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Così Facebook diventerà la nuova Second Life

Nel 2025 il progetto che teletrasporterà gli iscritti in un mondo virtuale, specchio di quello reale. Ecco come

Ricordate Second Life, quel mondo virtuale a cui si accedeva tramite computer e dove si poteva far interagire il proprio avatar con quello di altre persone in carne ed ossa collegate da ogni parte del mondo? Bene, Zuckerberg vuole far diventare Facebook una sua continuazione, anzi qualcosa in più. Entro il 2025 infatti potremo utilizzare i tanto attesi Oculus Rift, gli occhialini con cui vivere esperienze di realtà virtuale, per immergerci in un Facebook concreto, o almeno una parvenza di quello che potrebbe essere se avessimo la possibilità di interagire faccia a faccia, sempre e dovunque, con gli amici della rete.

Il funzionamento non ha granché di sensazionalistico perché si basa su tecnologie che abbiamo già: si prendono un paio di Oculus, si accede al portale con email e password e si comincia a vagare per ambienti riprodotti in tre dimensioni, dove poter incontrare amici e parenti che stanno usando il social alla stessa maniera, ovvero con i visori della società acquistata a marzo del 2014.

Oltre Second Life

Quello che cambia riguarda il tipo di interazione e di integrazione che il mondo virtuale avrà con quello reale. Se siete mai stati su Second Life ricorderete la sensazione di essere dentro un videogame o poco più. Camminare, parlare con gli altri, edificare appartamenti e scambiarsi la moneta virtuale era un ludico passatempo, spesso fine a sé stesso e anche le aziende che avevano scommesso sul successo dei linden (il soldo di Second Life) avevano rapidamente fatto marcia indietro per non rischiare di perdere somme ingenti in un business creato forse in anticipo e ancora non maturo.

Azione virtuale, risultato concreto

Quello che ha in mente Facebook è decisamente più lungimirante. Dentro il mondo riprodotto in 3D ci saranno case, uffici, negozi e in generale i principali punti di incontro di una città. Ci si potrà sedere alla scrivania del proprio studio per scrivere un’email con un’interfaccia identica a quella del computer personale e inviarla sul serio ai destinatari. Non sarà strano editare un documento in Word, terminare una presentazione per un prossimo incontro di lavoro o acquistare un videogame o la rivista preferita in versione digitale, da ritrovare poi sul vero computer o nella cassetta della posta telematica.

A quel punto cosa distinguerà il reale dal digitale? O meglio: chi potrà dichiarare che un mondo è più importante dell’altro?

Più reale del vero

Al di là delle dispute ideologiche è chiaro che gli Oculus si pongono come game changer, ovvero l’innovazione fondamentale di un nuovo tipo di comprendere e approcciare l’informatica. Facebook VR potrà esserne solo una dimostrazione, probabilmente la più discussa per il bacino di utenti a cui si riferisce ma sono già tanti gli esempi di come il connubio tra oggetti organici e riprodotti può dar vita ad esperienze diverse, sia in un contesto di intrattenimento che professionale.

Il germoglio di HP

L’ultimo è HP Sprout, il computer che l’azienda statunitense ha mostrato di recente anche in Italia. Grazie ad una serie di telecamere poste su un piedistallo, il contenuto mostrato sullo schermo viene riprodotto in basso, in corrispondenza dello spazio che dovrebbe contenere tastiera e mouse. In questo modo non c’è bisogno di periferiche visto che l’interazione con gli elementi avviene in maniera diretta, toccandoli sulla superficie dove sono proiettati. Ogni modifica reale ha una conseguenza sul file digitale, che esce letteralmente dal display per popolare gli ambienti in tre dimensioni. 

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