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Paradosso phablet: se lo smartphone è troppo grande, te ne serve un altro

Un telefonino da collegare al tuo smartphone, sembra l'idea più stupida del mondo, e invece HTC ha deciso di lanciare sul mercato HTC mini, il primo telefonino che nasce come comprimario

Htc mini

– Credits: (angu.com)

Qualche anno fa, quando l'iPhone aveva già cominciato a rimodellare il concetto stesso di telefono cellulare, capitava sovente di ascoltare una battuta che recitava più o meno così: “Vedrai, fra un po' faranno un telefonino con cui potrai fare di tutto, tranne telefonare.” Oggi, con la mania phablet che comincia a prendere quota , quella battuta fa molto meno ridere.

Soprattutto se un giorno ti svegli e scopri che HTC ha deciso di commercializzare un telefonino minimale, dotato solo di schermo e tasti, da accoppiare a uno dei suoi ultimi smartphone giganti. Praticamente, un telefonino per il telefonino. Non sto scherzando. Si chiama HTC mini, ha le dimensioni di un telecomando da hi-fi ed è stato ideato specificamente per tutte quelle persone che scuciranno diverse centinaia di euro per acquistare un HTC Butterfly (o HTC Deluxe, dipende dalla nazione in cui è venduto), un megafonino da 5 pollici che difficilmente entrerà in una tasca.

L'HTC mini funziona così. Una volta acquistato, lo dovrai accoppiare al tuo Butterfly grazie al supporto NFC, da lì in poi avrai in tasca una sorta di telecomando bluetooth a schermo monocromatico per il tuo smartphone, un dispositivo che ti permetterà di leggere e-mail, notifiche, funzionalità di calendario, telecomandare un dispositivo a cui Butterfly è connesso e, naturalmente, effettuare telefonate. Il nuovo dispositivo è stato anche programmato in modo da poter essere utilizzato per rintracciare il tuo Butterfly quando non ricordi dove l'hai appoggiato (sostanzialmente, fai squillare il tuo phablet). Rimane da capire se sarà possibile anche fare il contrario, dal momento che è più probabile perdere un telecomando di dubbia utilità che uno smartphone gigante che costa una fortuna.

Sebbene una soluzione simile appaia un poco ridicola, lo stesso potrebbe non valere per il mercato asiatico, l'unico che (per ora) ha la certezza di veder comparire sugli scaffali dei negozi il telecomando per smartphone. Non è un caso, stando al Wall Street Journal , esiste già una porzione di utenza (donne prevalentemente) che tende a portarsi dietro due dispositivi diversi: uno smartphone in borsa, un telefonino in tasca. La soluzione proposta da HTC rientra probabilmente in quest'ottica.

Se però proviamo a superare l'imbarazzo iniziale, l'idea di accoppiare a un phablet un dispositivo più semplice (e magari indossabile) per utilizzarlo da remoto, non è del tutto stupida. Magari sei in viaggio, con uno zaino in spalla, o sei seduto nello scompartimento di un treno e il tuo Galaxy Note è al sicuro dentro la tua valigia nella cappelliera, a volte hai solo bisogno di controllare le email o semplicemente di essere rintracciabile, e tenere sempre un phablet in mano è quantomeno scomodo.

Perciò, anche se dalle nostre parti probabilmente non vedremo mai un HTC mini (almeno lo spero), è assai probabile che vedremo apparire sempre più smartwatch. L'idea di indossare al polso un'estensione del proprio smartphone e di poterla utilizzare con comodità è sicuramente vincente, lo dimostra innanzitutto l'enorme successo riscosso da Pebble , ma anche l'interesse che sempre più aziende stanno concentrando su prodotti di questo tipo.

Proprio in questi giorni ha cominciato a circolare un'indiscrezione secondo cui Google starebbe seriamente pensando di lanciare un proprio smartwatch , dotato di un generoso touchscreen che consenta di accedere a diverse app senza dover recuperare il proprio smartphone.

Ma volendo guardare un po' più in là, sulla linea d'orizzonte di Mountain View si sta affacciando un futuro in cui i dispositivi indossabili non saranno più comprimari degli smartphone, li sostituiranno. Stiamo parlando di Project Glass, un progetto su cui Google sta investendo molto e che oggi verrà per la prima volta sottoposto all'attenzione degli sviluppatori .

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