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BlackBerry Leap, la recensione

Dietro un look un po’ anonimo si nasconde uno smartphone di grande sostanza. A un prezzo finalmente accessibile

BlackBerry is back. Svaniti i sogni di gloria di inizio decennio (primo fra tutti quello di poter competere ad armi pari con Apple e tutti gli altri giganti dell'elettronica di consumo), passata la tormenta dei mercati finanziari (il titolo della società sembra essersi stabilizzato fra i 7 e i 10 dollari per azione), l'ex RIM è tornata a fare quello che le è sempre riuscito meglio: sviluppare dispositivi mobili semplici ed efficienti.

I primi due indizi - quelli che notoriamente fanno una prova - erano arrivati già lo scorso anno con l’uscita del Passport e del Classic. A rassicurare definitivamente gli animi degli aficionados del marchio ci pensa ora questo nuovo Leap, uno smartphone dal design meno personale rispetto ai suddetti ma dal rapporto qualità-prezzo mai così interessante (almeno per un prodotto della Mora).

 

Un full-touch che punta al sodo
Eppure, specifiche alla mano, si direbbe il contrario. Sulla carta il Leap è quel genere di terminale che si presenta con un curriculum senza infamia e senza lode: schermo da 5 pollici da 1280 x 720 pixel, processore dual core, 2 giga di RAM, fotocamera da 8 megapixel. Per dire.

Ma, ormai lo abbiamo capito, le caratteristiche tecniche sono un po’ come i soldi: non fanno la felicità. I tecnici della casa canadese lo hanno capito, così come hanno compreso l’importanza di tutti quei particolari che BlackBerry negli ultimi anni sembrava aver trascurato.

Citiamo a titolo di esempio tre funzioni - la fotocamera, l’interfaccia vocale e il navigatore - maltrattati o addirittura assenti nei terminali della precedente gestione e oggi finalmente curati con tutti i crismi.

La tastiera? Semplicemente insuperabile
Insomma, lo avrete già capito, il BlackBerry Leap non ha nulla da invidiare a tutti quei telefoni prezzati con lo stesso cartellino (299 euro). Anzi. Ci sono molti aspetti per i quali questo telefono dimostra di essere una spanna sopra gli altri.

Quando si tratta di scrivere, ad esempio, la tastiera Blackberry si conferma la più precisa, rapida e soprattutto intelligente del mondo, e lo stesso dicasi per ciò che riguarda la gestione centralizzata della messaggistica: piuttosto che tante scatole separate, il marchio canadese opta per un hub unico nel quale far convergere tutti i messaggi provenienti da piattaforme diverse (email, SMS, BBM, WhatsApp e LinkedIn compresi).

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Un sistema operativo stabile...
Due settimane di prova ci permettono anche di dire che BlackBerry ha risolto tutti i piccoli e grandi problemi di stabilità del suo sistema operativo (BlackBerry 10). La versione del software che equipaggiava il nostro esemplare (la 10.3.1) non si è mai inchiodata, né riavviata, segno che forse dalle parti di Waterloo hanno lavorato sodo sui bugs.

Da sottolineare, sempre restando in materia di software, l’ottimo lavoro svolto sul versante delle impostazioni: il BlackBerry Leap è quel genere di smartphone che può essere configurato fino all’ultimo capello. Se per esempio siete ossessionati dai consumi della batteria, sappiate che potete persino limitare le prestazioni massime della CPU e le interazioni avanzate.

...ma povero di app
Meno convincente è la parte relativa alle applicazioni di terze parti. Intendiamoci: se - come il sottoscritto - siete quel genere di utente che utilizza la solita manciata di app non avrete problemi. Ma se amate il download selvaggio e pensate che il Leap possa esaudire ogni vostro desiderio riguardo ai servizi online siete fuori strada.

BlackBerry World (il bazar ufficiale delle app BlackBerry) e Amazon App Store (quello secondario, basato su una versione ricucinata dello store Android) messi insieme non fanno il catalogo di un Apple Store o di un Google Play Store. Delle 10 applicazioni must-to-have che abbiamo cercato (Google Maps, Instagram, Zynga Looney Toones, Google Play Music, Waze, Deezer, Forza Football, Moovit, Fitbit, Geometry Dash) il 50% è risultato introvabile.

 

Conclusioni
Nella fascia più calda del mercato (quella degli smartphone sotto i 300 euro) il BlackBerry Leap ci può stare eccome. Perché fa (bene) tutto quello che si chiede a un telefono al passo coi tempi - telefonare, scrivere, mandare email e messaggi, gestire le chat e i social, fotografare e durare a lungo - e lo fa in modo molto personale, grazie a un sistema operativo che sembra finalmente aver trovato la quadratura del cerchio.

Certo, il ventaglio delle applicazioni non è quello che si può trovare sui millemila cellulari Android di questa categoria, ma per chi punta alla sostanza questo potrebbe essere solo un dettaglio. Anche perché - non bisogna dimenticarlo - alla lunga un BlackBerry resta più “pulito” e leggero rispetto alla media dei terminali motorizzati Google.

In definitiva: uno smartphone che si posiziona un gradino sopra rispetto al terminale full touch più riuscito dell’ultima generazione della casa (il BlackBerry Z10) e per di più alla metà del prezzo.

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