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Sicurezza

Xbox One e PS4: ecco gli hacker che hanno rovinato il vostro Natale

Si chiamano Lizard Squad e hanno bloccato Xbox Live e PlayStation Network. Il loro obiettivo? “Mostrare a Microsoft e Sony la loro incompetenza”

Hanno scelto il 25 dicembre per far conoscere al mondo intero il loro nome. È il giorno in cui i bambini, grandi e piccoli, spacchettano i loro regali, anche quelli di nuova generazione come la Xbox One e la PS4. Immaginate la scena: un’ora, o giù di lì, per istallare il primo gioco, attivare l’abbonamento ai servizi multiplayer e poi finalmente impugnare il gamepad. Ma qualcosa va storto, i server non caricano, schermate e finestre di gioco restano offline, tanto che viene il dubbio che il sistema abbia realmente accettato il seriale per attivare l’abbonamento (Live Gold per Xbox One, PlayStation Plus per PS4).

Qualche ora dopo la notizia, che giunge anche un po’ a consolazione del fatto che il problema non dipende a noi: le piattaforme Xbox Live e PlayStation Network (PSN) sono state hackerate e rese inaccessibili. La colpa è del team Lizard Squad, già tristemente conosciuto per un attacco simile all’inizio del 2014 ai danni del PSN e della casa editrice di videogiochi Blizzard che produce e gestisce i server di World of Warcraft, gioco di ruolo multimilionario basato esclusivamente sull’online.

Cosa è successo

Intervistati da alcune testate, tra cui The Daily Dot, gli hacker hanno spiegato le ragioni dell’incursione che ha fatto arrabbiare tutti i videogiocatori natalizi. “Microsoft e Sony sono in ritardo – spiegano – letteralmente scimmie dietro ai computer”. Ad esporsi è Vinnie Omari, uno pseudonimo utilizzato da un membro del gruppo che ha descritto in breve ciò che egli stesso definisce l’attacco DDoS più grande della storia. Secondo quanto raccontano i media che lo hanno intervistato, il ragazzo avrebbe 22 anni e dopo un classico pranzo natalizio con la famiglia si sarebbe seduto al computer e avrebbe dato inizio all’attacco contro Xbox Live e PSN. Un modus operandi fin troppo semplice e non adatto a spiegare un’azione del genere contro due multinazionali del calibro di Microsoft e Sony. In realtà il DDoS generato dal Lizard Squad è la diretta conseguenza di mesi di studio e analisi e di molti tentativi. È plausibile che dopo quel pranzo di Natale Omari si sia diretto con i suoi amici in una stanza dove erano presenti almeno 4 o 5 computer da cui attivare l’attacco che ha coinvolto altre centinaia di PC che, inconsapevolmente o meno, hanno causato il blocco e la messa offline dei server. 

L’intervento di Kim Dotcom

L’azione di hacking ha funzionato: nessuno al mondo è riuscito a connettersi ai server tra il 25 e il 26 dicembre con evidenti incazzature e rispolvero di tombola e ramino. A salvare la patria ci ha pensato il paffutto Kim Dotcom, fondatore di Mega, sito di condivisione file e successore di Megaupload. Stando ad uno scambio di battute tramite Twitter, Kim ha offerto ai ragazzi 3000 voucher premium per il servizio MegaPrivacy, del valore totale di 300.000 dollari, in cambio di una tregua contro le piattaforme multiplayer. I Lizard Squad hanno prima accettato e intascato l’offerta, poi hanno ripreso l’attacco reclamando retweet e followers su Twitter per fermarlo di nuovo.

La beffa

Insomma una beffa senza fine e una sconfitta per tutti. In primis per Microsoft e Sony che non sono riusciti a rimettere in piedi i rispettivi servizi tenendo testa agli hacker; poi per Kim Dotcom il cui sogno di voler diventare un supereroe per i giovani videoludici si è scontrato con il cinismo dei criminali informatici che, almeno per il momento, sono la prova più evidente di quanto a volte il crimine sul web non paghi: i 15.000 dollari guadagnati dalla vendita dei primi voucher ne sono la prova più evidente.  

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