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Facebook ha 2 miliardi di utenti: dove vuole (e può) arrivare?

Dopo l’ennesimo, storico traguardo, il social network di Mark Zuckerberg pensa già alle mosse necessarie per arrivare al terzo miliardo di iscritti

C’è solo una cosa che fa più notizia di un social network capace di radunare 2 miliardi di persone. Ed è la velocità con cui questo processo si è compiuto: 13 anni e qualche mese.

Dal febbraio del 2004 - data in cui Mark Zuckerberg fondò ad Harvard il primo embrione di quello che sarebbe diventato il grande libro dell’amicizia - è stata un’escalation continua: 900 studenti a una settimana dal lancio, 100 milioni di utenti nel 2008, 500 milioni nel 2010, 1 miliardo nel 2012, 2 miliardi oggi.

A conti fatti, ci sono voluti 8 anni per arrivare al traguardo del primo miliardo di iscritti, poco più di tre anni per arrivare al secondo miliardo. La domanda a questo punto sorge spontanea: quanto ci vorrà affinché Facebook arrivi a quota tre miliardi?

Portare Facebook dove Internet è ancora un lusso

Difficile, ma non impossibile, che il trend di crescita possa proseguire a questi ritmi. Anche perché, va detto, i nuovi iscritti vanno cercati ormai col lanternino, nelle zone remote del mondo o in quei Paesi in cui l’infrastruttura di rete non è ancora ai livelli delle nazioni industrializzate.

Mark Zuckerberg e soci, però, hanno studiato con dovizia di particolari tutto quello che può ancora giovare alla causa. Del resto dalle parti di Menlo Park l’acquisizione dei nuovi utenti non è un’attività aleatoria, bensì qualcosa che viene programmato con grande tempismo e meticolosità. Praticamente una scienza, che coinvolge tutti i rami d’azienda, dallo sviluppo del prodotto al marketing, dall’analisi dei dati alla pubblicità.

Il cosiddetto engagement, termine che in gergo social definisce il coinvolgimento degli utenti nelle attività proposte dal network, si conquista così, a piccoli passi, lavorando in maniera trasversale sulle nuove funzioni, così come sul perfezionamento delle vecchie, capendo ciò che piace e ciò che invece non funziona.

Cosa c'è dietro la crescita

Lo si capisce bene scorrendo a ritroso tutte le piccole e grandi novità introdotte da Facebook negli ultimi anni. Pensiamo al cosiddetto Safety Check, il sistema che da un po' di tempo ci consente di segnalare la nostra incolumità durante attentati o disastri naturali, o a Facebook Lite, versione alleggerita del social network destinata a tutti quei paesi nei quali la velocità di Internet è ancora troppo lenta. O ancora al progetto dei droni alimentati ad energia solare con cui il social network vuole portare la connettività in quelle zone del mondo che ancora ne sono sprovviste.

Ciò che accomuna tutti questi progetti disparati - spiega Harry MccCracken su Fast Company - è che il loro successo dipende dalla capacità dell'azienda di combinare la scienza dei dati con una comprensione empatica di ciò che la gente vuole al di fuori di Facebook, un approccio che il team che si occupa della crescita del network ha sviluppato in tempi non sospetti e che continua ad applicare alle nuove risorse.

Ma la sfida, ora, è anche qualitativa

È grazie (anche) a queste iniziative che il social network punta a diventare un vero e proprio global network. Ma non solo. Sono in molti a pensare che la strada che porta al terzo miliardo di utenti non potrà prescindere dalla cura degli aspetti qualitativi della piattaforma. Il compito che attende Mark Zuckerberg e soci in questo senso è molto chiaro: migliorare tutte le dinamiche di interazione che in questi anni si sono rivelate un po’ traballanti, dalle fake news all’identificazione delle attività terroristiche, dalla condivisione di contenuti inopportuni alla protezione dei dati personali.

Per riuscirci ci sarà bisogno di maggiori investimenti nelle persone, di una bella dose di intelligenza artificiale, ma anche delle continue segnalazioni degli utenti. Perché è evidente: gestire un continente popolato da 2 miliardi di persone non è una cosa che si può fare mettendo quattro "poliziotti" agli angoli delle strade.

Facebook può diventare la nuova TV?

Ma come sarà Facebook se e quando arriverà al terzo miliardo di iscritti? Sono in molti a scommettere che la prossima grande rivoluzione del social network sarà quella dei contenuti video. Il che non vuol dire (solo) competere con YouTube - forse l’unico vero social network mai partorito da Google - ma anche cimentarsi in tutte quelle attività che fino ad oggi sono state di pertinenza quasi esclusiva della televisione.

Su questo fronte lo staff di Menlo Park ha annunciato l’arrivo entro la fine dell’anno di nuova applicazione mobile che permetterà ai cosiddetti creators di produrre e pubblicare in tempo reale i propri contenuti video, con la possibilità di monitorare le performance.

Ma c'è di più. È di queste ore la notizia di un accordo con Fox per la trasmissione in diretta streaming (per il momento solo negli Stati Uniti) di una dozzina di match della prossima Champions League. Se non è il tentativo di mettere sotto scacco la tv, poco ci manca.

Nessun rivale all'orizzonte

Una cosa è certa. Al momento attuale non si vede chi e come possa contendere a Facebook il dominio dello spazio social. Google sembra aver mollato il colpo dopo l’esperimento non esaltante di Google+, Microsoft sembra essersi accontentata del controllo del bacino professionale; quanto alle piattaforme emergenti, quelle che non sono state acquisite (vedi Snapchat) sono state marcate a uomo con funzionalità ricopiate in carta carbone.

La sfida di Facebook, verrebbe da dire, è più con se stessa che contro qualsiasi altro competitor.

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