Sicurezza

Google protegge la privacy o ha ragione Microsoft?

Dopo Google Shopping la campagna Scroogled rivela le falle nel sistema di gestione di Gmail e invita a passare ad Outlook

Credits: brionv, Flickr

“Credi che Google badi alla tua privacy? Pensaci bene”. Così l’azienda di Redmond invita gli utenti ad abbandonare Gmail e passare a Outlook, la piattaforma email rinnovata di recente. Quelli di Microsoft fanno sul serio tanto che hanno messo a punto un sito internet pronto a sparare su Google e sui relativi servizi offerti alle persone. Su Scroogled.com parte una vera e propria campagna di comunicazione contro l’acerrimo rivale Google, reo di adoperare regole di privacy fin troppo labili. “Google sbircia dentro ogni messaggio Gmail inviato o ricevuto, cercando parole chiave che possano etichettare gli utenti per offrirli pubblicità su misura” – si legge sul sito – “Outlook è diverso e non spierà mai le tue email per venderti pubblicità”. Microsoft ha anche realizzato un video, pubblicato su YouTube , nel quale ironizza sull’eccessivo occhio spione di Google e avviato una petizione per chiedere a Google di smetterla di spiare le email per vendere pubblicità personalizzata. In realtà già un mese fa Microsoft aveva cominciato ad avvisare la concorrenza schierandosi contro i risultati di Google Shopping, evidentemente pilotati dalle esperienze di navigazione personale.

Secondo il New York Times, questa è solo la prima di una serie di mosse che Microsoft ha deciso di intraprendere per invogliare le persone ad iscriversi al servizio Outlook. Certo l’azienda di Redmond non ha nel suo curriculum campagne del genere, ma si sarà resa conto che bisogna battere il ferro finché è caldo, approfittando delle recenti (e mai spente) polemiche sulla gestione della privacy dell’ecosistema Google. La testata newyorchese fa un paragone tra Gmail e un prodotto fisico: “In quel caso si potrebbe immaginare l’azione di Microsoft come il voler mettere un adesivo sopra uno scatolo con scritto - Attenzione Google è pericolosa - ”.

Negli ultimi mesi Microsoft ha speso molto più tempo del previsto in attacchi contro il diretto avversario Google. Quando nel 2012 Mark Penn, ex consulente politico democratico e consigliere di Bill e Hillary Clinton, è entrato in Microsoft aveva il preciso obiettivo di aiutare l’azienda a trovare delle falle nell’armatura di Google, soprattutto sotto il piano della diffusione e targetizzazione pubblicitaria. L’altro lato della medaglia racconta che i sostenitori di Google si sono schierati decisamente contro Microsoft, i cui annunci vengono considerati di cattivo gusto, l’ultima risorsa di una società che oramai soccombe allo strapotere di Big G.

La privacy è un campo di battaglia universalmente condiviso da tutti i naviganti del web. Microsoft sostiene che i clienti Google non capiscono fino in fondo il modo in cui vengono utilizzati i loro dati personali: ricevi una mail da un amico per un viaggio a Londra e dopo un po’ cominciano ad apparire banner pubblicitari sul Big Ben e Carnaby Street. Qualcosa vorrà pur dire. Qualche tempo fa Stefan Weit, direttore senior dei servizi online di Microsoft, dichiarò come l’azienda avesse commissionato un sondaggio telefonico in cui il 70% degli intervistati affermò di non sapere che i principali servizi email scansionano i loro messaggi per mirare gli annunci e, quando alla fine lo vengono a sapere la pratica, circa l’88% se ne dice disgustato.

Secondo i membri di Redmond, Microsoft sarebbe una delle poche aziende con le necessarie risorse per analizzare il pubblico indipendentemente dall’utilizzo di servizi email. Finora il motivo principale di simili procedure da parte di Google era stato giustificato dalla stessa società di Mountain View come una necessità per mantenere i servizi offerti gratuiti: “La pubblicità è essenziale. Lavoriamo per fare in modo che gli annunci siano sicuri e non invadenti”. Non ci sarebbe una scansione manuale dei messaggi conservati dagli utenti ma il lavoro di un algoritmo automatico, simile a quello che sposta alcune email nella Posta Indesiderata. Questo determina quali annunci sono più indicati per ognuno. E’ evidente ancora una volta come i leader del settore considerino i dati degli utenti estremamente importanti. Ad un singolo account non è associato semplicemente un indirizzo email ma molto di più. Hobby, passioni, lavoro, amici, sono tutte informazioni preziose che costituiscono l’anima del web 2.0, ancora una volta la pubblicità.

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