Sicurezza

Perdita dati, a sei utenti su dieci il backup non ha evitato il peggio

I risultati di una ricerca di Kroll Ontrack, che dimostra quanto sia comune smarrire le informazioni di bit  

Oltre al danno, una grossa e inaspettata beffa. Già di per sé è spiacevole, a volte quasi tragico, perdere di colpo documenti, foto o filmati memorizzati su un computer, ma se l’eventualità si verifica quando c’è stato un tentativo di limitare i danni, quando si è provveduto a effettuare un backup dei dati, allora l’amarezza raddoppia.

Eppure l’ipotesi non è così remota, anzi è comunissima stando a quanto rivelato da una ricerca condotta da Kroll Ontrack su 600 clienti di Nord America, Europa e Asia Pacifica e che Panorama.it è in grado di anticipare. Nel 60 per cento dei casi, nonostante gli utenti fossero provvisti di una soluzione ad hoc, qualcosa è andato storto: il backup non ha funzionato o non era aggiornato e dunque almeno una porzione di informazioni è andata perduta per sempre.

Note simili, anzi complessivamente più stonate in Italia, dove il 34 per cento degli intervistati non aveva una soluzione di backup attiva, mentre nel 43 per cento, nonostante ci fosse, non ha funzionato o non era aggiornata. Insomma, dati in fumo in quasi otto casi su 10. Ciò perché, sempre restando nel nostro Paese, solo il 37 per cento degli utenti esegue il backup su base quotidiana, il 21 per cento lo fa su base settimanale, il 15 su base mensile, il 5 su annuale. Significa che dal momento dell’ultimo salvataggio di una copia delle proprie informazioni – nel 50 per cento dei casi su hard disk esterni, nel 7 per cento sul cloud, nel 4 per cento su chiavette Usb e nel 12 per centro su nastro – c’è sempre un intervallo temporale in cui qualcosa rischia di andare perduto. Eventualità che puntualmente si verifica.

La ricerca fornisce anche altre indicazioni utili: tra coloro che in Italia non utilizzano una soluzione di backup ma che hanno sperimentato una perdita di dati, il 13 per cento ha intenzione di affidarsi in futuro a soluzioni del genere; chi non lo ha fatto, nel 9 per cento dei casi è stato per mancanza di tempo, nel 5 per cento per il costo della soluzione di backup, nel 2 per cento per la convinzione, chiaramente erronea, che i propri dati siano al sicuro anche senza backup.

«Affidarsi a una soluzione di backup è fondamentale per qualsiasi azienda o utente privato che vuole proteggersi contro la perdita di dati», ribadisce infatti Paolo Salin, country director italiano di Kroll Ontrack, azienda leader nell’offerta di soluzioni e servizi di recupero e cancellazione sicura dei dati. «Tuttavia», aggiunge Salin, «come dimostrano i risultati della nostra recente ricerca, anche una buona soluzione cloud o un supporto di memoria esterno non sempre forniscono risultati prevedibili. Una soluzione di backup efficace dipende dall’utente o dall’amministratore IT che deve verificare con attenzione che la soluzione funzioni come previsto e accertarsi che il backup sia completo».

Insomma, occorre fare attenzione, magari sfruttando occasioni ad hoc come il «World Backup Day» organizzato per il prossimo 31 marzo. Una sorta di giornata mondiale sul tema come ce ne possono essere per la cura dei denti e degli occhi, che invita per una volta a fare non tanto attenzione al proprio corpo, ma a quella che è un’appendice virtuale della propria esistenza, al patrimonio della propria vita digitale.

In fondo le regole auree per un backup di successo sono poche e molto semplici. Queste: «Prenditi il tempo per investire in una soluzione di backup e imposta una pianificazione»; «assicurati che il backup stia funzionando regolarmente secondo il programma stabilito»; «verifica il report del backup per individuare errori o problemi»; «effettua un test dei backup regolarmente per assicurarti che i dati siano stati accuratamente acquisiti e che i file siano integri». L’ultima, non scritta ma piena di senso: se è inutile piangere sul latte versato, ancora di più lo sarà sul bit perduto.

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