Che Lg fosse capace di realizzare telefoni di fascia alta non lo scopriamo certo oggi. Sono almeno quattro anni - più o meno dall’uscita del G2 - che la società coreana dimostra di poter competere ad alti livelli con tutte le stelle del firmamento hi-tech.

Il problema è semmai un altro. Riuscire a colmare quel gap che ancora la separa dai marchi più blasonati, Apple e Samsung in testa. Prendiamo il nuovo G6, ad esempio. Sulla carta ha tutto, ma proprio tutto per essere considerato il miglior telefono Android: design, impermeabilità, potenza, versatilità. Eppure, sul piano dell’appeal, non si può certo dire che parta alla pari con prodotti più celebrati, come il Samsung Galaxy S8 e l’iPhone 7.

Che sia un problema di marketing o di certe scelte un po’ azzardate del passato (su tutte quella del telefono modulare), poco importa. Lg vuole cambiare rotta. Vuole convincere l’utente medio che il suo prodotto di punta non ha nulla da invidiare alla concorrenza. Anzi.

Si spiega così la scelta di abbandonare tutti gli esperimenti più o meno osé che hanno caratterizzato la recente produzione della casa - moduli, appunto, ma anche schermi curvi, materiali alternativi (pelle) – e di puntare al sodo. Il risultato è questo G6, un dispositivo che potremmo definire come la perfetta sintesi fra ciò che di buono e di meglio si è visto negli ultimi tempi - in casa Lg, ma non solo - a un costo (749 euro) che non passa certo inosservato.

In questa recensione vi raccontiamo come va.

 

Lg G6: design
Cominciamo dal design, completamente rivoluzionato rispetto al G5. Messa in naftalina l’idea del telefono modulare, si torna al classico, con un progetto stilistico dalle linee pulite, essenziali, quasi scolastiche.

La qualità dei materiali (perlopiù alluminio e vetro) è di buon livello, ma ancor più confortante è la sensazione all’impugnatura. Il G6 sta in mano che è una meraviglia: né piccolo, né grosso, leggero ma non impalpabile, e senza quell’effetto saponetta che altrove fa più danni che un elefante in un negozio di cristalli.

A proposito. Il G6 è anche impermeabile, il che significa che possiamo portarlo al mare, in piscina o in un qualsiasi altro luogo “bagnato” senza particolari timori: il trattamento IP68 cui è stata sottoposta la scocca (e i connettori) assicura infatti una tenuta fino a una profondità di circa un metro e mezzo per un tempo massimo di 30 minuti.

LG G6

– Credits: Roberto Catania

Davanti è tutto display
Se l’ergonomia funziona è anche merito della particolare conformazione della cornice, ridotta all’osso per lasciare più spazio all’esperienza “touch”. Detto in altre parole: in un corpo grande più o meno come quello del suo predecessore, il nuovo flagship di Lg è in grado di offrire circa l’11% di superficie utile in più

"È come avere un telefono da 5.7 pollici in un corpo da 5,2 pollici", ci avevano detto i responsabili di Lg in fase di presentazione. Affermazione che - ora possiamo dirlo a ragion veduta - va presa seriamente: impugnando il G6 si ha come l’impressione di entrare nella casa di sempre ma con tetti e muri allargati.

È un benefit che si percepisce soprattutto quando si tratta di guardare film e contenuti multimediali, nonché operare in multitasking: utilizzando la modalità multiwindows di Android Nougat, per dire, ci accorgiamo ad esempio di avere spazio a sufficienza per giostrare due riquadri separati senza troppi compromessi.

Lg G6 multiwindow

Un telefono senza barriere (anche nell'apprendimento)
Ok, ma display a parte, come se la cava questo G6 nell’utilizzo quotidiano? Egregiamente, e ci vuole poco per capirlo. Giusto il tempo di smanettare un po’ fra i vari menu e sottomenu e cimentarsi con le applicazioni più impegnative.

Veloce, reattivo, facile da usare: il G6 è quel genere di dispositivo che farebbe sentire a suo agio anche chi proviene da altri sistemi operativi (Apple iOS, BlackBerry, Windows Phone). Ciò è dovuto perlopiù all’ottimo lavoro di sintesi effettuato dai tecnici Lg, soprattutto sul versante software: il G6 sembra voler mettere a sistema l’esperienza Android (qui nella versione 7) con le migliori pratiche sviluppate dagli altri produttori: c’è un po’ di iOS, un po’ della EMUI di Huawei, qualche elemento persino dalla TouchWiz dei cugini rivali di Samsung. Il tutto, condito dalle immancabili funzionalità esclusive, come quelle della fotocamera (ne parleremo più avanti, in maniera più dettagliata).

A voler a tutti i costi trovare un difetto, si potrebbe recriminare un hardware non sempre all'altezza, soprattutto se si considera la fascia di prezzo nella quale il G6 è stato collocato: il processore (Qualcomm 821) è di ottimo livello ma non rappresenta lo stato dell’arte della tecnologia Qualcomm; la batteria, da 3.300 mAh, si limita a fare il suo compito (arrivare a sera senza problemi) ma senza andare oltre; peccato anche per l’assenza del convertitore DAC Quad-HIFI (presente invece nella versione venduta in Asia) e del caricatore wireless (riservato invece alla sola versione statunitense).

LG G6

– Credits: Roberto Catania

Fotocamera: il bello del grandangolo 
Anche il comparto fotografico non presenta grossi stravolgimenti rispetto al passato. A conti fatti, l’unica vera novità è rappresentata dall’upgrade del secondo obiettivo, quello grandangolare, migliorato nella risoluzione (13 megapixel, la stessa della fotocamera standard) ma soprattutto nella gestione delle aberrazioni. Quel vistoso fenomeno di distorsione ai lati presente sul G5 sembra un lontano ricordo.

Più in generale potremmo dire che lo stacco fra le due fotocamere posteriori - quella principale e quella grandangolare - ora non si percepisce più. Si tratta semplicemente di scegliere quanta porzione di scena inquadrare (per farlo è sufficiente utilizzare il selettore con l’immagine dei pini sulla parte alta dell’interfaccia fotografica), al resto ci penserà il G6, gestendo ed elaborando l’immagine senza soluzione di continuità.

Fra le opzioni anche un'app per creare collage fotografici
L’importante è avere a mente le differenze nel formato di scatto: se vogliamo rivedere le foto a tutto a schermo (utilizzando cioè tutti centimetri messi a disposizione dal nuovo display a 18:9) dobbiamo essere consapevoli che andremo a perdere dei dettagli. La fotocamera del G6 si basa infatti su un sensore 4:3; significa che tutto ciò che va fuori da questo formato (dunque anche il 18.9) sarà effettuato tramite un ritaglio con ridimensionamento automatico, con conseguente perdita di dettaglio rispetto all'originale. Il consiglio per chi volesse avere la foto alla massima risoluzione è pertanto quello di scattare in 4:3: il risultato sarà meno spettacolare da (ri)vedere sul display, ma sul piano della risoluzione la foto sarà qualitativamente migliore.

 

Sempre in tema di fotocamera, non vanno trascurate tutte le varie migliorie apportate sul piano dell’interfaccia fotografica. Lg ha lavorato in modo particolare sulla semplificazione delle operazioni di produzione e post-produzione: utile in questo senso il blocchetto per la condivisione che appare immediatamente dopo lo scatto, e il tab per la regolazione fine dell'audio che si può attivare quando si utilizza la videocamera in modalità manuale.

Lg G6 audio

Da valutare positivamente è anche l'avvento di una nuova app nativa denominata Fotocamera quadrata che permette di realizzare veri e propri collage multimediali (fino a un massimo di 4 foto o video) senza passare da applicativi esterni. Un bel benefit per chi utilizza Instagram o, più in generale, per chi ama aggregare contenuti visual per raccontare storie.

LG G6

– Credits: LG

Conclusioni
Missione compiuta. Se l’obiettivo era quello di allinearsi con gli altri top di gamma Android, Lg può ritenersi soddisfatta: il nuovo G6 non sfigura accanto a tutti i vari mostri sacri del settore. Anzi. Su certi fronti - si pensi ad esempio all’ottimo lavoro di scrematura delle cornici - si può persino dire che la società coreana sia in anticipo sui tempi.

Le uniche perplessità riguardano il prezzo, forse un po’ elevato in relazione al valore complessivo - alto ma non altissimo - delle risorse hardware impiegate. A 749 euro c’è il rischio, concreto, di essere snobbati da tutta quella frangia di utenti che sarebbero disposti a cambiare parrocchia solo dinnanzi a una proposta economicamente più vantaggiosa.

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