Sicurezza

Così Edward Snowden è diventato un robot

Per fuggire agli Stati Uniti la gola profonda del Datagate usa la telepresenza, girando il mondo e partecipando a convegni ed eventi. Ecco come fa

Una schermata della partecipazione dello "Snowdenbot" al TED 2014 – Credits: YouTube.com

Negli USA lo chiamano “whistleblower” ovvero colui che “soffia nel fischietto”, che spiffera quello che sa, insomma un informatore d’alto rango. Eppure proprio gli USA non hanno ancora capito bene cosa farne di Edward Snowden dopo che, giusto un anno fa, ha contribuito a svelare le macchinazioni della National Security Agency per spiare mezzo mondo.

Da quando ha trovato asilo politico in Russia Snowden si è visto solo in videochat, prima alla SXSW in Texas poi sulle tv nazionali fino al TED 2014. Ovunque sia “andato”, Snowden si è mostrato in telepresenza, utilizzando la silhouette del robot Beam Pro.

La tecnologia con cui il robot riesce a riprodurre il faccione di Snowden in qualsiasi parte del mondo è il risultato di anni di studio e analisi delle connessioni wireless e di come poter dotare una macchina di un’autonomia necessaria per trasmettere messaggi audio e video in tempo reale, senza il bisogno di essere connessa ad una presa di corrente. Una possibilità resa concreata dallo sviluppo di Beam Pro, una serie di schermo robotici in grado di migliorarsi notevolmente anno dopo anno, grazie al lavoro della Suitable Technologies, azienda che sviluppa e distribuisce il robot ad aziende e privati.

Ed è proprio grazie alla sua presenza robotica che Edward Snowden, come riporta Wired , ha viaggiato in giro per il mondo raccontando la sua storia ad un vasto pubblico di spettatori, senza mai lasciare il luogo del suo esilio politico. Da un computer accesso a Mosca, il ragazzo può comandare il display di Beam Pro e le ruote di cui è dotato per spostarsi all’interno del palco, di una stanza o di un qualsiasi luogo dove si trova in telepresenza. Basta cliccare sulle frecce della tastiera per far muovere il robot con una velocità di 3 km/h.

Secondo i media internazionali, questo sistema può essere la prima via d’uscita di gole profonde, informatori e talpe verso la diffusione del loro sapere, senza paura che venga mostrato dove realmente si trovano. Scappatoia che non andrà di certo giù al governo degli Stati Uniti che, grazie all’Espionage Act , non aspetta altro che Snowden metta piede fuori dal territorio russo per deportarlo, ed eventualmente giudicarlo, in patria. “Penso sia una profonda risposta all’esilio – ha detto a Wired Ben Wizner, avvocato della ACLU – American Civil Liberties Union, una delle associazioni che ha subito appoggiato l’operato del giovane whistleblower.

Di certo tutto l’apparato non è per nulla economico. Servono almeno 16 mila dollari per portarsi a casa il modello di base che con una singola ricarica può andare avanti e dietro per ben otto ore. Dopo questo lasso di tempo la macchina deve essere messa in carica, su una struttura che costa circa 950 dollari. Il “Snowdenbot”, come lo chiamano i membri del team di ACLU, fa occasionalmente visita agli uffici dell’associazione per discutere di privacy, diritti digitali e per organizzare incontri.

“Un giorno ero al telefono. Quando finì di parlare vidi il robot sgattaiolare nell’ufficio dell’avvocato Jameel Jaffer. Trovai i due (uno in carne ed ossa l’altro in telepresenza ndr.) discutere della sezione 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA). È stato strano, ma anche sbalorditivo” – ha sentenziato Wizner. Senza entrare nel merito di teorie filosofeggianti sul post-umano o di quanto sia etico che una persona veda, senta e parli attraverso un robot, è chiaro che la telepresenza per Snowden è l’unico modo per non impazzire e restare attaccato al mondo reale. Seppur avvenga tutto tramite una macchina è il momento più umano che possa vivere, da un anno a questa parte. 

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