Sicurezza

Cyberwar: il Pentagono addestra i militari e l’Italia non sta a guardare

La difesa USA espande il suo esercito informatico e noi ci prepariamo a formare il Cert nazionale

Il Pentagono è costantemente alla ricerca di persone da reclutare per la cyber-difesa. Credits: Fort Meade, Flickr

Che la prossima guerra si combatterà molto attraverso computer e milizie informatiche è un dato di fatto. I primi segnali si sono avuti già un paio di anni fa con il lancio e la successiva scoperta dei malware filo-governativi atti a spiare e trafugare le mosse del nemico. L’espansione di un esercito fatto di esperti informatici e hacker è obbligatoria per rimanere al passo con le recenti novità nel campo della cybersecurity. I più attivi in questo senso sono gli Stati Uniti, la nazione che più di ogni altro ha raccontato attraverso tutti i mezzi di comunicazione, l’ascesa di guerriglieri del fronte cibernetico, i soli in grado di salvaguardare la sicurezza del paese nel prossimo futuro. Seppur con le necessarie eccezioni si può guardare indietro per scorgere in certi film (o libri) d’autore alcuni segni premonitori di quello che stiamo vivendo. Dai libri di Asimov ai film di Ridley Scott, l’interazione uomo-macchina si fa sempre più evidente, portando alla luce nuovi scenari finora solo immaginati.

Una premessa che riesce a giustificare le mosse del Pentagono che si sta muovendo verso una grande espansione delle sue forze di difesa informatica. L’obiettivo è di contrastare la crescente minaccia di attacchi a reti informatiche nazionali, nonché quelle dirette a organi e istituzioni che operano a livello internazionale. L’espansione aumenterebbe il cosiddetto Defense Department’s Cyber Command dalle attuali 900 a circa 4 mila persone, una sfida formidabile per la crescita di un numero qualificato di persone a difesa della nazione. Un funzionario del Pentagono ha rivelato al New York Times che il Dipartimento della Difesa “è costantemente alla ricerca di persone da reclutare, formare e adattare al mondo della sicurezza digitale”.

Nell’ambito della sicurezza nazionale pare che il Pentagono stia progettando tre diverse divisioni del Cyber Command: le “forze di missione nazionale” per proteggere i computer e i sistemi che supportano infrastrutture critiche e centrali di energia, “forze di combattimento” per pianificare ed eseguire attacchi su specifici avversari e “forze di protezione cibernetica” per proteggere i sistemi computerizzati del Pentagono. La paura degli USA è che sia reale la minaccia di una Pearl Harbor cibernetica, un paese che potrebbe essere preso alla sprovvista in qualunque momento, rischiando un black-out energetico (avete presente la nuova serie TV Revolution?).

La buona notizia è che anche l’Italia si sta dotando di un preciso piano di sicurezza cibernetica. La settimana scorsa il Predidente Monti ha infatti firmato il decreto per la formazione di un Cert italiano per la difesa del cyberspazio nazionale, sia di dominio pubblico che privato. L’organizzazione lavorerà assieme alle gemelle internazionali, cioè i Cert dei singoli stati europei aderenti all’iniziativa. Anche in questo caso non è prevista la formazione di un singolo soggetto, ma la collaborazione con organi capaci di agire in specifiche situazioni. Una mano arriverà dal Comitato Interministeriale per la sicurezza della Repubblica, dal Nucleo per la Sicurezza Cibernetica presieduto dal Consigliere Militare del Presidente del Consiglio e dal Tavolo Interministeriale di Crisi Cibernetica che avrà il compito di fronteggiare e gestire particolare momenti di crisi.

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