggio è che tutto è integrato. Posso aggiungere una nota o un appuntamento del calendario sul mio iPhone e ritrovarla sul Mac, sul tablet e sul Watch

Il vantaggio è che tutto è integrato. Posso aggiungere una nota o un appuntamento sul calendario del mio iPhone e ritrovarla immediatamente sul mio Mac, sul tablet e sul Watch; posso pianificare sull'iMac un percorso da fare in bicicletta e inviarmelo sull’iPhone e sul Watch per averlo a portata di mano quando sarò in sella; posso conoscere l’esatta posizione di tutti i miei dispositivi Apple con due clic (quanto basta per accedere alla funzione Trova il mio iPhone) e all’occorrenza decidere di cancellare i dati da remoto.

Lo svantaggio è che non tutte le risposte ai miei bisogni sono profonde come vorrei: Photo, giusto per fare un esempio, è senza dubbio un’applicazione molto comoda per avere tutti gli scatti in unico album condiviso, ma quando si tratta di fare editing c’è di meglio.

Apple Trova il mio iPhone

Nel segno della continuità
Di certo si può dire che Apple abbia lavorato sodo non solo per realizzare dispositivi belli ed efficienti ma anche per creare un vero e proprio legame fra tutti i componenti della sua famiglia. In gergo si chiama convergenza. Se un tempo esistevano due categorie di prodotti nettamente distinti in base al sistema operativo di riferimento - iOS da un lato, Mac OS dall’altro - ora i contorni sono più sfumati; l’esperienza d’uso si è fatta in altre parole più omogenea, quasi svincolata dal tipo di gadget utilizzato. Si parte dalle icone e si finisce con le applicazioni: nell’Apple-pensiero, l’utente deve esser in grado di passare da un iPhone a un Mac, dall’iPad all’Apple Tv, con la stessa facilità con cui si passa dal letto al divano.

Nell’Apple-pensiero, l’utente deve esser in grado di passare da un iPhone a un Mac, dall’iPad all’Apple Tv, con la stessa facilità con cui si passa dal letto al divano.

La summa di questo approccio per così dire "olistico" ha un nome, Continuity, un concetto più che una funzione, un fil rouge che congiunge tutti i gadget Made in Cupertino, siano essi fissi o mobili. Continuity è ciò che permette a un utente Apple di passare da un dispositivo all’altro o di usarli contemporaneamente come se non ci fosse separazione. Così, la chiamata che ricevo sull’iPhone diventa accessibile anche da iPad o da Mac, stessa storia per gli SMS; l’email che stavo componendo sull’iMac compare magicamente sul mio iPhone, pronta per essere “ripresa” da dove l’avevo lasciata. Il supporto fisico non conta più, nell’era della continuità lo smartphone si trasforma in computer, il portatile in telefono, il tablet fa di tutto un po’. Basta attivare il Bluetooth e utilizzare una connessione wireless condivisa, il resto vien da sé.

Il vero limite di Continuity sta nella natura chiusa del sistema: tutto gira finché si rimane fra i confini degli applicativi Apple (Safari, Mail, Pages, Number, Keynote e via dicendo) ma quando si passa alle applicazioni di terze parti l’incantesimo svanisce. Bisogna poi prestare attenzione agli aggiornamenti: tutti i dispositivi Apple devono essere allineati alla stessa versione del sistema operativo altrimenti si rischia il passaggio a vuoto.

 

Fino a che punto un'isola può essere felice?
Ma, in definitiva, cosa manca ad Apple per avere un ecosistema totalmente autosufficiente? Da un punto di vista hardware realizzo che ci sono solo due pezzi del mio necessaire tecnologico di cui sento davvero la mancanza: la mia macchina fotografica e il NAS su cui ho radunato tutto il mio universo digitale.

Sul primo punto è questione di limiti oggettivi. L’iPhone farà pure delle foto sensazionali (considerato che stiamo pur sempre parlando di un telefono) e, particolare non secondario, consente di salvare gli scatti in un contenitore virtuale (Photo) immediatamente condiviso con tutti gli altri dispositivi Apple; ma la reflex resta di un altro pianeta, soprattutto quando si tratta di fare lo scatto da esposizione.

Quanto al NAS il problema non è legato tanto alla capacità di storage disponibile (fra iMac e MacBook Air ho gigabyte a sufficienza per almeno i prossimi 5 anni) ma alla possibilità di avere un repository sempre attivo e accessibile da ogni dove. Ci sarebbe il cloud, o meglio iCloud Drive, ma non è la stessa cosa. Il nuvolone di Apple, ancorché espandibile (basta spendere 1 euro al mese per avere 50GB di spazio extra in aggiunta ai 5 GB di default), non offre le stesse comodità di un hard disk di rete, soprattutto per chi - come il sottoscritto - ha trasferito buona parte della sua collezione video dai supporti fisici (DVD, Blueray) al formato liquido. A dire il vero un prodotto a questo scopo ci sarebbe, ma l’impressione è che Apple, per ovvie ragioni di business, preferisca spingere nella direzione opposta, quella dei servizi online (iTunes e affini generano circa il 10% dell'attuale ricchezza del marchio).

A proposito di servizi: dopo 30 giorni di totale astinenza da applicativi esterni non sono poi così in crisi. Anzi, credo di aver sviluppato una certa dipendenza da tutti quei comfort che Apple ha nascosto fra le sue applicazioni native. E insomma, Safari non sarà forse il miglior browser del mondo, e lo stesso dicasi di Apple Maps per la parte di Mappe, ma la possibilità di godere di tutta una serie di benefit aggiuntivi e interconnessi ha dei vantaggi non indifferenti. Uno su tutti: posso salvare un appuntamento sul calendario del Mac e visualizzare in tempo reale sul Watch le indicazioni stradali per arrivare all’incontro, una vera manna per chi, come me, si ritrova spesso sballottato da una parte all’altra della città.

Conclusioni
Un mese di esilio forzato sull’isola della Mela non mi ha reso una persona migliore o un utente più appagato, però mi ha fatto capire che l’ecosistema di Apple è il più completo e autosufficiente fra quelli presenti sul mercato. Microsoft e Google hanno tante altre belle doti, ma a livello di quantità, qualità e integrazione fra tutte le risorse hardware e software la società di Tim Cook sembra avere una marcia in più.

Certo, l'apertura verso l'esterno è minima se non assente in certi casi, ma in un ambiente così ben arredato si sente davvero la necessità di guardare fuori? Probabilmente no. Tanto che c'è persino chi parla di una prigione dorata, un mondo che pur nella sua sostanziale chiusura risulta talmente confortevole da non farti desiderare altro.

La prima cosa che noto dopo essere tornato al mio vecchio PC dopo 30 giorni di iMac è proprio la mancanza di tutte quelle piccole "sciccherie" che mi semplificavano la vita.Cerco nella cartella di Windows le foto che avevo scattato lo scorso weekend con l’iPhone, ma non le trovo: purtroppo l’integrazione fra iCloud e l’apparato di Microsoft non funziona come dovrebbe. Nella guerra fra sistemi operativi, ormai è chiaro, non si possono fare troppe concessioni al "nemico". Certi lussi sono un affare esclusivo e vanno pagati: non solo con la moneta ma anche con la fedeltà al marchio.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Apple Continuity, ecco come funziona

La prova del sistema della mela che permette di rispondere alle chiamate o inviare sms da Mac e iPad e rendere ogni dispositivo l'estensione dell'altro

Commenti