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Samsung, Google e il Chromebook da 249 dollari. Stavolta avrà successo?

La prima versione ha fatto registrare dati di vendita deludenti. L'azienda coreana e Mountain View ci riprovano con un modello dal prezzo aggressivo e con una versione del sistema operativo che strizza l'occhio alla concorrenza. Una strategia che, in qualche modo, ricorda quella di Amazon con il suo tablet Kindle Fire

Era più o meno la fine di giugno dello scorso anno. Con un evento organizzato a Londra, Samsung e Google presentavano anche sul mercato europeo il loro Chromebook, nuovo concetto di computer portatile in cui tutto, ogni singola operazione, passava dal browser. Accensione velocissima e, soprattutto, un ribaltamento della user experience tradizionale, con un forte accento sull’universo cloud: documenti, file, immagini, tutto o quasi risiede nel web e si gestisce on line. Di riflesso, senza una connessione a internet, il dispositivo è abbastanza inservibile. Prezzo di lancio aggressivo, 399 euro nella versione soltanto Wi-Fi e 449 euro per quella con il modulo 3G, e tanta voglia di mangiarsi il mondo, di imporre un nuovo paradigma.

Pochi mesi dopo, a novembre inoltrato, arrivano i primi dati. Deludenti. Samsung e Acer, altra azienda a commercializzare il Chromebook, hanno venduto sì e no 30 mila pezzi. Un numero veramente ridotto rispetto alle performance dei pc tradizionali o, includendo nel paragone fasce di prezzo più elevate, dei MacBook della Apple. Colpa probabilmente di un concetto difficile da recepire, delle reticenze degli utenti ad abbandonare un universo conosciuto per addentrarsi in un sentiero inesplorato. Che, a onor del vero, è davvero semplice e intuitivo, ma richiede un salto mentale non indifferente, non si sposa con la pigrizia digitale.

La notizia, ora, è che Samsung e Google ci riprovano. È stato appena annunciato un nuovo Chromebook con uno schermo da 11,6 pollici, 16 gigabyte di memoria interna, 2 giga di ram, Bluetooth e la possibilità di aumentare la capacità di salvataggio dati tramite una scheda di memoria esterna. In più di serie ecco due porte Usb e un’altra per l’HDMI. Il tutto in un peso di 1,13 chilogrammi. Colore grigio metallizzato, che strizza l’occhio al MacBook Air e autonomia della batteria di 6,5 ore. Per carità, niente di clamoroso, caratteristiche analoghe si trovano agevolmente in giro, senza parlare dell’agguerrita concorrenza dei nuovi ibridi tra tablet e notebook. Il fattore sorpresa è allora un altro, la leva del marketing per eccellenza: il prezzo. Si parla di 329 dollari (circa 250 euro) per il modello 3G e 249 dollari (nemmeno 200 euro) per quello soltanto con il Wi-Fi.

Ora, siamo di fronte a cifre ancora più aggressive, anzi quasi clamorose rispetto al passato. Soprattutto per un prodotto che, prendendo questa affermazione con tutte le cautele del caso, va a fare concorrenza al segmento degli Ultrabook . Dispositivi che della leggerezza, dello spessore ridotto, della portabilità fanno il loro punto di forza. Ma che puntano su prestazioni e finiture di primo livello, che li fanno costare un bel po’. In alcuni casi più di mille euro. E però chi non vuole l’alluminio all’ultimo grido, chi si fa poco delle casse degne di un deejay e altri elementi di pregio, potrebbe essere spinto a farci un pensierino. Così come chi cerca una macchina entry level e non vuole spendere tanto. Se in Italia i prezzi saranno confermati, naturalmente.

A voler ragionarci su, Google e Samsung stanno facendo con queste macchine qualcosa di analogo a quanto ha fatto Amazon con il suo Kindle Fire. Che non è l’iPad , ma potrebbe spalancare il mondo dei tablet a chi non lo conosce ancora. E che, di nuovo, fa del prezzo (assieme alla varietà dei contenuti, certo) un’attrattiva non di poco conto. Sul Chromebook bisogna aggiungere un tassello in più: Chrome Os, il sistema operativo di Mountain View, non è Windows e non è OS X (così come Amazon usa una variante di Android). È un universo a sé in cui bisogna decidere di tuffarsi e provare a dargli fiducia. Vero è che, ed è un punto cruciale, Google sta un po’ correggendo il tiro rispetto al passato. Già ad aprile era stata passata agli sviluppatori l’idea di creare delle caratteristiche estetiche e di funzionalità che ricordassero gli altri sistemi operativi, a partire da quello di casa Microsoft. Un desktop con delle icone, tanto per dire, non era più un tabù. E peraltro nelle ultime release è migliorato il supporto a Windows 8 e a Mountain Lion, a ulteriore riprova dell’atteggiamento di generale apertura che si respira. Basterà a far ingranare la marcia al nuovo Chromebook? Agli utenti, come sempre, l’ardua sentenza.

Twitter: @marmorello

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