Sicurezza

La Polizia italiana ha davvero arrestato gli Anonymous?

Fermi e perquisizioni in tutto il paese per guadagni illeciti sulle azioni degli hacker- Arrivano le prime informazioni sull'identità degli arrestati. Intanto Anonymous ufficiale si smarca

Credits: Un ragazzo chiamato Bi, Flickr

UPDATE ore 15.30

In attesa di ricevere comunicazioni dalla conferenza tenuta dalla Polizia Postale in Rete cominciano a diffondersi le prime informazioni sugli arresti. Si tratterebbe di G.P. di 34 anni di Lecce, L.L. di 20 anni originario della provincia di Bologna, S.L. di 28 anni della provincia di Venezia e J.R. 25enne della provincia di Torino. Poco fa è arrivata la smentita ufficiale di Anonymous attraverso il blog ufficiale italiano : "Le persone arrestate utilizzavano il nome di Anonymous per attaccare siti privi di colpa, lo facevano solo per il piacere personale del mostrare al mondo di essere in grado di hackerare siti a caso. Questo si distacca completamente dall'ideale di Anonymous". Intanto su Twitter è scattato l'hashtag #freeanon  attraverso cui gli iscritti al social network fanno sentire il loro appoggio agli hacker arrestati, seppur non appartenenti ai più rinomati anonimi.

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Non puoi gridare al tutto il mondo le tue azioni #TangoDown e non aspettarti che prima o poi succeda a te. Eppure gli Anonymous, alla notizia del fermo di alcuni (presunti) membri con un’operazione del Cnaipic (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche), avranno storto il naso. La Procura di Roma, che coordina le indagini, ha infatti scelto di chiamare l’operazione Tango Down, questa volta senza hashtag, ma dal richiamo assolutamente a effetto e che sa di beffa.

Sono quattro gli attivisti fermati e contro i quali sono state avviate procedure cautelari (arresti domiciliari), mentre per altri dieci sono scattate le perquisizioni su computer  e sistemi informatici per verificare quanto, e come, siano coinvolti nelle violazioni imputate. I membri di Anonymous coinvolti, dislocati tra Venezia, Bologna, Roma, Torino, Lecce e Ancona, farebbero parte della cellula nazionale che da anni combatte per la causa degli attivisti digitali. In particolare i quattro arrestati sarebbero a capo delle operazioni di violazione che negli ultimi mesi hanno visto cadere, uno dopo l’altro, il sito del Ministero dell’Interno, della Difesa, dell’Arma dei Carabinieri, del Vaticano e del Parlamento.

I motivi dell’arresto andrebbero oltre le semplici procedure di sabotaggio. Secondo l’Ansa : “I quattro arrestati facevano parte del movimento di Anonymus anche se ne sfruttavano il logo per interessi personali”. Il dubbio sorge quindi sulla tanto acclamata “eticità” del gruppo; dietro alle violazioni potrebbero esserci attività atte a monetizzare i down effettuati ai siti. La Polizia Postale terrà, si presume assieme ad esponenti del Cnaipic e della Procura di Roma, una conferenza stampa alle 11.30 presso l'Ufficio Relazioni Esterne e Cerimoniale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza in Piazza del Viminale a Roma  dalla quale si aspettano maggiori informazioni sugli arresti.

Non è la prima volta che un organismo italiano ferisce il gruppo di hacker più conosciuto al mondo. A luglio del 2011 la Polizia informatica italiana, proprio aiutata dal Cnaipic, dispose la perquisizione di strumenti informatici in Italia e Svizzera, all'interno di un’operazione di denuncia che portò all'arresto di “Phre” definito dalla stessa Polizia Postale la mente della compagine italiana degli hacker. Come rivalsa, gli Anonymous attaccarono qualche giorno dopo i server del Centro Nazionale, portandone via materiale informativo e file sensibili.  

 
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