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Twitter: Il lato oscuro dei social

Commenti violenti, insulti, polemiche gratuite:basta nascondersi dietro a un nickname e avviene l'assurda trasformazione. Da professionisti modello a troll

iStock/Thinkstock/Getty Images

La rabbia corre sul web: espressione utilizzata comunemente e che parla del web come una specie di Grande Fratello che crea mostri anonimi, malumori o insulti contro cui è difficile combattere.

Ma anche nel nostro piccolo, possiamo avere le prove di questa rabbia: per esempio, postiamo semplici riflessioni su FB e subito appaiono commenti, a volte, spiazzanti. Magari di persone che conosciamo ma da cui non ci saremmo mai aspettati una reazione così.

Come se esistesse uno scollamento tra la persona in carne e ossa e la sua identità virtuale.

Peggio ancora se sono anonimi.

Secondo un sondaggio condotto da Pew un quarto degli utenti postano in forma anonima. E più l’età diminuisce e più aumenta l’anonimato: il 40% degli utenti fra i 18 e i 29 anni hanno utilizzato l’anonimato.

A volte, l’anonimato sembra favorire un pensiero creativo: nascondendo la propria identità, le persone non devono preoccuparsi di distinguersi come individui e, magari, osano di più. Ma, purtroppo, questo capita in pochissimi casi.

In genere è l’inciviltà che viene esaltata dall’anonimato. E anche la polemica.

Avete mai notato che questi commenti, in genere, vanno decisamente contro qualsiasi cosa che sia stata postata? Anche al di là di ogni logica.

Ci si sente meno responsabili delle proprie parole e ci si lascia andare. Questo capita soprattutto nei forum o nei blog. E su social come Ask.fm o Twitter, dove spesso c’è l’utilizzo del nickname (vi ricordate Enrico Mentana che si era allontanato da Twitter, lamentando di essere stato travolto da cinguettii pesanti e anonimi?). O peggio ancora, su facebook dove i profili inventati sono all'ordine del giorno.

L’esempio per capirci è semplice: a seconda della situazione che stiamo vivendo ognuno di noi si comporta in maniera diversa.

Se siamo allo stadio o sul lavoro, per esempio, terremo due comportamenti differenti. Lo stesso capita su internet dove la regola è non avere regole.

In altre parole: il web amplifica il nostro lato oscuro. Soprattutto se anonimo.

Quindi ricordatevi: qualsiasi discussione alimenterete su internet, sarete a rischio di insulti.

Ma forse, alla fine, è proprio quello che vogliamo. Scatenare qualcosa, nel bene o nel male. D’altronde famosa è la frase: Non m'importa di come parlino di me, basta che ne parlino (George Micheal Cohan)

E quindi? L’unica cosa è accettare il gioco fino in fondo, non sentirsi offesi e non alimentare la polemica. Rispondere (perché questo è dovuto) con ironia, anche pungente, ai provocatori e farsene una ragione. Ma non lasciarsi mai tirare in mezzo a discussioni interminabili: rischiereste di perdere la pazienza. E, regola d’oro, verba volant scripta manent e il web, lo so a mie spese, non perdona. E non dimentica.

Il vantaggio di questo mondo virtuale è che, se non vogliamo interagire, possiamo evitare di farlo. E ci mettiamo un secondo a eliminare chi ci disturba, cancellandolo dal nostro orizzonte virtuale (di persona, invece, è molto più difficile: vediamo il lato positivo!).

Volete invece innescare una polemica? Ecco le istruzioni: seguite un trend sui social, come Facebook, e scrivete un’opinione contrapposta a quella dell’onda virtuale: aspettate cinque minuti e vedrete che si scatenerà l’inferno. E' fin troppo facile!

E, per finire, una mia curiosità: qualcuno di voi si riconosce nel folle commentatore anonimo e polemico qui sopra descritto?

So che non me lo direte mai, ma lo prendo come un sì.

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