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Smartphone & Tablet

Smartphone a scuola: sono utili per imparare

Usare indiscriminatamente il telefonino in classe ha effetti disastrosi sulle verifiche. Funziona invece se SMS e tweet riguardano l'argomento della lezione

È più o meno da quando esistono i telefonini che alcuni psicologi dell’apprendimento si interrogano su un dilemma: portarsi il cellulare a scuola può influire negativamente sull’apprendimento? Il  quesito è apparentemente ovvio: certo che può influire negativamente; se passi ore a messaggiare con i tuoi amici, non presti attenzione alla lezione, se non presti attenzione non prendi appunti, se non prendi appunti fai più fatica a studiare (a meno che te li prestino) e alla fine prendi brutti voti.

Ma a quanto pare la questione non riguarda tanto il fatto che uno studente non presti attenzione alla lezione (quello succedeva anche prima dell’arrivo dei cellulari), quanto la sua capacità di concentrarsi e di archiviare informazioni in maniera efficace. È naturale che un ragazzo abituato a destreggiarsi in un multitasking continuo, pur essendo un bravo studente, possa avere la tendenza a gestire contemporaneamente le sue conversazioni digitali e la lezione del suo professore.

La domanda a questo punto diventa: Tenere telefonini e tablet sotto il banco può creare un problema di concentrazione? E la risposta, stando a uno studio appena pubblicato dalla Communication Education, è: dipende.

Per valutare l’impatto di SMS e tweet sull’apprendimento, Jeffrey H. Kuznekoff e i suoi colleghi hanno monitorato il comportamento in aula di due gruppi di studenti: al primo veniva consentito di comunicare con altri studenti trattando di argomenti non inerenti alla lezione; al secondo veniva data la possibilità di interagire con altri studenti o con il professore, utilizzando tweet e messaggi inerenti alla lezione in corso. Alla fine dell’esperimento, ai due gruppi veniva chiesto di sottoporsi a un test a domanda multipla sull’argomento trattato dal professore.

I risultati hanno dimostrato che gli studenti del primo gruppo conseguivano voti del 17% inferiori rispetto a quelli del secondo gruppo, e che la qualità dell’apprendimento era inversamente proporzionale alla frequenza con cui avevano utilizzato il proprio telefonino.

Questo dato è importante perché circoscrive il problema a una questione di concentrazione: gli studenti che messaggiavano e twittavano su argomenti inerenti alla lezione non distoglievano l’attenzione dal discorso del professore, di fatto l’utilizzo del telefonino non comportava una distrazione, anzi si rivelava complementare al processo tradizionale di apprendimento.

Posto dunque che i dispositivi mobile possano risultare utili anche all’interno della classe, le domande che bisogna porsi sono altre: In che modo promuovere l’utilizzo di cellulari e tablet all’interno della classe scolastica senza alimentare ulteriormente la pericolosa tendenza al multitasking? E comunque: a partire da che età è il caso di sperimentare questo nuovo tipo di approccio?

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