Smartphone & Tablet

HaptoMime, il primo touchscreen che non si può toccare

Arriva il primo display olografico capace di dare sensazioni tattili. Ecco come funziona

haptomime

– Credits: HaptoMime

Era solo questione di tempo. Chiunque si diletti a immaginarsi i futuri sviluppi del panorama tecnologico si sarà ritrovato a chiedersi che fine farà il touchscreen se davvero, come prevedono Google e Microsoft, la tecnologia diventerà sempre meno ingombrante, fino quasi a scomparire. Se al posto degli smartphone avremo degli smartocchiali, se il controllo vocale sostituirà i comandi digitali, che fine faranno i display touch?

Yasuaki Monnai, a capo di un team di ricerca dell’Università di Tokio, una risposta l’ha trovata: il touchscreen del futuro sarà olografico e non ci sarà nemmeno bisogno di toccarlo.

Messa così sembra la solita sparata per attirare l’attenzione dei lettori. In realtà non c’è un modo diverso in cui metterla. Perché se è vero che altri team di ricerca hanno provato a fare qualcosa di simile, è la prima volta che qualcuno presenta un prototipo di display olografico non solo funzionante, ma anche sensato.

Grazie a un sistema di superfici riflettenti, HaptoMime consente all’utente di visualizzare una serie di immagini che galleggiano a mezz’aria. Fin qui, niente di speciale: gli ologrammi esistono da tempo. La particolarità di HaptoMime consiste piuttosto in un sistema congiunto di sensori a infrarossi ed emettitori di ultrasuoni che permettono a un software di capire in che posizione si trova la mano di un utente e di simulare una sensazione tattile quando le sue dita incontrano l’immagine olografica.

Come si può vedere nel video qui sotto, HaptoMime garantisce un’accuratezza sufficiente a suonare un piano olografico utilizzando entrambe le mani e una definizione sufficiente a visualizzare correttamente un testo in Times New Roman corpo 6.

Tra le possibili applicazioni immaginate dal team di Monnai ci sono display pubblici che non dovendo essere toccati, possono essere utilizzati anche indossando guanti o con le mani bagnate, e che possono provarsi più sicuri in caso di situazioni rischiose in cui è bene ridurre al minimo le interazioni con superfici esposte.

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