L’Apple Watch è cambiato, ma non vi incaponite a trovare le differenze (tante quelle attese sulla terza generazione). La linea di demarcazione che separa il “vecchio” dal nuovo non è visibile a occhio nudo, bisogna guardare sotto il display, laddove si celano tutte quelle piccole e grandi funzioni che fanno del nuovo smartwatch di Cupertino un oggetto più smart, più ricco, in una parola più maturo. L’impermeabilità, ad esempio.

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Il secondo capitolo dell’orologio intelligente secondo Apple si segnala anche e soprattutto per questo: per la possibilità di andare sott’acqua, fino a una profondità massima di 50 metri. Non sarà forse la killer application dei nostri sogni, ma è di sicuro un benefit di cui tenere conto. Sia perché significa poter andare al mare, o in qualsiasi altro luogo più o meno umido, senza togliersi l’orologio di dosso; sia soprattutto perché ci consente di tenere traccia delle nostre attività sportive (o presunte tali) in acqua. 

Per capirne di più abbiamo portato un Watch 2 in piscina per un rapido test sul campo, o meglio, in vasca. Qui di seguito le nostre impressioni.

 

Dalle vasche alle calorie bruciate: cosa ci dice il Watch
Indossato il Watch 2 - oltre al kit balneare d’ordinanza (cuffia, costume, occhialini) - siamo pronti a tuffarci. L’orologio di Apple ci accompagnerà per una tranquilla sessione domenicale di allenamento: una cinquantina di vasche da completare in stili misti (libero, rana, dorso, solo gambe, solo braccia).

Per monitorare la performance ci avvaliamo dell’app nativa di Apple (Allenamento), arricchita nella nuova versione con un'opzione completamente dedicata al Nuoto in piscina. Si tratta, nei fatti, di una modalità di fitness tracking calibrata ad hoc per le sessioni di nuoto indoor (esiste anche una seconda opzione nuoto in acqua libera) e che permette fra le altre cose di tenere traccia della distanza percorsa (espressa in metri o in vasche), del tempo impiegato, del battito cardiaco e delle calorie bruciate. Per avviare il rilevamento di questi paramentri non dobbiamo fare altro che impostare la lunghezza della vasca (25 metri) e l’obiettivo dell’allenamento (si può anche lasciare “libero”), a quel punto possiamo partire. 

Apple Watch 2 Piscina 4

I pro...
Avere uno smartwatch dotato di funzionalità “natatorie” ha un duplice vantaggio: da un lato consente di monitorare i parametri sensibili (numero di vasche e tempo impiegato su tutti) durante l’allenamento, dall’altro può essere sfruttato per avere un quadro generale delle prestazioni al termine della sessione.

Sul piano della misura, si può dire che l’Apple Watch 2 sia piuttosto affidabile. L'accuratezza sulla distanza percorsa, ad esempio, è nell’ordine di qualche metro (in difetto): il numero di vasche completate, in pratica, si aggiorna qualche metro dopo aver toccato il bordo vasca (ai più precisini consigliamo di fare qualche bracciata a vuoto prima di partire per colmare il gap).

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Affidabile anche la misurazione del battito cardiaco: nonostante il monito di Apple, che ci avvisa delle eventuali interferenze causate dalla presenza dell’acqua, la sensazione (confortata anche da un veloce controllo a mano) è che il sistema di sensori situati sul retro della cassa del Watch 2 sia ben accordato sulle frequenze cardiache, soprattutto quando l’orologio è ben allacciato sul polso.

Apple Watch 2 Piscina 7

... e i contro
L’unico vero limite del Watch 2 sta nella natura stessa della misurazione del movimento, che per inciso si basa sugli spostamenti delle braccia rilevati dall’accelerometro integrato. Quando queste non si muovono, in pratica, il Watch ci considera fermi (anche se magari stiamo lavorando coi piedi). Tenetelo presente qualora vogliate allenare (solo) le gambe con le mani poggiate su un materassino.

Ci sarebbe piaciuto, poi, poter contare su un sistema per il rilevamento in automatico degli stop a bordo vasca. Per escludere i recuperi dal computo del tempo complessivo, dobbiamo agire manualmente, sbloccando l’orologio e mettendo in pausa la sessione, oppure (più comodo) schiacciando contemporaneamente i due tasti fisici dell'orologio sul fianco della cassa.

Apple Watch 2 Piscina


L'allenamento è servito
Una volta terminato l’allenamento, è possibile rivedere tutti i dati registrati dall’applicazione, sia da smartwatch che da iPhone. L’interfaccia dell’app telefonica ci pare in questo senso più godibile, se non altro perché ci permette di avere in un’unica schermata tutte le informazioni chiave: calorie bruciate, calorie totali, distanza (in metri), numero di vasche, tempo impiegato, battito cardiaco e media passo, una funzione quest’ultima che può essere esplosa nel dettaglio per visualizzare i passaggi ogni 100 metri. 

Apple Watch 2 Allenamento 2

La presenza del Gps (altra importante novità del Watch 2 rispetto al primo modello) ci consente inoltre di avere qualche dettaglio sul luogo dell’allenamento e sulle condizioni meteo al momento dell’attività, ma non la mappa del percorso (prevista invece per la modalità Nuoto in acque libere).

Come per le altre attività sportive incluse nell’app, inoltre, anche i dati registrati in piscina vengono aggiunti automaticamente al computo delle metriche totali dell’app Attività. Una buona notizia per chi segue devotamente la tabella degli obiettivi del Watch, con tanto di incoraggiamenti e traguardi.

Conclusioni
Il Watch 2 non farà di voi il nuovo Michael Phelps o la nuova Federica Pellegrini, ma sapere di avere al polso un orologio che fra le varie cose sa anche cavarsela in acqua è comunque confortante. A emergere sono soprattutto le doti di affidabilità del dispositivo, sia in termini di tenuta all'acqua, sia per quanto riguarda la sensibilità dei sensori deputati alla registrazione dei dati (cardiaci, di movimento, di posizione).

L'aggiornamento dell'app Allenamento ci consegna una nuova modalità (Nuoto indoor) che, pur senza brillare per numero e qualità di funzioni, ha tutto quello che serve per un monitoraggio base delle performance. Chi volesse di più (o dell'altro) può sempre frugare fra le applicazioni di terze parti contenunte nell'App Store, fonte ineasauribile di programmi alternativi, spesso più convincenti anche di quelli partoriti dalla stessa Apple.

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