Il mercato dei tablet è in sofferenza, già da qualche tempo. Arrancano un po’ tutti i produttori, persino quelli che altrove fanno sfracelli. Il problema non sta tanto nell’utilità del mezzo, ma nel ricambio generazionale: quasi tutti ormai hanno in casa un dispositivo da 8 o 10 pollici, in pochi, però, sentono il bisogno di rimpiazzarlo con un nuovo modello.

E insomma, i produttori hanno capito che si può e si deve fare di più, che se davvero il tablet avrà un futuro dovrà necessariamente affrancarsi dall’idea di essere uno smartphone con gli anabolizzanti, offrendo funzioni uniche, possibilmente sbalorditive. Più o meno quello che si propone di fare Apple con il suo iPad Pro, un tablet che non è solo il più grande di sempre, ma anche il più evoluto, e - naturalmente - il più costoso.

Dopo averlo provato per qualche settimana vi raccontiamo le nostre impressioni.

Più grande, senza essere ingombrante
Cominciamo da ciò che si nota di più, le dimensioni. Il nuovo iPad Pro - l’avrete capito - è un iPad di taglia XXL. La misura di riferimento è quella dei 12,9 pollici di diagonale, ammesso che abbiate un’idea di cosa sia una diagonale e soprattutto quanto valga un pollice. Per facilitarvi il compito ho voluto confrontare le dimensioni del tablet con alcuni oggetti di largo consumo.

 

Eccezion fatta per l'aspetto un po' esuberante, siamo comunque di fronte a un iPad come tutti gli altri: la linea è quella pulita e tagliente dell’ultimo iPad Air, l’unica vera differenza è rappresentata dai tre connettori situati sul fianco del dispositivo, utilizzabili per l’attacco a una tastiera magnetica.

Si può scegliere fra quella creata ad hoc da Apple (Smart Keyboard, 179 euro) e tutte le varie unità sviluppate da terze parti (ad esempio l’ottima Create di Logitech); a cambiare è il peso, la conformazione dei tasti, l'eventuale retroilluminazione; tutte, in ogni caso, garantiscono l'aggancio a prova di bomba (o, meglio, di gravità) e l'indipendenza da qualsiasi protocollo di comunicazione (Bluetooth) e dai caricabatterie: la tastiera riceve il segnale e l'energia necessaria per funzionare direttamente dal tablet, grazie a suddetti connettori. 

ipad pro tastiera dock

La tastiera dock non ha bisogno del Bluetooth – Credits: Apple Event

La lievitazione del tablet, va detto, non si traduce in uno peggioramento della qualità dello schermo. Apple, per l’occasione, ha portato la risoluzione del display a 2.732 x 2048 pixel, per un totale di 264 pixel per indice (PPI). A conti fatti si tratta del miglior schermo mai partorito da Cupertino dopo quello dell’iMac 5K.

La stazza esagerata non influisce troppo nemmeno sulla maneggevolezza del dispositivo: lo spessore ridotto (6,9 millimetri) ma soprattutto il peso contenuto (poco più di 700 grammi, più o meno la tara del primo iPad) fanno dell'ultimogenito di Apple un oggetto comunque portatile. Nella mia borsa di lavoro, una Leitz a tracolla, l’iPad Pro sta tranquillamente adagiato nel vano destinato all'ultrabook da 13 pollici.

Un sostituto del notebook? Non fino a quando ci sarà iOS
Il fatto è che l’iPad Pro non può sostituire un computer portatile, almeno nelle funzionalità. Nonostante gli sforzi fatti da Apple per mettere iOS nelle condizioni di lavorare in multitasking (le funzioni Split View e Slide Over sono un'autentica manna) e la possibilità di corredare il dispositivo con un tastiera fisica, l’iPad resta comunque un tablet.

Questione di applicazioni: fin quando si tratta di navigare su Internet, prendere appunti, fare videoediting su iMovie è un conto, ma quando ci sono di mezzo programmi più specifici e impegnativi (CRM, Photoshop, Adobe Premier) il computer portatile resta di un’altra pasta.

E allora, per quale motivo dovremmo cambiare il vecchio iPad per il nuovo, tenuto conto che stiamo pur sempre parlando di un dispositivo da circa 1000 euro? A mio modesto avviso, questo è un prodotto che ha un senso soprattutto quando si fa un uso intensivo delle applicazioni di iOS più complesse, sia in termini di gerstione degli spazi, sia per ciò che riguarda capacità di elaborazione e grafica.

Innanzitutto perché è molto potente: il chipset Apple A9X riesce a gestire 3 o 4 processi video in 4k in simultanea su iMovie, e non è poco. In secondo luogo - ca va sans dire - perché qui c'è un display grande come una casa: la visuale (quella sì!) è pari a quella di un bel PC da 13 pollici, il che significa possibilità di gestire layout complessi, senza compromessi. Qui di seguito vi mostriamo come appare un foglio di lavoro di iMovie nella sua versione ottimizzata per iPad Pro. 

iPad Pro iMovie

Ottimo come televisore da asporto
Ci sono poi almeno altri due motivi che fanno di questo tablet un alternativa più gustosa, oltre che più grande, rispetto all’iPad tradizionale. Il primo riguarda la possibilità di utilizzare iPad Pro come una vera e propria Tv portatile.

Lo schermo grande aiuta, certo, ma non è solo quello. A migliorare l’esperienza audiovisiva ci pensano anche i quattro altoparlanti integrati, potenti come si conviene a un dispositivo di questa metratura, ma soprattutto dinamici: significa, banalmente, che ruotando il tablet dalla posizione verticale a quella orizzontale la filodiffusione si aggiusta in modo automatico per essere più avvolgente.

Sembrano piccolezze da nerd ma non lo sono. Le differenze sul piano della resa sonora si notano eccome, anche per un orecchio non particolarmente allentato.

Netflix

Netflix

Apple Pencil (ovvero: come trasformare un tablet in un foglio da disegno)
Il secondo motivo ha a che fare con uno degli accessori esclusivi messi a disposizione da Apple: Pencil. La matita intelligente di Apple, acquistabile separatamente al costo di 109 euro, è ciò che consente all’iPad Pro di trasformarsi in una vera e propria tavola da disegno.

Il vantaggio rispetto a tutti i vari pennini digitali presenti in commercio sta qui nella simbiosi che si viene a creare con lo schermo del tablet. In pratica: quando l’iPad Pro rileva Apple Pencil, ne scansione il tratto con un frequenza elevatissimo (circa 240 volte al secondo, spiega Apple) e ciò si traduce in un tempo di risposta rapidissimo, in gergo si chiama latenza.

Apple Pencil

Apple Pencil si ricarica attraverso l'apposito connettore Lighting situato sull'estremità superiore della "matita". 15 secondi di ricarica garantiscono 30 minuti di autonomia – Credits: Apple

L’iPad Pro, inoltre, rileva l’inclinazione della punta della matita il che ci porta a utilizzare Apple Pencil come fosse un carboncino, una buona notizia per chi ama la tecnica a tratti sfumati.

Qui di seguito una serie di disegni dimostrativi realizzati dagli “ambassador” di Apple utilizzando alcune applicazioni di iOS già ottimizzate per iPad Pro [clicca nell'angolo in alto a destra per ingrandire].

 

Questo, invece, è un disegno fatto da me (che non sono un disegnatore) utilizzando Apple Pencil a mo' di pennino e di matita. Tempo impiegato: una ventina di minuti circa.

iPad Pro Sirenetta

– Credits: Roberto Catania

Conclusioni
L’iPad Pro è - fuori di dubbio - un tablet diverso da tutto ciò che abbiamo visto finora, anche in casa Apple: più grande, certo, ma anche più potente e più versatile. Ma non si può definire una vera alternativa al notebook. Colpa di un sistema operativo (iOS) che pur nelle sue evoluzioni rimane ancora figlio dell'iPhone.

Il prezzo, poi, non è certo incoraggiante. Si va dai 919 euro per la versione base (32 GB con Wi-Fi) per arrivare fino ai 1249 euro di quella più completa (128 GB con Wi-Fi e connessione cellulare), senza contare gli accessori, che vengono venduti a parte: 109 euro per Apple Pencil, 179 euro per la Smart keyboard. Facendo le somme si arriva a un totale di 1537 euro per la configurazione completa, in pratica più di un MacBook Pro nella sua versione base.

È evidente, insomma: questo non è proprio il genere di dispositivo destinato alle famiglie o a quanti sono alla ricerca del primo tablet (per questi utenti gli iPad tradizionali vanno più che bene). No, la dimensione naturale del tablet professionale di Apple sta altrove: nelle agenzie di design, ad esempio, ma anche negli uffici tecnici, negli studi di architettura, in parole povere di tutti quegli ambienti “creativi” nei quali il digitale sta cambiando il modo di lavorare.

Sarà interessante capire se e come Apple farà evolvere il progetto: se continuerà a bussare alle porte di alcune specifiche categorie di professionisti o proverà ad allargare il cerchio verso altri utenti. Tutto, come detto, dipenderà dal software o - meglio - dalla possibilità di trovare una convergenza reale fra iOS e Mac OS. Che questo si traduca in un sistema operativo unico (come Windows 10 per Microsoft) o in una piattaforma ibrida poco importa. Sarà comunque una scelta coraggiosa.

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