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Facebook può renderti stupido, soprattutto se sei un narcisista

Un nuovo studio rivela che il tempo che passiamo ad abbellire il nostro profilo Facebook produce un'iniezione di autostima che ci porta a tralasciare quelli che sono i nostri doveri e obiettivi reali

Facebook Narcisism

– Credits: cristoph_aigner @ Flickr

Hai iniziato a usare Facebook per tenerti in contatto con amici, parenti e conoscenti, o perché ti piaceva poter ficcare impunemente il naso nelle vite altrui, o perché c’era ‘sta ragazza che non sapevi come abbordare. Qualunque sia il motivo che al tempo ti ha spinto a ormeggiare il tuo barcone sul social network, negli ultimi anni il tuo comportamento sulla piattaforma è cambiato. Ti interessa sempre meno degli altri, e sempre più di te stesso, e allora finisce che passi intere ore ad abbellire il tuo profilo, calibrando al millimetro le foto, le tag, i contatti, le menzioni, gli altisonanti status, stregato da un narcisismo a buon prezzo che, in ultima analisi, ti sta rendendo un fallito.

Quello che potrà sembrarvi un mio altezzoso giudizio sommario, è in realtà la conclusione a cui sono giunti la dottoressa Catalina Toma e i suoi colleghi della University of Wisconsin-Madison, dopo aver condotto uno studio su 159 studenti universitari.

Lo studio è stato condotto con due diversi obiettivi. Il primo: valutare in che modo la gestione del proprio profilo Facebook influisca sull’autostima e sulla percezione che l’utente ha di sé. Il secondo: valutare in che modo influisca invece sulle capacità cognitive del soggetto in questione. I risultati sono piuttosto illuminanti.

Come prima cosa, ai 159 studenti è stato chiesto di passare cinque minuti a esplorare il profilo Facebook di un altro partecipante all’esperimento (uno sconosciuto), successivamente è stato loro chiesto di passare cinque minuti a curare il proprio profilo come fanno sempre. Dopo ognuna di queste micro-sessioni ogni soggetto è stato sottoposto a due tipi di test.

Il primo era un test d’associazione implicita, comunemente utilizzato per valutare l’attitudine delle persone verso gli altri e verso sé. Calcolando il tempo che ogni studente impiegava per associare un aggettivo qualificativo a una visione positiva o negativa della propria persona, i ricercatori hanno stimato che l’esposizione al proprio profilo Facebook risultava il più delle volte in una sostanziale iniezione di autostima, cosa che invece non avveniva dopo che il soggetto aveva visitato il profilo di un altro partecipante. La spiegazione è abbastanza intuitiva: in genere gli utenti Facebook tendono a curare il proprio profilo in modo da consegnare al mondo esterno un’immagine edulcorata di sé, conservando solo le foto in cui escono meglio e scremando tutti quei dettagli che invece potrebbero suggerire difetti o aspetti della propria personalità non graditi. È chiaro perciò che nel guardare il proprio profilo Facebook, la maggior parte dei soggetti si è trovato a guardarsi rifratto in uno specchio parecchio indulgente, capace solo di riflettere l’immagine migliore di sé.

Ma il risultato più interessante è emerso dal secondo test, quello utilizzato per valutare le capacità cognitive dei soggetti dopo l’esposizione a Facebook. Dopo le due sessioni di social networking, a ogni studente è stato chiesto di contare alla rovescia partendo da 1.978 e sottraendo -7 ogni volta. Coloro che avevano appena osservato il proprio profilo Facebook si sono dimostrati il 15% più lenti nella conta, ottenendo una performance significativamente inferiore. Ciò, secondo i ricercatori, sarebbe indice del fatto che la gratificazione che otteniamo guardando le nostre foto più riuscite va a soddisfare in parte quell’urgenza di auto-realizzazione che solitamente ci spinge a concentrarci maggiormente su un esercizio o nella realizzazione di un obiettivo.

I risultati dimostrano che la cura del proprio profilo Facebook esercita un’influenza sia sulla considerazione che gli utenti hanno di sé, che sui loro conseguenti processi cognitivi” si legge nello studioQuesta ricerca evidenzia i modi sottili ma potenti in cui la nostra identità virtuale può influenzare quella offline.

Negli ultimi mesi sono apparsi diversi studi che puntano a studiare le implicazioni psico-sociali di un utilizzo abituale di Facebook, alcuni dimostrerebbero che Facebook ci fa sentire più soli e depressi , altri si concentrano sulla sua capacità di dare dipendenza , quello di Catalina Toma e colleghi invece vorrebbe dimostrare che Facebook è diventato una moderna, masturbatoria scorciatoia alla realizzazione personale.

Naturalmente, ognuno di questi studi non va preso in modo categorico, deve piuttosto servire a darci degli spunti di riflessione sull’impatto che l’ubiquità di social network e piattaforme di interazione web può avere sulla nostra psiche e sul modo in cui ci rapportiamo all’altro.

Perciò, se davvero passi ore a imbellettare il tuo profilo Facebook, non è necessariamente detto che diventerai un fallito. Però, ecco, magari concedere un po’ meno spazio al narcisismo virtuale potrebbe aiutarti a concentrarti meglio su quello che vuoi fare (e diventare) nella vita lontano dallo schermo.

 
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